Coronavirus in Italia, per poter riaprire non basta un Rt basso

Il potenziale di trasmissione del coronavirus è ancora altissimo. È per questo che riaprire, anche con un Rt inferiore a 1, è comunque molto rischioso.

di Marta Russo

Anche se l’Rt è basso, allentare ora le misure restrittive sarebbe molto rischioso. Infatti, se l’incidenza dei nuovi contagi da coronavirus rimane alta, le riaperture potrebbero portare a un nuovo picco di casi da Sasrs-CoV-2. A lanciare l’allarme è oggi un nuovo studio italiano svolto dai ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler (Fbk) e l’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (Inail), secondo cui anche quando l’Rt, l’ormai celebre parametro che serve a misurare il numero medio di persone che ogni malato può contagiare in un dato momento dell’epidemia, risulta inferiore di 1, ma l’incidenza delle infezioni da Sars-CoV-2 è ancora alta, si può verificare un rapido picco di contagi e di ricoveri. La loro ricerca è stata pubblicata su Pnas. Nel nuovo studio, che si basa sui dati della prima ondata della pandemia, i ricercatori si sono serviti di un preciso modello di trasmissione del coronavirus per riuscire a stimare gli effetti delle diverse misure restrittive per contenere la diffusione del coronavirus, aggiungendo, inoltre, le stime del rischio nei diversi settori produttivi. Con questi risultati, i ricercatori hanno definito alcuni possibili scenari che hanno evidenziato come il successo delle riaperture dipenda da due condizioni chiave: un basso valore dell’Rt e una bassa incidenza dell’infezione (in sostanza quanti nuovi casi ci sono in un dato periodo nella popolazione). Dalle analisi, quindi, è emerso che una riapertura anticipata e prematura, come per la tempistica con cui vengono riattivati i contatti sociali, può influire significativamente sull’andamento della trasmissione del coronavirus. Per esempio, anticipare al 20 aprile la fine del lockdown della prima ondata (avvenuta invece il 18 maggio scorso) avrebbe portato a un incremento di circa il 500% delle ospedalizzazioni rispetto a quelle osservate da maggio fino a fine settembre scorso. In particolare, si legge dallo studio, se da una parte l’Rt minore di 1 è necessario per consentire un margine di azione dopo la revoca delle restrizioni, la bassa incidenza è importante per mantenere il livello dei casi, di ospedalizzazioni e di decessi, approssimativamente costante dopo che l’Rt, a seguito delle riaperture, ritorna a valori vicini a 1. “In particolare l’incidenza deve essere sufficientemente bassa da poter essere gestita dai sistemi di prevenzione con l’isolamento dei casi e la quarantena dei contatti”, spiega Stefano Merler, ricercatore della Fbk. “Basandosi sul periodo in cui i servizi di prevenzione hanno cominciato ad andare in sofferenza a causa dell’aumento di incidenza di casi durante la seconda ondata, questa incidenza dovrebbe essere inferiore a circa 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti”. E in alcune regioni, come Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna, la situazione sembra effettivamente non rientrare in questo limite. Il nuovo studio, inoltre, dimostra che oggi il potenziale di trasmissione del coronavirus è altissimo e serve ancora molta cautela, soprattutto nella tempistica e nella scelta dei contatti sociali che vengono ripresi. Per esempio, quelli nel mondo del lavoro potrebbero non incidere molto sulla trasmissione del coronavirus, anche se è importante continuare favorire il più possibile lo smartworking. Sebbene l’analisi non permetta di distinguere tra infezione trasmessa all’interno degli edifici scolastici e infezione trasmessa durante attività come trasporti, possibili assembramenti fuori degli edifici scolastici, attività extra-scolastiche, la riapertura delle scuole dagli asili fino alle scuole medie potrebbe avere un impatto limitato sulla trasmissibilità del virus a causa della minor suscettibilità all’infezione da Covid-19 dei bambini e ragazzi fino ai 14 anni di età circa. Più rischiosa, quindi sarebbe la riapertura delle superiori. Come raccontano gli esperti, tuttavia, riattivare quasi completamente i contatti sociali e le scuole di ogni ordine e grado, come successo a settembre, potrebbe invece portare a un aumento dei casi non contenibile senza severe misure restrittive. Dallo studio, infine, è emerso che fino al 30 settembre scorso si è infettato circa il 5% della popolazione, con differenze importanti tra regione e regione, per esempio con l’11% in Lombardia, il 2% in Lazio e l’1% in Campania. Gli esperti, quindi, suggeriscono che gli effetti delle riaperture possono essere diversi da regione a regione in base ai diversi livelli di immunità raggiunta e della diversa prevalenza di infezione.

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