Amministrative 2024. Centrodestra in crisi elettorale

I Comuni coinvolti nelle elezioni erano 105, ma la competizione principale si concentrava nei capoluoghi di Regione. Dei 29 capoluoghi regionali o provinciali, 17 sono andati al centrosinistra (che ne aveva 13) e 10 al centrodestra (che ne aveva 12). Il centrosinistra ha trionfato a Firenze con Sara Funaro, a Perugia con Vittoria Ferdinandi, a Potenza con Vincenzo Telesca e a Bari con Vito Leccese. Confermato anche il sindaco di Cremona, Leonardo Virgilio. A Campobasso, Marialuisa Forte (Pd, M5s, Avs) è la nuova sindaca. Con la vittoria a Cagliari al primo turno, il centrosinistra si aggiudica tutti e sei i comuni capoluogo di regione al voto. La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha contattato telefonicamente Funaro, Ferdinandi e Leccese.

“Un successo straordinario per il Pd e per il campo progressista che ci dà slancio e speranza per il lavoro che ci attende e che dimostra che lavorando insieme le destre possono essere sconfitte. Questi risultati dimostrano che siamo capaci di costruire coalizioni vincenti. Un 6 a zero quasi da tennis nei capoluoghi di regione”, ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein, che ha visto un’ulteriore conferma dopo la crescita registrata con il voto alle Europee. “C’è stata una bocciatura delle destre sui territori e per le scelte sbagliate del governo e dei suoi alleati – continua Schlein – Il messaggio è chiaro: basta con i tagli alla sanità e con i salari bassi, con l’autonomia. Il messaggio è: stiamo arrivando. Questo è il dato. Continueremo ostinatamente uniti a costruire la coalizione alternativa che batta le destre. Un grido che si è alzato anche da piazza Santi Apostoli, nella manifestazione. Dobbiamo proseguire e dare corpo all’alternativa”. “I cittadini premiano i progetti di intesa tra le forze di opposizione – commenta il M5S in una nota – frutto non di alchimie di palazzo ma di una convergenza che si sta consolidando tanto nelle aule parlamentari quanto nelle piazze. Questo è un dato che conforta e incita a continuare”.

Nonostante tutte le cautele del caso, considerando che si tratta pur sempre di elezioni amministrative, il Sud sembra diventato un problema difficile da ignorare per il governo. Il calendario elettorale ha voluto che i ballottaggi delle amministrative si tenessero dopo l’approvazione della riforma dell’autonomia differenziata, che ha generato malcontento nelle regioni del Mezzogiorno. E i risultati hanno mostrato una certa disaffezione dell’elettorato di centrodestra.

È vero che il Partito democratico è sempre stato più forte a livello comunale, soprattutto nelle città di medie dimensioni. Tuttavia, il segnale è inequivocabile. Il centrosinistra ha mantenuto il controllo di Bari con una percentuale schiacciante del 70 per cento e a Potenza ha sfiorato il 64 per cento. Anche se di misura, con il 51 per cento, ha conquistato Campobasso, e anche Vibo Valentia è stata vinta in rimonta rispetto al primo turno.

Gli unici successi del centrodestra al Sud sono stati a Caltanissetta e Lecce, dove però l’ex ministra e già sindaca, Adriana Poli Bortone, ha ottenuto la vittoria con appena il 50,5 per cento, quando era considerata un nome assolutamente sicuro.

A dimostrazione della crisi di fiducia nel centrodestra da parte dell’elettorato meridionale, due città sono particolarmente indicative. A Potenza, storicamente città di sinistra dove però alle regionali dell’aprile scorso il centrodestra era riuscito nel sorpasso, il dem Francesco Telesca non ha sconfitto un candidato qualsiasi. L’avversario era il leghista Francesco Fanelli, che è anche vicepresidente della giunta regionale uscente del confermato Vito Bardi (che però in un mese e mezzo non ha ancora varato la nuova giunta), nonché assessore alla Sanità. La sconfitta per il centrodestra, dunque, non può che coinvolgere anche l’amministrazione regionale di Forza Italia, che pure si è posta in modo critico nei confronti dell’autonomia differenziata.

