Colpevoli

Le ossa sottili dei bambini di Gaza scricchiolano sotto le macerie mentre il conteggio dei morti supera le 60.000 unità, più della metà donne e minori; la fame, usata come arma, miete vittime sotto gli occhi impassibili dei droni e delle burocrazie militari di Tel Aviv. L’Onu avverte che l’aiuto concesso è appena “una goccia nell’oceano” e intanto l’esercito israeliano continua a sparare su chi cerca farina e acqua, trasformando la sopravvivenza stessa in atto di disobbedienza.

Benjamin Netanyahu, destinatario di un mandato di arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, si erge sul cumulo di rovine come “primo colpevole” di un disegno che perfino due storiche Ong israeliane – B’Tselem e Physicians for Human Rights‑Israel – hanno definito senza mezzi termini: genocidio. Amnesty International conferma: distruzione sistematica, fame indotta, attacchi deliberati a ospedali e scuole compongono il manuale dell’annientamento.

Ma ogni crimine ha il suo notaio: Washington sblocca vendite d’armi da 3 miliardi di dollari e spedisce 20.000 fucili d’assalto, mentre il Senato Usa respinge perfino la timida idea di fermare le bombe; Berlino invita Netanyahu “nonostante” il mandato dell’Aia e colleziona imbarazzanti giravolte su permessi d’esportazione militare. Così gli arsenali occidentali lubrificano i cingoli che schiacciano Rafah e il sangue palestinese bagna le mani dei legislatori che tam­ponano i loro scranni con retorica sui “valori condivisi”.

L’ecatombe palestinese smaschera la memoria selettiva di un’Europa che, a ottant’anni dalla Shoah, brandisce l’Olocausto come scudo morale ma tace di fronte a una popolazione rinchiusa, affamata, bombardata fino alla polvere. Lo ricordano proprio quelle voci ebraiche dissidenti che oggi, con coraggio, chiamano genocidio il genocidio: lo strappo etico dentro Israele è già insanabile, ma in Occidente l’ipocrisia resta cucita sulle labbra dei governi finché i profitti delle armi tintinnano nelle casse.

Non serve più diplomazia degli eufemismi: occorre un embargo totale sulle forniture militari, il congelamento degli accordi commerciali e la sospensione di ogni sostegno politico finché l’ultima famiglia non avrà cibo, casa e giustizia. Perché quando un governo bombarda la fame e altri governi gli consegnano le chiavi dell’arsenale non esistono spettatori innocenti… solo complici.

Luigi Pistone
Luigi Pistone
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