Vertenza Giuzio. I sindacati scrivono alle istituzioni e all’impresa

Riceviamo e pubblichiamo lettera di Fim-Cisl e Uilm.

Questa mattina, un lavoratore della Giuzio, presso l’area industriale di Balvano, è salito su una colonna di pergolato buttando giù le chiavi, è questo l’estremo gesto frutto della disperazione, quella vera, di chi da quattro mesi pur andando a lavorare quotidianamente non riceve la propria retribuzione. Una disperazione, quella dilagata stamattina, che abbiamo cercato di rappresentare, in ogni incontro sindacale e nelle centinaia di comunicati stampa che caratterizzano questa brutta pagina della storia politica lucana, a tutte le parti coinvolte; la disperazione di oggi è la stessa di tutti i 60 lavoratori della Giuzio che per vent’anni, anzi forse 25 anni, hanno dovuto elemosinare il proprio stipendio a causa del carrozzone ASI e dunque del mancato pagamento da parte della ditta Giuzio ai propri dipendenti. Non sappiamo cosa succederà nelle prossime ore, ovviamente abbiamo chiesto al lavoratore di scendere evitando dunque la possibilità di compiere altri atti estremi che potessero metterne a rischio la vita, ma sarebbe auspicabile in tal senso che questa mattina gli attori di questa vertenza dopo un doveroso esame di coscienza provvedessero a pagare i lavoratori perché non ce la fanno più, sopraffatti da conti bancari pignorati, senza più un euro nemmeno per raggiungere il proprio posto di lavoro, ed in molti casi in difficoltà anche nel garantire all’interno delle proprie famiglie i beni primari come un semplice piatto di pasta. Pertanto, chiediamo alla Regione Basilicata ed al Prefetto di convocare immediatamente il tavolo perché, come già più volte detto, i tempi della politica, della riforma API-BAS, della nomina del liquidatore e tutto ciò che riguarda la vicenda ASI non collimano con il quotidiano, con il nostro quotidiano, col quotidiano dei lavoratori, perché mai come questa volta alcune parole devono essere ascoltate: ogni riforma, senza entrare nel merito, va “accompagnata” senza lasciare a piedi nessuno.

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