Vaccini anti Covid-19 a confronto

È trascorso più di un anno dalla dichiarazione di stato di pandemia mondiale da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il virus Corona ha letteralmente spiazzato il mondo, nessuno poteva prevederne l’arrivo e nessuno poteva nell’immediato trovare il modo di scamparvi. L’unica via per uscire dalla pandemia di Covid-19 è la vaccinazione di massa. I vaccini costituiscono l’arma che consente l’eradicazione di una malattia, questo perché stimolando il sistema immunitario fanno sì che il nostro organismo sia preparato “a combattere” contro un agente patogeno. Per definizione i vaccini sono preparati biologici ottenuti con diverse tecniche che dipendono dal tipo di patogeno in questione. Sono decine i vaccini in fase di studio o più o meno avanzata di sperimentazione. Al momento in Italia sono 4 le formulazioni vaccinali, contro il virus Corona Sars-CoV-2, autorizzate e rientrate nel piano vaccinale nazionale: Comirnaty mRNA BNT162b2 di Pfizer-Biontech;  mRNA 1273 di Moderna; ChAdOx1 nCov19 di Astrazeneca; Johnson & Johnson. Nei primi due casi parliamo di vaccini a mRNA, questo una volta all’interno della cellula umana farà produrre una piccola porzione di virus, ovvero la proteina Spike. L’organismo, nonostante l’abbia prodotta, riconoscerà la proteina come “qualcosa di estraneo” e di conseguenza impiegherà il sistema immunitario al fine di produrre anticorpi contro quella proteina sconosciuta. Nel caso del vaccino AstraZeneca, invece, parliamo di una formulazione basata su un vettore virale non-replicativo. Si tratta di un vaccino che utilizza un virus, innocuo per l’uomo, al fine di portare all’interno della cellula un “pezzetto” di agente patogeno. Nel caso specifico di questo vaccino il vettore è una versione indebolita dell’adenovirus dello scimpanzè, che contiene il materiale genetico della proteina Spike del Sars-CoV-2. Il sistema immunitario si attiva, quindi, contro la proteina e produce degli anticorpi. Inoltre in tutte le formulazioni vaccinali sono presenti eccipienti, questi svolgono varie e importanti funzioni volte a migliorare l’efficacia del vaccino stesso. Per esempio servono a: migliorare la reazione immune al vaccino (adiuvanti); a stabilizzare e prolungare la durata di inutilizzo del vaccino (stabilizzatori); conservare il vaccino (conservanti). Il vaccino Pfizer-BioNtech è stato il primo ad essere approvato e commercializzato, si chiama Comirnaty mRna BNT162b2 ed è una formulazione a RNA messaggero (mRNA). Il suo utilizzo è adatto a coloro che hanno più di 16 anni d’età, viene sommistrato per via intramuscolare e prevede due dosi a distanza di 21 giorni circa una dall’altra. Ciascuna fiala di vaccino può essere conservata fino a 6 mesi a una temperatura tra i -90°C e i -60°C, fino a 5 giorni tra i 2°C e gli 8°C e fino a 2 ore tra gli 8°C e i 30°C. Mediante l’impiego di siringhe di precisione viene iniettato l’mRNA del virus, racchiuso in vescicole lipidiche, insieme a una serie di eccipienti. Nel caso nel vaccino Pfizer-BioNtech gli eccipienti presenti nella soluzione iniettata sono: distearoyl-sn-glycero-3-phosphocholine, colesterolo, sodio fosfato bibasico diidrato, fosfato monobasico di potassio, cloruro di potassio, cloruro di sodio e saccarosio. L’efficacia di questo vaccino, nel ridurre i casi sintomatici di Covid-19, è del 95%. Questo dato è relativo alle sperimentazioni cliniche effettuate su decine di migliaia di volontari e non al dato su una popolazione estesa. L’efficacia stimata si esplica una settimana dopo la seconda iniezione, ossia a 28 giorni dalla prima somministrazione. Le reazioni avverse più frequenti (più del 10% dei vaccinati) sono lievi e sono: dolore e gonfiore nel sito di iniezione, mal di testa, dolori muscolo-scheletrici, stanchezza. febbre e brividi. In meno dell’1% dei vaccinati si possono riscontrare una o più delle seguenti reazioni: arrossamento del braccio, nausea, pruriti, insonnia e sensazioni di malessere. In una percentuale inferiore all’uno per mille dei casi si può riscontrare la debolezza nei muscoli di un lato del viso con paralisi facciale periferica. Mentre reazioni avverse gravi sono molto rare ed eventualmente comportano l’ingrossamento della ghiandole linfatiche. Generalmente tali reazioni