Turismo delle radici sì… ma avventizie!

di Epigonico Linneano

Le fantasie surreali, imbellettate e nobilitate a testimonianza delle origini identitarie e nell’enfasi di ricordi arcani legati all’atavica condizione di un popolo che è stato e sarà sempre d’emigranti, sono l’unica plausibile spiegazione di tali kermesse sempre più frequenti, il cui risvolto economico mirato è quasi sempre sottaciuto.

Un patetico se non patologico amarcord dal vago sapore felliniano che non ha alcun riscontro oggettivo se lo si confronti con le realtà sociali della regione Basilicata. Un manicaretto stuccoso messo su alla bene e meglio per disporre di fondi essenzialmente europei che però ingrossano sempre e solo le medesime tasche indigene.

Una regione che fa fatica a risolvere i suoi problemi ancestrali in una lotta quotidiana per la sopravvivenza sembra che scopra, come se non bastasse la maldestra e costante gestione delle sue risorse petrolifere e di un patrimonio fatto di bellezze naturalistiche, paesaggistiche e di tipicità culinarie più che gastronomiche, nientepopodimeno che un turismo delle radici, scomodando un termine la cui  articolata semantica dovrebbe farci riflettere su ben altre  paradossali vicende con cui siamo costretti a vivere:ambiente, salute, lavoro e naturalmente EMIGRAZIONE!