Buongiorno sono Gigio Gigi e vorrei aumentarmi lo stipendio

Quando un amministratore si autoriconosce un aumento dell’indennità, a gridare allo scandalo, in genere, sono i potenziali destinatari dell’aumento stesso in un prossimo benevolo futuro. L’opposizione, in genere, gliele canta, oh! se gliele canta a quella maggioranza che realizza gli aumenti, salvo, poi, se eletta, guardarsi bene dal revocare quel denunciato e maledetto aumento. L’aumento è una vergogna oggi, ma passato il Santo, va bene per tutti.

Uno squallido gioco delle parti, questo sì vergognoso.

Da anni e anni esistono amministratori che si alzano le indennità, opposizioni che prima gridano allo scandalo e poi, se elette, incassano l’indennità aumentata senza neanche ringraziare.

La gente, quella qualunque, quella che la fortuna di potersi autodeterminare un guadagno non ce l’ha, non grida allo scandalo. Perché scandalo non è una abitudine amministrativa di questo tipo. Peraltro, mi viene da immaginare, assolutamente lecita, se chi è preposto ai controlli non segnala nulla.

E allora? Rimane un gioco delle parti di quel teatro da avanspettacolo che è la politica.

Insomma, a rimanere sgomenti di un aumento delle indennità, a margine di una situazione economica dichiarata fragile se non a rischio dissesto, nella quale si chiedono contributi alla regione e si risparmia anche sui fischietti dei vigili, si sarebbe detto una volta, se non sono i cittadini, i giornalisti, i passanti, i disoccupati e gli indebitati, non possono rimanere sgomenti i politici, soprattutto se di opposizione.

Farebbe piacere, questo sì, che un politico della stessa formazione politica di un beneficiato dall’aumento, esprimesse il suo disagio, il suo voto contrario, accompagnato dal giuramento che se dovesse toccare a lui ci rinuncerebbe e se potesse lo revocherebbe; ecco, questo sarebbe un bel quadretto da destinare al museo degli originali, dei personaggi nobili, ma sarebbe immediatamente, invece, additato di ingratitudine, indisciplina e nanì e nanera.

Farebbe anche piacere un bell’articolo di giornale con gli aumenti degli ultimi venti anni, con cifre e nomi, partiti e commenti dell’epoca rispettiva di ogni aumento. Ma costa troppa fatica. O ricordare i tempi nei quali a un Sindaco toccava solo un gettone simbolico, regolarmente rifiutato, perché chi faceva il sindaco aveva una professione che portava contemporaneamente avanti, e le cose, poi, non andavano tanto male.

Meglio limitarsi, invece, a riportare il commento di uno scandalizzato politico di opposizione, che mostra il suo grugno corrucciato, che grida il suo tonante PFUI, e che di nascosto spera di beccarselo lui quell’aumento, un domani, senza neanche correre il rischio di essere accusato di egoismo amministrativo.

Mamma mia, ma dove siamo finiti?

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Luciano Petrullo
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