Ancestrale ipocrisia di Stato fra antinomie destrorse e sinistrorse

di asterisco

Il farsesco e canonico riproporsi di atteggiamenti ormai debellati dalla storia viene continuamente portato alla ribalta dall’informazione non solo perché fa notizia ma fa comodo allo stesso tempo a chi ha responsabilità di governo. Non ci si deve meravigliare più di tanto, l’assuefazione prodotta, di cui le nostre penne sono valenti artigiani, è assicurata in pieno.

Il blaterare a destra e a manca invece non appartiene a uno Stato che si definisce democratico, se esistano delle leggi queste vanno rispettate e fatte rispettare senza indugi. La ragion di Stato ha ben altre prospettive, non certo quelle sollecitate dal vento che spira al momento. Nel nostro Paese le giravolte politiche sono ordinaria amministrazione e per nulla giustificabili, basti guardare il recente passato e il presente per rendersene conto, tutte caratterizzate da zelanti funzionari, burattini e burattinai mascherati da un marchiano daltonismo politico a destra come a sinistra. Ci si dimentica purtroppo dei valori fondamentali a cui si erano ispirati i nostri padri costituenti. Si ha l’impressione che vadano man mano messi in ombra o fatti valere solo qualora facciano comodo a una certa classe di politicanti nostrani, arrampicatori sociali che si sentono investiti da un mandato elettorale più per fini personali che governativi.

I simboli hanno una loro importanza contestuale, diversamente sono solo realtà transeunte, il loro monotono ripetersi non significa nulla ma deve essere l’equilibrio costituzionale dello stato democratico a vigilare.  Squadrismo verbale oltre che fisico, saluto romano, pugno chiuso, celodurismo bossiano, vaffa famoso, e l’elenco sarebbe infinito, possono dire molto a seconda dei tempi. In maniera paradossale forse il braccio alzato sarebbe una misura anticovid?

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