Dai domiciliari al carcere di Potenza. Protagonisti due imprenditori accusati di aver sotratto fondi dalle casse di 4 Comuni

Si sono registrati ulteriori sviluppi nell’operazione “CASHBACK” eseguita lo scorso 22 gennaio, che portò all’applicazione  di misure cautelari di ordinanza applicativa di misure cautelari personali e reali nei confronti di quattro soggetti: CRISTOFARO Donato e MECCA Antonio, associati presso la locale Casa Circondariale e LAROTONDA Gianvito e SANTORO Gianluca posti agli arresti domiciliari, in relazione a plurimi episodi di peculato ai danni dei Comuni di Ripacandida, Oppido Lucano, Genzano di Lucania e Cancellara. In particolare, a seguito di ulteriori indagini coordinate dalla Procura di Potenza e svolte dalla GdF, Comando Provinciale  di Potenza  ed Aliquota  GdF della  sez. PG , è risultata aggravata la posizione di due degli indagati: gli imprenditori LAROTONDA Gianvito di Atella e SANTORO Gianluca di Ruvo del Monte, sulla base delle nuove evidenze investigative, già sottoposti alla misura degli arresti domiciliari, sono stati tradotti presso il carcere  di  Potenza.«In particolare – è scritto in una nota -, come emerso da un quadro indizio ritenuto grave dal Giudice delle indagini preliminari· di Potenza che ha disposto la misura della custodia in carcere su richiesta di questo Ufficio: LAROTONDA  disattendendo agli obblighi conseguenti al regime limitativo della libertà personale  cui  era  sottoposto,  che prevede,  tra  gli  altri, il divieto  di  comunicazioni  con soggetti  terzi  ad  esclusione   dei  propri  legali  e  dei  familiari  conviventi,  intratteneva numerose  conversazioni  telefoniche, in cui, peraltro,  si intratteneva  su   fatti attinenti. alle indagini in corso. Al contempo, provvedeva,  altresì, ad impartire istruzioni  e disposizioni sulla prosecuzione e gestione della sua attività imprenditoriale, prefigurando, già, una nuova veste giuridica da dare alla società coinvolte negli episodi delittuosi contestati, per ovviare alle problematiche conseguenti ad un’eventuale sentenza di condanna. SANTORO, non soltanto conversava con soggetti terzi, cercando di trovare anch’egli degli escamotage per garantirsi una continuità aziendale, dando in tal senso sia disposizioni per dirottare i pagamenti in arrivo verso nuovi conti ed evitare il sequestro, sia ipotizzando la creazione di una nuova società da intestare a un prestanome, ma millantava la possibilità di suoi familiari di “addomesticare” le indagini e riottenere velocemente quantomeno la libertà personale». Nel contempo, la Guardia di Finanza, su direttive della Procura, ha proseguito le investigazioni con una meticolosa ricostruzione delle movimentazioni finanziarie individuando ulteriori beni da sottoporre alla misura reale del sequestro preventivo per equivalente disposta nel medesimo procedimento penale, sequestrando disponibilita sui conti dei quattro indagati per oltre 1,2 milioni di euro.

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