Cancro al seno: addio al linfonodo sentinella?

Le donne con un piccolo tumore al seno che in base ai risultati dell’ecografia non si è diffuso ai linfonodi dell’area ascellare potrebbero evitare di sottoporsi alla biopsia del linfonodo sentinella, senza che ciò comprometta l’efficacia della terapia prevista. È quanto emerge da uno studio coordinato dall’Istituto europeo di oncologia (IEO) di Milano. I risultati potrebbero portare avanti il percorso verso una terapia del tumore al seno con un minore impatto sulla vita delle donne.

La biopsia del linfonodo sentinella è una procedura da tempo utilizzata nell’ambito del cancro al seno, oltre che nel melanoma, per capire se un tumore si è diffuso ai linfonodi e si sta quindi propagando in altre zone dell’organismo. Questa tecnica prevede l’identificazione del linfonodo sentinella, e cioè il primo linfonodo con la maggiore probabilità di essere stato raggiunto dalle cellule tumorali. Una volta individuato, viene quindi asportato e analizzato. I linfonodi interessati potrebbero essere più di uno, e i risultati ottenuti aiutano i medici a decidere se rimuovere o meno gli altri linfonodi della zona. Una donna con un cancro al seno senza cellule tumorali nel linfonodo sentinella, quindi un risultato negativo della biopsia, potrebbe così evitare la cosiddetta dissezione linfonodale ascellare, un’operazione chirurgica più importante e molto utilizzata soprattutto in passato, con la quale si procede all’asportazione di altri linfonodi dell’ascella. In questo modo la paziente evita inoltre i possibili effetti collaterali e le complicanze associate.

Negli ultimi anni le cose stanno cambiando nuovamente. I risultati di una ricerca del 2017, pubblicati sul Journal of the American Medical Association (JAMA), hanno mostrato che dopo la biopsia, la rimozione dei linfonodi dell’ascella non porta vantaggi neanche alle pazienti che presentano uno o due linfonodi sentinella positivi, se sono state trattate con un’operazione chirurgica conservativa, terapie sistemiche e radioterapia. Il risultato principale dice che a 10 anni dalla diagnosi le donne sottoposte a dissezione linfonodale ascellare presentavano una sopravvivenza simile a quella delle donne che avevano effettuato solo la biopsia del linfonodo sentinella.

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