Anche Lecce, che pure è stata vinta dalla destra, mostra come nemmeno i nomi più rappresentativi siano una garanzia. Adriana Poli Bortone, storica militante missina, ex ministra e deputata per tre legislature oltre che già sindaca per dieci anni, fino al 2007, della città salentina, doveva conquistare il comune anche senza ballottaggio. Invece la sfida è stata molto più ardua del previsto ed è stata vinta con appena 600 voti di scarto sul candidato del centrosinistra Carlo Maria Salvemini.

Con un alto tasso di astensionismo – la media dei votanti a tutti i ballottaggi è stata del 47,71 per cento – il segnale per il governo è forte e segue il trend già riscontrato alle europee, dove il collegio Sud è stato l’unico in cui il Pd ha sconfitto Fratelli d’Italia.

I sintomi, quindi, erano già presenti e sono riconducibili a due riforme che hanno fortemente scontentato l’elettorato meridionale: da un lato il taglio del reddito di cittadinanza, sostituito con misure dai risultati ancora molto limitati, dall’altra la riforma dell’autonomia differenziata che, sebbene la sua attuazione concreta sia ancora lontana, ha suscitato reazioni forti nelle regioni del Meridione.

Pubblicamente Fratelli d’Italia preferisce una lettura complessiva dei dati e il deputato e responsabile organizzazione, Giovanni Donzelli, osserva che “in questa tornata di ballottaggi il centrodestra cresce più del centrosinistra. Nello specifico strappa quattro capoluoghi di provincia al centrosinistra: Lecce, Rovigo, Verbania e Caltanissetta. Soltanto tre passano invece dal centrodestra al centrosinistra: Perugia, Potenza e Vibo Valentia”. In realtà, considerando i capoluoghi di provincia, il saldo finale è comunque di 7 a 5 per il centrosinistra.

Questi risultati, che pure vanno letti come frutto anche di dinamiche locali, impongono però una riflessione al centrodestra, che Forza Italia ha già iniziato a fare, proprio iniziando a costruire una sorta di cordone sanitario intorno alla riforma dell’autonomia differenziata. Oltre alla richiesta di istituire una commissione di monitoraggio sull’attuazione della legge, presieduta dall’azzurra e ministra delle Riforme Elisabetta Casellati, i primi cittadini meridionali continuano a insistere.

In realtà, tra il dire e il fare c’è di mezzo la volontà di Giorgia Meloni e quanto la Lega si farà portatrice delle pressioni delle regioni del Nord, che spingono invece per una rapida approvazione dei livelli essenziali delle prestazioni per procedere con le loro richieste di autonomia. La maggioranza, per ora, punta ad aprire una riflessione dietro le quinte: non ci sono altre elezioni imminenti all’orizzonte e i dati del Pil mostrano un più 1,3 per cento del Sud rispetto alla media nazionale, grazie alla spinta del Pnrr. Intanto, però, l’allarme lentamente è arrivato fino a Roma.

Le elezioni comunali hanno rappresentato un colpo duro per il centrodestra, che esce notevolmente indebolito dal confronto elettorale. Il centrosinistra ha saputo sfruttare la disaffezione dell’elettorato verso le politiche governative del centrodestra, soprattutto nel Mezzogiorno, dove il malcontento per la riforma dell’autonomia differenziata e il taglio del reddito di cittadinanza ha giocato un ruolo cruciale. La conquista di sei capoluoghi di regione e di alcuni comuni importanti, con percentuali molto alte, segna un netto segnale di sfiducia nei confronti dell’attuale governo.

Il centrodestra ha ottenuto qualche vittoria, ma con margini molto risicati, dimostrando che anche i candidati più forti non sono più una garanzia di successo. Le dinamiche locali, come a Potenza e Lecce, indicano una perdita di terreno in aree storicamente favorevoli o recentemente conquistate. Il basso tasso di partecipazione elettorale accentua ulteriormente il segnale di disaffezione e insoddisfazione dell’elettorato.

La necessità di una riflessione interna al centrodestra è inevitabile, soprattutto in merito alla riforma dell’autonomia differenziata, che ha generato divisioni anche all’interno della stessa coalizione di governo. Il futuro politico richiederà una ristrutturazione delle strategie e delle politiche per riconquistare la fiducia dell’elettorato meridionale e affrontare le critiche alle riforme recenti.

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