Vicenda Salis. Sovranismo Italia-Ungheria: “complicità” è la parola d’ordine

Nell’affrontare il complesso e intricato caso di Ilaria Salis ci troviamo di fronte a un esempio lampante dell’intricato balletto diplomatico e della mancanza di coerenza nel contesto della politica estera italiana. Le azioni del governo, o meglio la loro mancanza, riflettono un’oscura melodia di voluta improvvisazione politica, lasciando comunque trasparire un’ineffabile mancanza di preparazione e un’imperdonabile leggerezza nell’affrontare questioni così gravi e delicate.

In primo luogo, la mancanza di un’immediata e decisa azione diplomatica rivela un’incapacità, o forse meglio scrivere un disinteresse, nel proteggere i diritti umani e la sicurezza dei cittadini italiani all’estero. L’atteggiamento cauto e poco incisivo del governo italiano risulta paradossale, se non comico se non fosse per la drammaticità della situazione, considerando l’urgenza e la gravità delle accuse rivolte a Salis. Come se la politica estera fosse una recita teatrale, l’Italia ha preferito restare in disparte, osservando con indifferenza la vicenda di una propria cittadina ingiustamente detenuta.

La mancanza di sostegno e assistenza adeguati alla famiglia di Ilaria Salis è un’altra macabra nota nella sinfonia della politica estera italiana. Mentre la famiglia lottava per la libertà e i diritti della loro congiunta il governo sembrava aver perso lo spartito, dimostrando una totale mancanza di compassione e solidarietà. In un momento di bisogno l’Italia ha dimostrato di essere un amico di poco conto, abbandonando la famiglia di Salis a navigare le acque turbolente della giustizia da sola, senza bussola né sostegno.

La debolezza e la mancanza d’impegno nel promuovere i valori dell’Unione Europea mettono in risalto l’inconsistenza della politica estera italiana. Mentre l’Unione Europea lotta per difendere i diritti umani e la democrazia l’Italia sembra ballare al ritmo di una musica diversa, mostrando una dissonanza politica che mette in ombra la credibilità e l’autorità dell’intera Unione.

La voluta improvvisazione politica dell’Italia nel caso di Ilaria Salis è un tragico esempio della mancanza di coerenza e visione nella politica estera italiana. Tra le pieghe della diplomazia si cela un’orchestra di incompetenza e disinteresse che suona una melodia di incertezza e indifferenza. In un mondo che chiede chiarezza e determinazione l’Italia sembra incapace di trovare la via verso una politica estera dignitosa e risoluta, ma malignare “s’azzecca”: c’è la volontà a non voler far nulla.

L’inconsistenza diplomatica dell’Italia, unita all’Ungheria da una visione sovranista e nazionalista, costituisce un paradosso ambulante nel panorama delle relazioni internazionali. Mentre entrambi i paesi si abbracciano sotto il vessillo del nazionalismo la loro alleanza si rivela essere un patto di contraddizioni e incertezze.

L’Italia, da un lato, si vanta di essere un membro attivo dell’Unione Europea, sottolineando l’importanza della cooperazione internazionale e della solidarietà tra gli Stati membri. Tuttavia, la sua adesione a politiche sovraniste e la mancanza di coerenza nel difendere i valori europei minano la credibilità del suo impegno europeista. L’Ungheria, d’altra parte, si distingue per la sua retorica nazionalista e la sua difesa accanita della sovranità nazionale, spesso a spese dei principi fondamentali dell’Unione Europea, come la democrazia e lo Stato di diritto.

Insieme, Italia e Ungheria formano un’inaspettata coppia di compagni di viaggio nella politica internazionale, accomunati dalla loro tendenza a privilegiare gli interessi nazionali rispetto agli obblighi e agli impegni internazionali. Questa alleanza sovranista si manifesta chiaramente nei casi come quello di Ilaria Salis, dove entrambi i paesi si sono dimostrati restii a intervenire in difesa dei diritti umani e della giustizia, optando invece per un approccio per nulla incisivo.

L’incoerenza diplomatica dell’Italia e dell’Ungheria è un riflesso delle sfide che l’Unione Europea affronta nel garantire l’unità e la coesione tra i suoi membri. Mentre alcuni Stati membri abbracciano appieno i valori europei, altri sembrano essere intrappolati in un labirinto di nazionalismo e egoismo, minando così gli sforzi comuni per promuovere la pace, la prosperità e i diritti umani in Europa e nel mondo. L’inconsistenza diplomatica dell’Italia e dell’Ungheria, alimentata da una visione sovranista e nazionalista, rappresenta una sfida fondamentale per l’Unione Europea e per il progetto europeo nel suo complesso. È essenziale che entrambi i paesi riconsiderino il loro approccio alla politica estera e riaffermino il loro impegno per i valori fondamentali dell’Unione Europea, al fine di garantire un futuro di pace, prosperità e solidarietà per tutti i cittadini europei.

Nella foto: Meloni e Orbàn

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