Fino a qualche mese fa ascoltare luoghi comuni contro il Sud faceva comprendere che a parlare era un idiota, ma da dopo le ultime elezioni si fa fatica a collocare il dicitore denigratore perché si sono aggiunti politici di sinistra trombati, amministratori improvvisati di destra, giornalisti divenuti i paria dell’informazione, giudici che hanno perso il loro punto politico di riferimento.
Il luogo comune è diventato: Sud divoratore di fondi strutturali (e non è vero), Sud assistito, Sud in piena ripresa che non ha bisogno di eccessiva assistenza di cui invece ha bisogno il Nord che offre lavoro (almeno così sostengono certe fonti autorevoli della politica). Lo slogan più curioso è quello inneggiante la rinascita del Sud che però non sa sfruttare la sua enorme ricchezza di cultura mediterranea. È vero, il Mezzogiorno d’Italia nella sua storia politica ed economica è stato sempre legato all’Europa più di quanto lo fosse il Paese Italia, ma è anche vero che, tale pezzo di “Giardino d’Europa”, viene continuamente tradito, vilipeso, ammirato e visitato.
Con la presa in considerazione dei vanti culturali vogliamo considerare anche le motivazioni che hanno sempre riportato il Sud nella solita infelice posizione di disagio?
Posizione che certamente è ascrivibile all’incapacità delle classi dirigenti oltre che a un ingiustificato ritardo strutturale che ne è ed è stato da sempre la causa.
Sì! È dall’unificazione d’Italia che il Sud ha iniziato un processo di modernizzione, ma è anche vero che esagerati squilibri portano a vivere profonde contraddizioni nelle quali il vecchio e il nuovo convivono spesso in feroci conflitti.
Il possibile cambiamento migliorativo per il Sud deve, a parer mio, prendere in esame l’esperienza di alcuni Paesi dell’Unione che hanno sperimentato politiche pubbliche di successo, partendo dalle stesse condizioni e con le stesse opportunità messe a disposizione del Mezzogiorno.
Purtroppo il Mezzogiorno, pur essendo stato destinatario di cospicue risorse comunitarie, presenta ancora un divario notevole con le regioni del Centro-Nord. Pur tuttavia la grande caratteristica del Sud è la capacità di fondere, anche se non sempre in modo consapevole, i fattori culturali positivi ed essi sono il senso della ospitalità, lo stretto rapporto con la natura, il culto della memoria e della tradizione. Insomma il Sud risponde a un richiamo conservativo nel quale si identifica e di cui oggi si sta ricominciando a riscoprirne il valore.

