Covid-19. Allo studio LeCovax2: un nuovo vaccino

Sicuramente sarà necessario ripetere più volte il richiamo e potrebbe essere importante avere nuovi prodotti, con formulazioni, modalità di somministrazione e accessibilità diverse. Anche per questo un gruppo dell’università degli Studi di Milano Statale sta studiando un vaccino anti Covid-19, chiamato LeCovax2, basato su un approccio completamente differente rispetto a quelli attualmente in uso. Ancora la sperimentazione è a livello preclinico e le prime prove, che come spiegano gli autori sono positive, sono raccolte su modello animale. Al momento non c’è alcuna pubblicazione, anche se i ricercatori, coordinati da Claudio Bandi, Sara Epis e Gian Vincenzo Zuccotti, prevedono di diffondere un preprint entro poche settimane. Attualmente in Italia abbiamo 4 vaccini in uso. Di questi, due (Pfizer-BioNTech e Moderna) sono basati sull’utilizzo di Rna messaggero (mRna), portato alla cellula tramite liposomi o nanoparticelle, che è necessario alla produzione della proteina spike del Sars-CoV-2 contro il sistema immunitario produce la risposta. Mentre Vaxzevria di AstraZeneca e il vaccino Janssen di Johnson&Johnson si basano sull’uso di un vettore virale: un virus innocuo, un adenovirus, che trasporta l’informazione necessaria alla cellula per produrre la proteina spike del coronavirus contro cui si attiva il sistema immunitario. Il novello vaccino ancora in fase di studio e cioè LeCovax2 è diverso dagli altri vaccini sviluppati. In questo caso il vaccino si basa su un microrganismo unicellulare modificato, un parassita del tutto innocuo per l’essere umano, che riesce sia a produrre sia a trasportare le proteine spike, stimolando la produzione di anticorpi nel soggetto vaccinato. La scelta del microorganismo è caduta sulla Leishmania tarentolae, che non ha nulla a che fare con il parassita che causa la leishmaniosi nei cani e che non è patogena per noi e da somministrare in forma inattivata. L’idea è quella di ottenere un microorganismo modificato in grado di generare le proteine del Sars-CoV-2 e recapitarle alle cellule. “Nelle ultime settimane – sottolinea Emanuele Montomoli di VisMederi Research, che ha collaborato al lavoro – abbiamo ottenuto i risultati sperimentali che hanno provato la sua efficacia come induttore di una risposta anticorpale specifica”. I dati sono emersi da uno studio su rattik. Qualora la sperimentazione proceda in maniera favorevole il vaccino potrà fornire un’ulteriore alternativa. Questa opzione potrebbe essere valida soprattutto per i Paesi in via di sviluppo a causa di vari fattori che ne semplificano produzione e somministrazione. Per produrre il vaccino “la tecnologia necessaria è relativamente semplice – sottolinea Zuccotti – poi, essendo somministrato in forma inattivata, si presta per essere sviluppato in preparati liofilizzati reidratabili, quindi agevoli da conservare e distribuire. Riteniamo inoltre che LeCoVax2 possa essere sviluppato per una somministrazione per via mucosale (ad esempio orale), cosa che ne faciliterebbe l’utilizzo, aspetto importante se la vaccinazione anti Covid dovesse essere ripetuta nel corso degli anni”.

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