Anche Giordano Bruno subì gli insulti della mordacchia

Di Giordano Bruno, frate domenicano, assassinato dalla Chiesa il 17 febbraio 1600 (o forse il 19),si è già detto quasi tutto; però pochi sanno delle modalità di tale delitto. Ebbene si sappia che mentre il condannato veniva condotto al rogo dal carcere di Tor di Nona al luogo dove sarebbe stata eseguita la condanna (campo de’ fiori a Roma) gli venne imposta la “mordacchia” con la “lingua in giova” cioè trafitta da un chiodo ricurvo in modo che non potesse parlare, pena inflitta ai bestemmiatori che si rifiutavano di ascoltare “confortatori”, il viso fu stretto in una morsa di ferro e conficcato nella lingua  un lungo chiodo e un altro nel palato, affinché non potesse “urlare le sue verità e la propria innocenza. Coloro che  scortano il sinistro carro erano i membri della Compagnia della Misericordia e della Pietà che, lungo tutto il percorso, dicevano alle genti che assistevano che si trattava di un luterano. Questa bugia veniva utilizzata per denigrare tutti coloro che venivano condannati dalla Chiesa (facevano allo stesso modo, all’inizio del ‘900, anche gli stalinisti liquidando gli oppositori, unificandoli tutti nella generica categoria di trotskysti). Giordano Bruno non è un seguace di Lutero: egli è un frate domenicano che è stato condannato non su materie specificamente religiose, ma su materie che la Chiesa ha deciso di sottomettere ai propri pregiudizi: la natura dell’essere e le modalità con il quale indagarlo (oggi sono i talebani che, in modo analogo, governano le loro società praticando un esclusivo dominio sulle donne, attribuendo al Corano le proprie opinioni). I “peccati” di Giordano Bruno sono dunque relativi ai propri convincimenti in quanto è un acuto pensatore che tratta sull’infinità dell’universo, l’esistenza di altri Mondi e soprattutto non riconosce la Terra come centro dell’Universo. Questa è una prova della propensione del potere alla menzogna, al sopruso e al dileggio delle proprie vittime. Giordano Bruno ha subito la pena del rogo affinché “non vi fosse spargimento di sangue” (notare l’abissale ipocrisia con cui viene giustificato il supplemento di tortura) purtroppo questo è il modo di procedere verso quegli uomini che, per l’occasione. venivano definiti mostri. Tra i più severi inquisitori che ha avuto la Chiesa sono stati proprio i Domenicani che spesso inquisivano se stessi, la propria integrità, l’umanità e il credo quasi vantandosi dei delitti che commettevano in nome della religione. La mordacchia, questa malefica macchina, era soprattutto nota come la  “briglia delle comari” riferendosi allo scopo per cui era stata inventata nel  1500 in Inghilterra. In realtà si trattava di una museruola di ferro che introduceva in bocca, a contatto della lingua una piastrina, anch’essa di ferro, con delle sporgenze che ferivano a sangue la lingua quando veniva mossa. Questa tortura era per le donne pettegole, per quelle che rispondevano irrispettosamente il marito, per i bestemmiatori e gli infamatori. Inevitabilmente la lingua sanguinava e la “Torturata” non poteva che ingoiare il suo stesso sangue provocando altri dolori e altro sanguinamento a differenza di Giordano Bruno dove il “mordacchio” fu elaborato non per ferire la lingua ma per inchiodarla e impedirgli comunque di parlare. La briglia della comare si diffuse rapidamente di pari passo con la caccia alle streghe perché pareva il mezzo più idoneo per zittire anche il cervello dei rei peccatori. Basti pensare che se ne ha traccia dell’uso di questo infernale attrezzo fino agli inizi del 1800. Oggi però, è sempre più incalzante una domanda: Ma le mascherine anti Covid rappresentano o potrebbero rappresentare una nuova forma di “mordacchio”? E tutte quelle persone che hanno tratto lauti guadagni sul commercio lecito/illecito d’esse sono dei delinquenti o sono “il braccio occulto”, quelli senza scrupoli, dei moderni “inquisitori”?.      «Ai posteri l’ardua sentenza noi chiniam la fronte…».

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