si manifestano in seguito alla seconda dose. In una fase abbastanza iniziale della campagna vaccinale non si dispone di indicazioni certe in merito alla durata della protezione del vaccino. Si stima che il tempo di protezione vada da 6 ad almeno 12 mesi. Ciascuna dose di vaccino Pfizer costa circa 12 euro. Anche il vaccino Moderna, chiamato mRNA 1273, è una formulazione a RNA messaggero, ciò lo rende abbastanza simile al Pfizer-BioNtech nel meccanismo d’azione. Vi sono però delle differenze tra due. Il vaccino Moderna è indicata a persone dai 18 anni in su e anche in questo caso sono previste due dosi a distanza di 28 giorni l’una dall’altra. La conservazione a lungo termine di questo vaccino deve avvenire a temperature tra i -25°C e i -15°C, e fino a 30 giorni tra i 2°C e gli 8°C. Viene iniettato, con siringhe di precisione, l’mRNA del virus, racchiuso in vescicole lipidiche, insieme a una serie di eccipienti che nel caso di Moderna sono: SM-102, Dspc, Peg 2000 Dmg, cloruro di potassio, di idrogeno, fosfato di potassio, cloruro di sodio fosfato disodico diidrato e saccarosio. L’efficacia dichiarata e validata è del 94,1% per tutte le fascie d’età. Questo dato è relativo agli studi clinici antecedenti l’approvazione. Si ritiene che il vaccino Moderna possa garantire tale efficacia a partire da 2 settimane dopo la seconda dose, cioè a 6 settimane dalla prima. Gli effetti indesiderati più frequenti sono di lieve entità e durano al massimo qualche giorno. In genere si esplicano in seguito alla somministrazione della seconda dose. Si può riscontrare: dolore nel punto dell’iniezione, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, nausea o vomito, brividi, ingrossamento delle ghiandole linfatiche nel braccio dell’iniezione, gonfiore o arrossamento nel braccio dell’iniezione e febbre. Gli effetti avversi gravi, nel caso di Moderna, non hanno finora mostrato differenze statisticamente significative tra i volontari a cui è stato iniettato il vaccino e coloro a cui è stato dato un placebo. Il costo per ciascuna dose è di 14,68 euro. Se i primi due tipi di vaccini trattati possono essere considerati, in un certo senso, equivalenti per la formulazione vaccinale il discorso è diverso. Il vaccino Oxford-AstraZeneca è stato formulato utilizzando un vettore virale non-replicativo che in questo caso è un adenovirus di scimpanzè. Questo adenovirus induce il corpo umano a produrre la proteina Spike del nuovo coronavirus ma non può indurre la malattia perché viene privato della sua capacità replicativa.  Questa formulazione vaccinale viene somministrata per via intramuscolare in due dosi a distanza di 10-12 settimane a partire dai 18 anni d’età. Il vaccino può essere conservato a temperature da frigorifero, tra i 2°C e gli 8°C, fino a 6 mesi a confezione chiusa e fino a 2 giorni a confezione aperta. Viene iniettato l’adenovirus modificato e una serie di eccipienti, ovvero: L-istidina, cloruro di magnesio esaidrato, polisorbato 80, etanolo, saccarosio, cloruro di sodio, disodio edetato. I nuovi dati, pubblicati sulla rivista Lancet, indicano un’efficacia dell’82% quando tra la prima e la seconda dose intercorrono 12 settimane. Le reazioni avverse registrate sono simili a quelle viste per i vaccini citati precedentemente; sono molto lievi e più frequenti sotto i 65 anni di età. Le reazioni gravi sono state rarissime. Il costo per ogni dose è di circa 2 euro. Secondo l’ultimo aggiornamento del piano vaccinale, nel nostro Paese questa formulazione sarà destinata fin da subito a personale scolastico e universitario, forze dell’ordine, carceri, operatori di altri servizi essenziali non sanitari e a chi soffre di patologie lievi. Il vaccino Johnson & Johnson  come AstraZeneca prevede è una formulazione vaccinale basata sul”impiego di un vettore virale che anche in questo caso è un adenovirus. La caratteristica che lo distingue da quelli appena visti è che prevede un’unica dose e può essere somministrato a partire dai 18 anni d’età. Il vaccino rimane stabile per due anni a -20° e per almeno tre mesi tra i 2°C e gli 8°C. L’efficacia si attesta sul 67% e gli effetti collaterali sono risultati lievi o moderati risolvibili entro un paio di giorni dalla vaccinazione.

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