È stata, tra Potenza e Catanzaro, una battaglia nella tormenta che ha imperversato sul Viviani, con i protagonisti allo stremo delle forze, che si sono battuti con tenacia e gagliardia fisica, tentando, entrambi, di raggiungere l’obiettivo: la vittoria. C’è riuscito meritatamente il Potenza, che ha espresso, attraverso un’esemplare impostazione tattica, lucidità di manovra, aggressività e notevole qualità di gioco. Quest’ultimo, a tratti, è stato godibilissimo; i leoni si dimostravano estrosi, scintillanti ed imprevedibili, spesso sorprendendo gli avversari sulle fasce laterali, creando, in tal modo, opportunità offensive. Gli uomini di mister Somma si presentavano con il modulo Sommiano del 4-2-3-1 dove esordiva in serie C, con un’ottima prestazione, il giovanissimo Brescia, classe 2002, causa l’acciaccato Santopadre, Il pacchetto arretrato s’imperniava sui 2 centrali Conson e Dejan Boldor, quest’ultimo alla sua prima partita in rossoblu; coadiuvati dai terzini Zampa e Panico, i “4 della Croce del sud”, si dimostravano tenaci ed inesorabili su ogni pallone, non consentendo agli avversari, tranne in alcune occasioni, di rendersi pericolosi. In mediana Iuliano e Sandri, un altro millennium scuola Toro, orchestravano il gioco con estremo raziocinio, mettendo in moto il trequartista Ricci e gli esterni d’attacco Volpe e Di Livio, con Salvemini punta centrale, prezioso nel far risalire la squadra. Probabilmente mister Somma, con gli inserimenti di Boldor, mostruoso nell’anticipo, del giovanissimo mediano Sandri, elegante per il gioco a testa alta ed il guizzante Di Livio, figlio d’arte, forse ha trovato la giusta quadra. Ma il Catanzaro? Obietterete sull’esistenza di questa squadra in campo, come nel “deserto dei tartari”. Ebbene mister Calabrò ha messo su, secondo i suoi dettami, una formazione che ha elementi di spessore, ma che necessita di rinforzi nel reparto offensivo, qualcuno da affiancare a quello che era lo spauracchio dei rossoblu: Matteo Di Piazza, autentico sconosciuto oggi al viviani, fino alla sua sostituzione. I giallo-rossi, secondo le disposizioni del mister, cercavano d’interpretare un 3-5-2, costruito con Riggio, Fazio e Pinna terzetto arretrato a protezione del portiere Branduani, buona la sua prestazione, mentre a centrocampo giostravano il metodista Corapi, con gli interni Verna e Urso, i quali non riuscivano, nella zona che conta, a contrastare le iniziative dei rossoblù, mancando poi in una valida gestione della manovra. Ma il problema delle aquile si annidava sopratutto sugli esterni, dove Casoli e Contessa erano costretti spesso a rincorrere gli avversari delle rispettive fasce, Volpe e Di Livio, con difficoltà a proporsi in fase offensiva; qui Di Piazza, l’ombra di se stesso, marcato da Boldor e alla ricerca di palloni giocabili, poteva contare solo su Carlini, interno dalle qualità offensive, ma capace, come vedremo, d’insidiare la porta di Brescia quando cesserà di fare la seconda punta, giocando in posizione più arretrata e defilata. L’andamento del match vedeva sin dal 1° i leoni all’attacco, con Di Livio che, lanciato da Ricci sull’out sinistro, pennellava dall’altro lato per l’accorrente Giovanni Volpe, il quale anticipava Contessa e di testa metteva in rete nell’angolo opposto a quello di Branduani. L’1-0 non gasava i potentini che tentavano di gestire il gioco, un aspetto ancora da perfezionare per mister Somma. Così per un banale fallo di Conson ai 25 m., Contessa, stava quasi per farsi perdonare l’errore precedente, con una punizione che, a portiere battuto, coglieva in pieno la traversa. I rossoblù rispondevano al 18° con una combinazione Salvemini-Di Livio non riuscita per un’inezia, ma al 22° un assist sotto misura di Verna costringeva Brescia a un’uscita stile kamikaze; ma, al 27° Panico s’involava salutando Casoli e metteva in area un invitante pallone che Francesco Salvemini, incrociando, d’esterno a seguire, scaraventava in rete sul 2° palo, per il doppio vantaggio dei leoni. Bisognava attendere oltre la mezz’ora per assistere a una veemente azione del “Magico” che costringeva Brescia a respingere a un metro dalla linea una violenta botta di Verna, con susseguente mischia e conclusione di Di Piazza respinta dalla difesa potentina. Al 36° il match potrebbe chiudersi in maniera definitiva, ma i leoni ciccano clamorosamente un calcio di rigore, dovuto a un evidente fallo in area di Riggio su Ricci, battuto in maniera impropria da Salvemini, il quale cercava l’angolo alla sinistra di Branduani, ma il portiere riusciva a intercettare il tiro, intuendone tempestivamente la traiettoria. Calabrò correva ai ripari inserendo Bayeyye esterno offensivo per il difensore Riggio attestando il proprio team con il 3-4-3, avanzando Casoli al fianco di Di Piazza e Bayeye, inserendo Martinelli nello schema difensivo e lasciando Carlini come genio creatore offensivo. Concluso il 1° game sul doppio vantaggio, i lucani riprendevano con le trame interessanti di Ricci e Di Livio, senza però colpire efficacemente, ma all’8° le aquile affondavano con Bayeye, il quale faceva fuori Zampa crossando per l’accorrente Di Piazza, anticipato d’un soffio dal salvatore Boldor che metteva in angolo. Successivamente botta e risposta tra le due formazioni senza alcun risultato fino al 29°, quando Massimiliano Carlini era in performance sulla sinistra, saltava Zampa e subiva un fallaccio in area da parte di Conson: penalty evidente che lo stesso Carlini trasformava. 2-1 alla mezz’ora, quindi, con un risultato in bilico e i 22 sferzati in campo da una terribile tormenta, che non impediva ai protagonisti di darsi guerrescamente battaglia, con le aquile alla disperata ricerca del pareggio, ma con un gioco prevedibile fatto di cross intercettabili da un’attenta difesa rossoblù, che nella circostanza si schierava anche a 5 difensori, con l’ingresso di Di Somma. Il match, quindi, terminava con il successo del Potenza, del quale tut’tora non si conoscono limiti e livelli di miglioramento, sia perchè è un complesso nuovo di zecca, sia per la giovanissima età della maggioranza dei suoi interpreti.

