Doppia? Solo l’ipocrisia di talune figure istituzionali!

di asterisco

Ben diversa dalla doppia tristizia di cui ci parla il Sommo Poeta e dalla quale siamo presi con forza, nel voler dare credito ad alcune notizie legate a un recente fatto di cronaca. In merito alla tragica sparatoria di Rogoredo e le successive, immediate, contraddittorie e incontrollate dichiarazioni di personaggi della compagine governativa, non poteva mancare una perla, nella semantica parolaia, da parte della seconda carica dello stato nel citare il suo antesignano esperto navigatore in doppio… petto che immaginava non una pena di morte, ma una doppia, in perfetta coerenza con la sua dialettica oratoria.

Alla luce poi dell’inconscia, ormai al terzo anno, bramosia di rivalse ed espansionistiche egemonie di un miscuglio di frange di una destra retriva e a tratti con pretese incostituzionali, in particolare nel servizio pubblico radiotelevisivo e con buona pace del merito mai così tanto sbandierato, non possiamo sottacere un dubbio legittimo. Il clamoroso refuso della doppia lettera p invece della doppia b nella parola “repubblica” sembra sia stato fatto secondo quell’identica teoria del doppio, che bisogna dire ha molte volte contraddistinto la classe politica nostrana. Una ghiotta occasione da non perdere in una manifestazione nazionalpopolare come il festival della canzone italiana a Sanremo.

Senza alcuna remora, ottima ed eloquente l’intervista all’ultracentenaria nonnina che aveva partecipato allo storico referendum del giugno 1946 che sanciva la nascita della Repubblica Italiana. La pratica del solerte clone baudiano di dare un colpo al cerchio e uno alla botte sembra però alquanto evidente, ma bisogna pur sempre riconoscere un  qualcuno che … getta il sasso e nasconde la mano! Non ci rimane che aver fiducia nella massima: historia magistra vitae, di un oratore però di tutt’altra levatura!