Covid-19. «Importante vaccinare adolescenti e bambini»

In Canada e Stati Uniti è già realtà. In Europa si attende il via libera di EMA. Vaccinare contro Covid-19 adolescenti e bambini permetterà di dare un ulteriore “spallata” al virus. Perché anche se i più piccoli sono meno soggetti a sviluppare una malattia grave -rimane ancora da conoscere l’effetto di Sars-Cov-2 sul lungo periodo-, le fasce di età più giovani contribuiscono alla diffusione del virus. Nello sviluppo dei vaccini contro Covid-19, per una questione puramente di tempistiche e di osservazione degli effetti della pandemia, adolescenti, bambini e donne in gravidanza sono state le categorie escluse dalle sperimentazioni che hanno portato alla commercializzazione dei primi vaccini. Con il passare del tempo però ottenuti i dati di sicurezza ed efficacia nella popolazione adulta, anche queste categorie sono state finalmente inserite nei trial clinici. Sperimentazioni su cui oggi cominciano ad arrivare solidi risultati. Ed è proprio grazie a quanto ottenuto che Canada e Stati Uniti hanno dato il via libera alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech nella fascia di età tra i 12 e i 16 anni. Risultati, quelli ottenuti sugli adolescenti, che non lasciano spazio ad interpretazioni. Sperimentato su 2260 ragazzi tra i 12 e i 15 anni, nel gruppo placebo si sono registrati 18 casi di malattia sintomatica e zero tra quelli che avevano ricevuto il vaccino. Un risultato del tutto in linea in termini di efficacia con quanto registrato negli adulti. Stesso discorso per quanto riguarda gli effetti collaterali, del tutto simili per frequenza e sintomatologia con quelli registrati negli adulti. Ma nell’attesa che anche l’EMA possa dare il via libera, sono molte le sperimentazioni oggi in atto sia con Comirnaty sia con gli altri vaccini. L’obbiettivo è quello di riuscire ad averli disponibili anche nella fascia di età compresa tra i 6 mesi e gli 11 anni. Pfizer-BioNTech, Moderna, AstraZeneca e Janssen sono già al lavoro per ottenere i primi risultati. Una ricerca, quella sull’effetto delle vaccinazioni nelle fasce di età più giovani, che va letta in un contesto ben più ampio della protezione del singolo individuo. Anche se Covid-19 sui grandi numeri non crea particolari problemi nei più piccoli, questi possono però fungere da veicolo del contagio per chi sta intorno. Non a caso, seppur l’obbiettivo primario della vaccinazione è quello di non sviluppare la malattia, poter vaccinare più persone possibili aiuterà notevolmente a ridurre la circolazione del virus. E il vaccino Pfizer-BioNTech, negli adulti, ha già dimostrato essere utile a questo scopo. Andando infatti a vedere la percentuale per fascia di età di nuovi positivi, questa cala negli adulti ed aumenta nei giovani. Poter contare dunque su un vaccino efficace su tutte le fasce di età contribuirà a tenere ancora più sotto controllo il virus e a riprendere ancora più in sicurezza la vita di tutti i giorni, attività scolastiche comprese. Ma l’effetto collaterale positivo di tenere a freno la circolazione virale con la vaccinazione -i ragazzi contribuiscono al pari degli adulti alla diffusione del virus- sarà anche quello di ridurre le probabilità di generare varianti. Più il virus circola e più ha la possibilità di mutare. Riducendo la replicazione virale, il rischio di incappare nella genesi di varianti potenzialmente più contagiose o capaci di ridurre l’efficacia dei vaccini sarà decisamente inferiore. Un motivo in più per vaccinare anche i più piccoli.

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