Mattarella ci ha accompagnati negli anni più bui dal dopoguerra in poi. Oltre alla crisi sanitaria, si sono succedute la più grave crisi economica, ma soprattutto la più grande crisi politica, sociale e della democrazia rappresentativa. Ma anche il momento più buio della magistratura, non dimentichiamolo.
Se non ha responsabilità, porterà sfiga.
Da figura di assoluto secondo piano della democrazia cristiana, rappresenta la figura di politico più drammaticamente discussa, quella cioè del politico di professione, buono per ogni incarico, stante la sua apparente mitezza e la sua troppo sventolata riservatezza.
Quanto alla sua coerenza, questa è venuta meno, miseramente, di fronte al cosiddetto bene del paese, altrimenti detto senso di responsabilità, entrambe espressioni tanto equivoche quanto ormai pericolose per gli italiani: dietro di loro c’è sempre qualcosa di duro da digerire.
Quanto costa poco la coerenza.
Per esempio quella dei 5 stelle che avevano chiesto l’impeachment di Mattarella, salvo ora gridare alla vittoria per la sua riconferma.
La cosa più scontata è un evidente livello basso della intelligenza in politica; sono sembrati tutti degli incapaci caproni, tronfi per una soluzione tanto sgarbata quanto evidentemente rabberciata.
Con Amato alla Corte Costituzionale, poi, si chiude un cerchio. E’ la prima repubblica che trionfa, mandando al macero tutto quello che è accaduto da tangentopoli in poi, solo con personaggi di assoluto second’ordine, le riserve di ieri, e con un proporzionale che si riaffaccia all’orizzonte, viscido, impalpabile, magmatico.
Il ritorno delle bastonate ai dimostranti, ieri gli studenti a Torino, segnano infine che le vacanze sono finite, che non si scherza più, che siamo finiti faccia al muro, incapaci di chiedere anche solo di poter andare a fare la pipì.
Il Mattarella bis è il tappo definitivo su una democrazia decrepita, con una classe politica scadente, incapace di rinnovarsi, di studiare, miope e gravemente malata.
Amen.

