Cronaca di un giorno nel quale non si capì niente

Alla Regione Basilicata i due assessori leghisti hanno presentato le dimissioni. Altrimenti detto la Lega ha ritirato gli assessori dalla giunta. Dato il precedente di Cupparo l’uscita dalla giunta fa sorridere, perché potrebbe trattarsi di dimissioni ombra, quelle che si rassegnano ma non si eseguono, in una raffinata distinzione fra pensiero e azione, laddove il pensiero opera mediaticamente e l’azione opera praticamente.

Ma l’idea è di quelle buone e merita approfondimenti e esperimenti. Oggi, proverò a dimettermi da peccatore, continuando a esserlo nella pratica. Se va tutto bene mi guadagno comunque il paradiso e nello stesso tempo potrò bestemmiare, rubare e desiderare la donna d’altri.

La vicenda assume, invero, toni politicamente serissimi: in ballo, infatti, ci sono le strategie di crescita della Regione, il dopo petrolio, ammesso che ci arriviamo vivi, la realizzazione della autostrada a 6 corsie Potenza – Mosca passando per Matera e la elettrificazione della linea ferroviaria Potenza – Matera, che, dal momento che non esiste, possiamo realizzarla ipoteticamente come vogliamo. C’è infatti chi propone, al posto dell’elettrificazione, una propulsione a ioni catabolizzanti, che sarà pur vero che non esistono, ma tanto che ci frega.

Scherzavo, suvvia.

In ballo ci sono le poltrone. La Lega, dopo l’ultimo mercato dei consiglieri conta sei unità e quindi pretende qualche poltrona in più. Sarà pure giusto, ma, visto il via vai, glieli assegnassero provvisoriamente, salvo revoca in caso di ulteriori trasferimenti. Una formula nuova, adatta ai tempi.

Visto dalla parte dei lucani, beh!, la cosa non sembra che meritare una certa dose di sgomento con lieve farcitura di indifferenza e contorno di pernacchia, che è poi l’atteggiamento assunto dalla maggioranza del popolo più ricco ma anche più povero dell’Italia Saudita (per via del petrolio).

Insomma un classico “ma chissenefraga” deflagra fra uno scuro nembo e una folata di vento gelido in questa algida giornata di febbraio.

In buona sintesi: i malumori della Lega non sono i nostri, chiunque occupi quelle poltrone il risultato sarà sempre uguale, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, ma quest’ultimo detto popolare più che la Lega riguarda l’Arpab, dove pare sia stato rinvenuta la persona più autolesionista dell’urbe terraqueo. Nell’ente deputato alla tutela ambientale il responsabile pare le abbia provate tutte, nel tempo, per cessare dall’incarico, ma finora si era trattato di fatti probabilmente opinabili, e quindi ha buttato sul tavolo un carico da novanta difficilmente battibile. Insomma alla fine ce l’ha fatta. Onore al merito.

Chi la dura la vince, nonevèro. E lui pare proprio aver finalmente vinto.

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Luciano Petrullo
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