Decreto di sfiducia, decreto di nomina, insomma, decreto quindi sono

I travolgenti ed eroici accadimenti politici locali inducono a una rivisitazione del concetto di fiducia. O meglio ancora sulla aleatorietà dell’esistenza e dei sentimenti. E mi spiego: se stasera, diciamo alle diciannove, io maturo la convinzione che non posso avere più fiducia in te, come puoi riconquistarmi il cuore in meno di 24 ore? Quindi venendo all’episodio:

Ipotesi A): il trio della defenestrazione lampo si presenta nella stanza del sindaco bussando coi piedi perché, ognuno, come i Re Magi, ha in mano un dono. Non saranno oro, incenso e mirra, ma perbacco il Sindaco non è Gesù. Diciamo che sono fiori, cioccolatini e un bel romanzo, tiè. Il Sindaco apre la porta, scorge appena i tre volti dietro l’omaggio floreale, si commuove e capisce che ebbene sì, può ancora avere fiducia. Come Rockerduck che si mangiava il cappello, lui si mangia il decreto fresco fresco di ieri e lo butta giù con un sorso di acqua gasata offertagli dal fido Rocco.

Ipotesi B): a Roma, di fronte a un cacio e pepe dall’aspetto glicemicamente lussurioso, i massimi dirigenti del Carroccio convincono il Sindaco sul principio cardine della politica leghista, il classico “volemose bene”, ormai tradotto anche in romanesco perché, vivaddio, Roma non è più ladrona, anche perché se lo si usa per uno come Draghi, il principio, dico, figuriamoci se non lo si può usare nei confronti dei tre moschettieri destinatari del decreto.

Ipotesi C): al Sindaco ieri l’altro facevano un male cane i calli e quindi la sua è stata una reazione esagerata e non voluta.

Ipotesi D): le parti hanno deciso di trattare e di accordarsi con una manciata di deleghe in più, del tipo il principio ha un prezzo e se non è esagerato, si può fare. Si poteva fare prima? Bah, e chi potrà saperlo mai?

Ipotesi E): è stato tutto un gioco, fesso chi ci ha creduto.

Qualunque ipotesi si scelga la verità è che qui si vola alto, molto alto, dove osano solo le aquile e pochi altri, del tipo i nostri politici.

E ora andiamo a farci una bella mangiata tutti assieme, di nuovo d’amore e d’accordo.

Sindaco, verso?

Versa, versa, caro assessore, facciamo un bel brindisi.

Alla salute!

Prosit!

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Luciano Petrullo
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