di Rocco Sabia
La finanziaria, per uno Stato, significa resocontare, da parte del Governo, sulle possibilità economiche del momento e quelle ipotizzate per il futuro del Paese. In Italia, come sempre, non sono mancate le polemiche e gli scontri politici e “civili” tra le varie rappresentanze politiche del popolo italiano.
Considerato che il benessere di un Paese lo si capisce solo se lo si confronta con quello di un altro Paese il quale, a sua volta, lo ha superato, positivamente, con un altro Paese ancora e così via, fino al confronto tra Continenti.
Ebbene, prima di valutare “questi confronti” (almeno per quello che riguarda l’Italia in questo primo quarto di secolo), vorrei tentare il “confronto” con un paese che non c’è più e che la storia ha posto come elemento del “Paese Italia”: il Regno delle Due Sicilie.
Valutando la situazione economica tra l’Italia odierna e il Regno delle Due Sicilie del 1860 possiamo constatare che quella del Regno era molto florida rispetto a quella dell’Italia odierna sempre precaria e “arrancante”, anche se, chi governa dice: non è vero! Basti pensare che l’economia del Regno vantava la custodia di 443 milioni di ducati custoditi nelle proprie casse, il debito pubblico era inesistente e i titoli di Stato erano quotati a un valore maggiore a quello di emissione e la tassazione era quella più bassa in Italia e in Europa.
Valutiamo ora le ipotesi di progresso-benessere del Paese attraverso l’analisi dei decreti reali di Francesco II del 1860 per la costruzione delle reti ferroviarie aggiungendo a quella già appaltata: Napoli-Pescara e la Napoli-Brindisi dal re Ferdinando II.
Senza voler entrare nei particolari le cifre necessarie per la loro realizzazione erano già nelle casse del Regno.
Già con questi due decreti l’industria metalmeccanica meridionale si assicurava un lavoro per almeno dieci anni.
Le premesse dell’ulteriore sviluppo che il Regno avrebbe potuto ottenere c’erano tutte se non fosse subentrata, proprio in quel periodo, “la causa dell’Unità d’Italia”.
Anziché accrescere il benessere il Regno delle Due Sicilie subì occupazioni, saccheggi e annessioni e tra il 1861 e il 1870 il Sud (Regno delle Due Sicilie) conoscerà la crudeltà militare piemontese e il collasso del proprio sistema economico.
Ostili volontà politiche decisero che il Sud doveva essere spogliato d’ogni ricchezza e che doveva essere gestita dal Regno Sabaudo.
Così crollò il sistema industriale, sanitario, scolastico e sociale.
Oggi ritroviamo gli “stessi aggressori” che contestano la finanziaria 2025, negando anche ciò che c’è di positivo ad un Governo che, ostinatamente, ripete di essere in netta ripresa.
Cosicché mentre l’”Italiano medio” è in cerca del prodotto meno costoso o di un medicinale quasi scaduto ma che ha ancora qualche “agente attivo” nelle piazze, il “popolo ovino”, agita bandiere e invocando libertà per non si sa chi.
Intanto, Governo e Opposizione continuano a discutere sulla finanziaria (forse per capire se potranno prelevare, dal tesoretto Nazionale, una ennesima cospicua somma da spartirsi).
Quanto scritto fino ad ora può sembrare una maldicenza ma non è così perché ci si chiede come può un parlamentare parlare di stipendi quando lui percepisce “guadagni” da migliaia di euro al mese? Comunque Absit iniuria verbo.


