“Il contagio del male”, a colloquio con Sara Pollice

di Federica Paoli

Può, da un atto d’amore, nascere un romanzo sulla pervasività del male e sulle striscianti vie che la violenza percorre nelle vite degli esseri umani? La risposta ce la dà Sara Pollice in questa conversazione che, non senza qualche piccolo momento di ironia, affronta un tema particolarmente doloroso: la capacità del male di tracimare da una vita nell’altra. A contrastarne il percorso si oppone il bisogno di giustizia e di «rimettere i pezzi al proprio posto» che di fronte a ciò provano persone come Costanza Petrini, protagonista del romanzo. Costanza è un commissario di polizia – appellativo declinato al maschile per sua stessa scelta – e una donna fuori dagli schemi, in grado di sentire con la mente e con la carne la potenza di alcune ingiustizie. A muoverla è il desiderio, o sarebbe più giusto dire il bisogno, di riportare un po’ di ordine nel quadro insensato generato dall’orrore della violenza e dell’abuso. Esattamente come nella vita reale e fuori dai cliché, non tutti i pezzi del puzzle possono essere fatti combaciare e ci sono misteri e dolori che non possono essere risolti e sanati. Questo Costanza lo sa e quindi affronta la realtà con rabbia, con ostinazione ma anche con una discreta dose di distacco, scegliendo di vivere i propri cedimenti e le proprie pulsioni senza giudicarsi in modo ossessivo, imparando ad amarsi un po’ anche con le sue contraddizioni e le sue idiosincrasie. Quello di Sara Pollice è un esordio che porta sulle pagine una lunga esperienza di confronto diretto con la violenza e con le sue ramificazioni, e lo fa con l’amore e la competenza di chi ha nel cuore il desiderio, nonostante tutto, di contribuire a ricomporre qualche frammento di realtà in un ordine più giusto e più umano. Sara Pollice, Il contagio del male, Iacobelli editore, 2020. In copertina: “Il contagio del male”, illustrazione di Claudia Croma Romagnoli.

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