di Caterina Iannelli
Se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che la bellezza è tanto elastica quanto i pantaloni a vita bassa degli anni 90 e tanto comoda come gli stessi a zampa di elefante in un giorno di pioggia. Diciamocelo, i canoni di bellezza sono cambiati più velocemente della moda che li ha generati, chi non si è trovato mai a pensare: “Ma come facevano a credere che quello fosse il massimo dell’eleganza?”. Beh, benvenuti in un viaggio attraverso i secoli, dove la bellezza è come il gioco del telefono senza fili: cambia forma a ogni epoca, ma il risultato è sempre lo stesso, qualcosa di un po’… strano.
Nell’ Antico Egitto il sinonimo di bellezza era testa rasata e occhi truccati. Se pensate che l’eyeliner sia una trovata moderna, beh è il momento di fare un tuffo nel paese delle piramidi. Le donne (e anche alcuni uomini, non si fanno distinzioni) dell’epoca si affidavano a una generosa dose di kohl per disegnare occhi che potessero lanciare sguardi che si supponeva, fossero potenti quanto i raggi del sole di Ra. Quanto alla testa, più che lucida, era rasata, per garantire un look sempre fresco e invidiabile, che oggi definiremmo forse “sportivo”, se non fosse per il fatto che, in quell’epoca, farlo significava non solo praticità ma anche un chicchettino di status sociale. Non come oggi che sta a significare che hai iniziato la discesa verso lo stile francescano.
Il Rinascimento ci donava invece curve abbondanti e pelle chiara perché non c’era Photoshop. In quell’epoca la bellezza non era un gioco da ragazzi. Le donne dovevano essere proporzionate, sì, ma con un surplus di curve che oggi potrebbero sembrare inopportune se non addirittura un tantino esagerate. La pelle chiara, simbolo di nobiltà e benessere (a meno che non voleste dare l’impressione di lavorare nei campi, che era decisamente meno “trendy”) era un must. E le sopracciglia? Ah quelle non erano mai troppo sottili anzi più folte erano, meglio era, segno di salute e prosperità. Per fortuna, nessuno aveva a disposizione la luce al neon delle fotocamere moderne. La prossima che si proclama curvy model col panino del Mc Donald nella mano destra possiamo beatamente mandarla a sfilare per Novella 1400.
Il XIX secolo: “Magro, ma non troppo” ( insomma Piero Fassino ma con una quindicina di chili in più ). Con l’avvento della società industriale si pensava che la bellezza fosse in un delicato equilibrio tra magrezza e buona salute. Le donne dovevano apparire “sottili, ma non deboli”, con corsetti che definivano la vita a tal punto da rendere difficile anche solo respirare, figuriamoci mangiare un boccone di pane! I vestiti erano così elaborati che spesso facevano sembrare chi li indossava più una torta che un essere umano. Ma, si sa, un po’ di strati di stoffa in più non guastano mai… a meno che non vogliate fare un giro sulle giostre.
Il XX secolo: Dal “tutto è bellissimo” al “scolpito da un dio greco” il passo fu brevissimo. Negli anni 50 l’idea di bellezza iniziò a prendere una forma più… televisiva. La Marilyn Monroe di turno con le sue curve da capogiro e il sorriso smagliante, divenne il modello da seguire, dimostrando che la bellezza poteva essere sia sensuale che accessibile. Poi, negli anni 80, l’era delle spalle larghe, dei capelli cotonati e dei corpi scolpiti dalle ore in palestra. Dimenticate il concetto di “normalità”, adesso c’era un’unica regola: o sei un adone, o sei fuori gioco. Ma per fortuna non a tutti piacevano i Dwayne Jhonson dell’epoca.
Gli anni 2000 dove il “tutto è possibile”. Tra la cultura delle celebrità e i reality show, chiunque avesse un corpo perfetto (e un personal trainer) era diventato un esempio da seguire. Addominali scolpiti e pelle abbronzata erano il massimo, le modelle in passerella sembravano essere più magre delle linee di confine tra la realtà e l’illusione. Ma attenzione, era necessaria anche un po’ di “femminilità” con forme arrotondate, ovviamente, ma in un modo decisamente studiato, spesso con qualche aiutino dalla chirurgia estetica o da ore e ore passate davanti allo specchio a fare esercizi di tonificazione. E come dimenticare le sopracciglia più sottili del grafene (quanti pianti facciamo ancora oggi noi che siam dovute ricorrere a microblanding e laminazione ?) .


