In una nota ANSA di alcuni giorni fa risulta che il Segretario di Stato Americano Blinken ha chiesto all’Italia di inviare i Carabinieri a Gaza perché ritenuti i più idonei, oltre che per la loro alta capacità militare, anche per le dimostrate qualità di mediazione, che li hanno contraddistinti nelle varie operazioni in cui sono intervenuti in passato.
Certamente ciò inorgoglisce gli italiani ma nel contempo li preoccupa per i pericoli a cui andrebbero, ancora una volta, incontro, operando in zona di guerra per portare la pace.
Il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha riferito in Commissione Difesa della richiesta fatta, dettagliandola minuziosamente e precisando che consisteva nell’inviare 200 Carabinieri a Gerico, in Cisgiordania, per addestrare le forze di polizia palestinesi.
Crosetto ha riferito anche che per questa richiesta l’Italia, innanzi tutto, vuole verificare le reali condizioni di sicurezza, di fattibilità e tutto quanto può garantire la incolumità dei nostri soldati Carabinieri.
Da valutare bene in che misura i nostri 200 Carabinieri possono veramente aiutare per giungere alla soluzione del grave momento di drammaticità che Gaza sta vivendo.
Ci sembrano più che legittime e di buonsenso le indagini che il Ministero della Difesa intende svolgere per verificarne le reali “condizioni di garanzia”.
Con molto orgoglio possiamo affermare che cautela e prudenza hanno sempre contraddistinto il buon operato delle forza armate italiane che sono riusciti a riportare i migliori risultati, di tregua e di pace, ogni qualvolta hanno svolto missioni internazionali.
È vero che nel mondo le forze armate italiane sono accolte come forze inviate per gestire la pace e i Carabinieri, in particolar modo, hanno dimostrato quanto siano in grado di relazionarsi con le popolazioni oltre alla capacità e alla competenza che hanno nel “comunicare” con le parti in conflitto, tanto che sia Israele che la Palestina hanno accettato ben volentieri la proposta di Blinken della presenza dei Carabinieri italiani.
Con questi presupposti viene da chiedersi se quelle persone che, domenica 5 ottobre a Roma, senza alcuna autorizzazione hanno manifestato per la pace in Palestina e per l’annullamento dello Stato di Israele, proprio quelli che per farlo hanno aggredito e ferito uomini delle forze dell’ordine, “sempre in nome della pace”, prenderebbero il posto di quei Carabinieri che prima hanno aggredito, visto che hanno dimostrato tanto coraggio nel lanciare bombe e quant’altro contro le forze dell’ordine che abilmente e responsabilmente non hanno reagito a tali violenze, pur avendo subìto delle ferite anche in modo grave tra le loro file.
Comunque, quegli italiani in divisa, baluardi della democrazia e della libertà, hanno già operato in terre straniere e lo faranno ancora, lì dove richiesti, con coraggio e abnegazione, per portare garanzie di pace.


