Turati, fondatore del primo partito nazionale dei lavoratori italiani

Filippo Turati nacque a Canzo (Como) il 26 novembre 1857 da Adele Di Giovanni e Pietro, alto funzionario dell’amministrazione austriaca, entrato in quella italiana nel 1859, e che impartì al figlio una rigida educazione conservatrice.
A Cremona Turati, mentre frequentava la terza media, conobbe Leonida Bissolati dalla quale fu fortemente influenzato tanto da mettere in discussione l’educazione religiosa e monarchica ricevuta dalla famiglia.
Iscrittosi a giurisprudenza a Pavia, terminò gli studi a Bologna, dove conseguì la laurea nel 1877.
A Milano, ultima sede di lavoro del padre, cominciò a collaborare a varie riviste della Scapigliatura lombarda e della sinistra antitrasformista. Frequentò Ardigò, uno dei massimi esponenti del positivismo italiano, di cui curò nel 1878 la pubblicazione intitolata “Morale dei positivisti” sulla Rivista repubblicana.
Un’altra tappa importante della sua maturazione culturale e politica fu l’elaborazione del saggio “Appunti sulla questione penale” in cui confutò le teorie di Lombroso per evidenziare come lo sfruttamento dell’uomo sia il fattore determinante del delitto.
Nel 1885 ebbe l’incarico di coordinare in Toscana e in Campania l’inchiesta sulle condizioni sanitarie delle popolazioni agricole. In tale occasione a Napoli conobbe Anna Kuliscioff che diventerà la compagna della sua vita e dalla quale apprenderà metodi e strumenti di analisi dei fenomeni sociali e dei problemi legati alla lotta di classe. Successivamente, collaborando a “Cuore e critica”, iniziò un intensa opera di divulgazione del marxismo.
Nel 1889 fondò la Lega socialista milanese e nel gennaio del 1891 fondò “Critica sociale”, la rivista che per decenni sarà la più importante pubblicazione del socialismo italiano.
Promotore della nascita del Partito dei lavoratori italiani, avvenuta a Genova nel 1892, entrò nella direzione soltanto quattro anni dopo come membro del gruppo parlamentare, essendo stato eletto deputato nel 5° Collegio di Milano. Nel 1898, durante la feroce repressione di Milano, Turati fu arrestato, perse l’immunità parlamentare e fu condannato dal Tribunale militare a 12 anni di prigione. Anna Kulisciofffu condannata a due anni. Dopo 14 mesi di carcere Turati riacquistò la libertà grazie a un provvedimento di indulto.
Leader riconosciuto, di fatto diresse il Partito socialista italiano dal 1900 al 1912 sostenendo una linea politica che prevedeva una serie di organiche riforme economiche e sociali, capaci di collegare il movimento politico col movimento proletario, e conImagefermando costantemente una netta opposizione al governo.Image
Un altro dato essenziale della sua linea politica fu il suo intransigente antimilitarismo. Condannò, infatti, nel 1911 l’intervento dell’Italia in Libia e l’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale.
Il 26 giugno del 1920 pronunciò un discorso alla Camera, noto col titolo “Rifare l’Italia” in cui documentò l’esigenza di sviluppare le risorse nazionali con l’obiettivo di sanare gli squilibri economici e sociali e di consentire la pacifica ripresa della lotta politica e di classe. Affermò, inoltre, l’esigenza di guadagnare l’adesione operaia con uno Statuto dei lavoratori che sancisse il loro diritto di partecipare alla gestione e al controllo della produzione.
Mentre la borghesia reazionaria aumentava il suo peso politico e le minacce alle istituzioni si facevano sempre più pressanti, il Partito socialista italiano, pur contando 156 deputati, non seppe esprimere un programma politico realistico, anche a causa delle divisioni del vertice del partito.
Nel 1922, dopo l’espulsione dei riformisti dal Partito socialista italiano, Turati fondò il Partito socialista unitario.
Dopo il delitto Matteotti (1924) e la morte della sua compagna Anna Kuliscioff, a Turati, la cui salute era malferma, non rimase che la via dell’esilio in Francia. L’espatrio fu organizzato da Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Carlo Rosselli e da altri suoi compagni. Da Milano Turati fu portato prima nel Varesotto, poi a Torino, infine a Savona dove s’imbarcò per la Corsica che ragiunse il 12 dicembre del 1926.
Stabilitosi a Parigi, in casa di Bruno Buozzi, fu in contatto con i maggiori esponenti della Resistenza e con il gruppo di “Giustizia e Libertà” continuò per sette anni la sua tenace opposizione al fascismo nei comizi, sulla stampa, nelle riunioni dell’Internazionale socialista, richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sulla minaccia internazionale del fascismo e sulla sua natura agressiva nei confronti degli altri Paesi.
Dopo una breve malattia polmonare morì a Parigi il 29 marzo 1932. Fu sepolto al cimitero di Père Lachaise e le sue ceneri furono traslate al Monumentale di Milano l’11 ottobre del 1948.

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