Comunità energetiche rinnovabili. Cestari, superare rapidamente “spesa zero” missione Pnrr

La Corte dei Conti nella nuova relazione semestrale segnala che i 2,2 miliardi di euro che la Missione 1 del Pnrr ha riservato alla promozione per le rinnovabili a favore delle comunità energetiche hanno una spesa pari a zero. E’ una situazione del tutto ingiustificabile che va superata il più rapidamente possibile. Così l’ing. Alfredo Carmine Cestari, presidente del gruppo che con base operativa in Basilicata e per il Sud a Moliterno, attraverso proprie società specializzate in Italia e all’estero, opera nel settore della produzione elettrica da fonti rinnovabili, realizzando impianti ecocompatibili e valutando gli impatti ambientali e sociali connessi all’implementazione di tecnologie alimentate da fonti alternative di energia, impegnato a promuovere le Cer soprattutto al Sud.

Nel ricordare che il Pnrr prevede incentivi a fondo perduto del 40% per la realizzazione degli impianti, Cestari aggiunge che lo sviluppo delle Cer   è un’occasione unica per trasformare i piccoli borghi in «oasi» in grado di produrre energia rinnovabile e pulita.  Spetta dunque in primo luogo agli amministratori regionali e locali fare la propria parte. Da parte del Gruppo c’è il massimo sforzo attraverso incontri istituzionali, soprattutto nelle regioni del Sud, coinvolgendo Comuni e cittadini, proprio per realizzare il più alto numero di comunità energetiche rinnovabili. Adesso ci sono nuove possibilità di creare le comunità energetiche, partendo dalla progettazione degli impianti seguendo tutte le fasi. Soprattutto il Sud – dice Cestari – è ricchissimo di comuni e borghi, spesso distanti dai grandi nuclei urbani e dalle grandi centrali. Un ulteriore “sforzo” indicato: creare una misura ad hoc per spingere la realizzazione di impianti diffusi in periferia, incentivando peraltro anche l’aggregazione di cittadini, aziende, enti locali ha un valore non solo di risparmio energetico ma anche etico, di stimolo alla coesione di cittadini e imprese ed attività produttive locali. Il peso di rinnovabili del Sud – dove si concentra il 40,2% delle energie pulite del Paese – vale il 37,4% della potenza fotovoltaica, il 96,5% della potenza eolica ed il 27,2% della potenza degli impianti a bioenergie. La transizione ecologica ed energetica – continua la nota –  passa attraverso i piccoli comuni, senza tralasciare l’effetto occupazione diretta ed indotta: sono già alcune decine di migliaia gli occupati nel settore. Le Comunità energetiche rinnovabili  sono la chiave di volta per la transizione energetica del tessuto imprenditoriale italiano e per il risparmio energetico delle famiglie. Le Cer hanno poi un altro grande vantaggio: consentono di produrre e consumare energia sul posto (dove viene prodotta), riducendo il peso sulla rete elettrica nazionale. 

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