Vaccino anti Covid-19: l’immunità dura almeno 9 mesi

Lo studio, effettuato a Whuan – da dove tutto ebbe inizio -, mostra che la presenza di anticorpi permane a 9 mesi dall’infezione. Un’ottima notizia soprattutto in ottica vaccinazione.

L’immunità a Covid-19 può durare almeno 9 mesi, anche nei casi di infezione asintomatica. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge da uno studio da poco pubblicato sulla rivista The Lancet. Un’ottima notizia in chiave vaccinazioni: se la durata fosse confermata l’immunità indotta dai vaccini potrebbe valere addirittura da un anno all’altro. Quando il nostro corpo viene in contatto con un agente esterno potenzialmente dannoso produce una reazione immunitaria composta da due fasi: quella aspecifica -presente già alla nascita e non dipendente da incontri pregressi- e quella specifica -diretta in maniera precisa contro quel determinato agente esterno. Quest’ultima è essenzialmente mediata da due tipi di cellule: i linfociti B e i linfociti T. I primi sono i responsabili della produzione di anticorpi, i secondi della risposta cellulare al virus. In entrambe in casi in seguito da un’infezione o alla vaccinazione si creano specifiche cellule della memoria in grado di attivarsi in caso di incontro con il patogeno. Diversi studi apparsi nei mesi scorsi hanno mostrato che la presenza di anticorpi neutralizzanti, seppur diminuendo nel tempo, rimane per diversi mesi. Ultimo in ordine di tempo lo studio realizzato a Wuhan e pubblicato su The Lancet. Dalle analisi è infatti emerso la persistenza di questi anticorpi a 9 mesi dall’infezione. Persistenza registrata -ed è un’ottima notizia- indipendetemente dalla severità dell’infezione. Ma il dato più incoraggiante non è tanto quello della presenza degli anticorpi neutralizzanti quanto la quantità riscontrata. In tutti i casi erano presenti quantità ben al di sopra del limite minimo sotto il quale si perde la capacità di neutralizzare il virus. Un’ottima notizia se si considera che ciò dovrebbe avvenire in maniera ancora più marcata attraverso la vaccinazione. Quest’ultima infatti è in grado di generare una risposta più robusta, in termini di produzione di anticorpi, rispetto alla malattia. Ed è per questa ragione che i vaccini potrebbero essere efficaci almeno per un anno. Ma la risposta anticorpale non è la sola risposta specifica contro un patogeno. Al pari degli anticorpi, nella genesi di un’immunità a lungo termine, vi è la risposta mediata dalle cellule T. Questi linfociti infatti, a differenza dei B deputati alla produzione di anticorpi, hanno il preciso compito di riconoscere le cellule infettate dal virus. Ciò avviene perché queste utlime, quando il virus è presente, espongono sulla propria superficie una sorta di “marchio” che sta ad indicare l’avvenuta infezione. In questo modo i linfociti T possono riconoscerle, legarsi ed eliminarle. Ciò accade anche in caso di infezione da Sars-CoV-2. Come per i linfociti B, esistono anche i linfociti T della memoria. Ecco perché -e la cosa è comune anche per altri coronavirus- è lecito aspettarsi che dopo un primo incontro con il patogeno -che sia aver sviluppato la malattia o esserci vaccinati- si sia in grado di rispondere efficacemente quando entriamo in contatto con il virus. Nel caso della Sars, ad esempio, questa memoria è decennale.

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