“Tremolìo” di penne erotiche smarrite in un cosmo a luci rosse

di asterisco

Un disperato insieme di racconti tra il dionisiaco e l’orgiastico narcisismo di scrittori di tendenza, molti dei quali affetti da pruriti feromonici con evidenti inalberamenti priapei. Una vena letteraria profusa a larghe mani senza un’effettiva direzione, in barba a qualsivoglia punto cardinale né tantomeno equatoriale. Narrazioni che si dilatano in maniera fin troppo stereotipata, luoghi comuni accomunati da ricordi al limite tra un maniacale e vissuto provincialismo, lontano anni luce dalla creatività e fantasia di felliniana memoria, o dignità letteraria che autori di ben altro livello sono riusciti, ad immaginare nel descrivere una realtà italiana e non solo. 

Raggruppati in tre cromie che vanno dal rosso al verde e al giallo si fa fatica a comprendere che relazione ci sia tra le narrazioni e le tonalità di questi colori, senza voler scomodare la goethiana teoria dei colori o i classici opuscoli di Michel Pastoureau in proposito. Non aiuta affatto un’attenta lettura per scoprire l’arcano.

Se il rosso è il simbolo della passione, del fuoco, del sangue, nel mondo dell’Eros, bisogna stare attenti a non trasformarlo in qualcosa hard, come nei primi racconti, o sfociare in séguiti apotropaici e ricadute nell’antropologia che potrà definirsi anche culturale ma in questi casi sembra più giusto definire tribale o infernale. Si passa dalla scena che vede esposte delle mutande sul muro di una chiesa quasi a mo’ di crocifissione e le ambigue divagazioni di osservatori che s’insinuano lascivamente tra le pieghe e i solchi di glutei formosi, provocanti fessure, piccioni e buchi neri. Le paure ancestrali di contagi deleteri del sistema immunitario emergono da una prosa indefinitamente vernacolare, alla Camilleri, nel timore del mal franzese di passata memoria, oggi piaga dell’AIDS, per finire poi in un vicolo di “merda” (sic) con la sua bigotta e sudicia umanità.  

Nel segno cromatico del giallo risaltano delle vere perle letterarie che ben si addicono a questo colore, nonostante il tragico, infamante e indelebile ricordo cui tale colore riporta. Non si riesce a capire cosa c’entrino gli alborelli di ceramica invetriata, verosimilmente in giallo, o le ampolle che trasudano essenze balsamiche in bella mostra nell’antica farmacia di Maratea se non per fare da scenografia ad ammiccanti amplessi sollecitati da nudità nascoste sotto un camice bianco. Non potevano poi mancare i riferimenti alla moglie di Ser Giocondo, per descrivere l’incontro galante tra due colleghi, insegnanti in una scuola di Avigliano, nella Città di Monna Lisa, in ossequio alle elucubrazioni cui si affidano i critici d’arte, navigati epistemologi che si spacciano per studiosi di Leonardo.

Veniamo ora al colore verde simbolo della speranza così come dell’instabilità e inaffidabilità e i racconti erotici non sono da meno legati a un ambiente bucolico e agreste tra girasoli e falchi in un balletto ritmato dalla celebre filastrocca “Am-ba-ra-bà-cic-cì coc-cò” eccetera! Di fronte a un Eros di tal specie non rimane altra scelta per i comuni mortali che un Thánatos trionfante per questo Disperato erotico Sud!