«Camaldoli: un’intrigante e fugace incursione nella storia lucana subito smentita dai vescovi»

di Giuseppe Giuzio, Commissario provinciale Fratelli d’Italia – Potenza

Leggendo di un incontro presso il Santuario della Madonna di Picciano, la mia attenzione viene catturata dal titolo che spicca a grandi lettere: la “Camaldoli lucana”.
Come se fosse un richiamo irresistibile, la mia curiosità viene rapita dalla prospettiva di esplorare i legami sottili che uniscono il rinomato passato di Camaldoli alla terra di Lucania.
Nella mia mente, l’evocativo Codice di Camaldoli, una testimonianza degli anni lontani, emerge dalla nebbia del tempo. Quest’opera, plasmata da un gruppo di ferventi intellettuali cattolici e condivisa col mondo nel 1945, discettava con passione su temi rilevanti: la famiglia, il lavoro, l’impresa. La sua nobile intenzione era di forgiare un legame coeso tra i fedeli cattolici nella giovane Italia appena liberata.
Nel tuffo delle parole, la curiosità si trasforma in un pizzico di amaro quando scopro che questa “Camaldoli lucana” si riduce a un tentativo pre-elettorale, quasi un cofanetto politico prematuro, che ambisce persino a rispondere a una sorta di richiamo – devo dire, quasi illusorio – del laicato cattolico lucano, un richiamo verso una nuova stagione di impegno.
Non essendo giunto a conoscenza di tali appelli, cerco di approfondire ulteriormente, conducendo ricerche mirate e collegando i nomi dei partecipanti. Tutto diviene più chiaro quando incontro il nome del Prof. Lindo Monaco, Presidente della Consulta Regionale Aggregazioni Laicali Basilicata.
Questa Consulta ha elaborato un documento intrigante intitolato “Segni di Speranza: Architetti del Futuro”, di cui ho discusso personalmente con il Vescovo della Diocesi di Potenza e successivamente con il Prof. Monaco. Durante una lunga e proficua conversazione telefonica, ho espresso privatamente il mio interesse per le conclusioni raggiunte, considerando quel documento uno strumento ulteriore per scuotere il tristemente noto “sistema Basilicata”.
Tuttavia, c’è chi ha cercato di trarne vantaggio e sfruttare “Segni di Speranza”, immaginando forse di rappresentare l’intero laicato cattolico lucano attraverso di esso. Ma come era prevedibile, questo tentativo è stato prontamente disinnescato. I Vescovi hanno posto le cose in chiaro, affermando che “chiunque scelga di entrare direttamente nell’arena politica non deve in alcun modo strumentalizzare la Chiesa della Basilicata”.
Così, l’avventura iniziata presso il Santuario, senza la giusta “benedizione” si è rapidamente sciolta nell’aria.
Coloro che tengono a cuore il destino della Basilicata e che, in qualche modo, rappresentano il principale partito nella nostra regione, Fratelli d’Italia, non possono che rallegrarsi per il fervore civico che può coesistere con i partiti tradizionali. Tuttavia, si guardano bene dall’arrogarsi la rappresentanza globale di intere categorie di individui.
La politica è un affare serio e dovrebbe essere riservata a coloro che sono pronti a guidare le nostre comunità, specialmente in tempi così turbolenti come quelli attuali. L’esperienza dei “neofiti” al governo è già stata vissuta dall’Italia e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Le competizioni elettorali possono portare vittorie o sconfitte, e questo è il fulcro della democrazia. Tuttavia, sarebbe auspicabile che la campagna elettorale sia caratterizzata da proposte concrete. È giunto il momento di mettere fine alle promesse vuote.

Il desiderio è che la Basilicata finalmente possa liberarsi definitivamente da un sistema che l’ha oppressa e impoverita per troppo tempo, e possa ergersi come guida di un Sud in costante ricerca di identità e riscatto.

intervento
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