Trapianto di microbiota: un possibile aiuto per gli oncologi?

Il trapianto di microbiota da donatore può essere effettuato in sicurezza in pazienti con melanoma, con leucemia mieloide acuta (LMA) e in quelli che hanno ricevuto un trapianto di cellule ematopoietiche. Il microbiota è l’insieme dei batteri che popolano l’intestino umano e che influiscono sulla risposta immunitaria dell’organismo. Il trapianto di microbiota ha lo scopo di migliorare, in questi pazienti, alcune alterazioni della flora intestinale che possono essere provocate delle terapie. Due gruppi di ricercatori, in Canada e negli Stati Uniti, hanno valutato in 2 categorie di pazienti oncologici l’uso di questa procedura, basata sull’assunzione di capsule che contengono microbiota fecale di donatori. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine e sul Journal of Clinical Oncology.

Nei dati pubblicati su Nature Medicine, i ricercatori dell’Università di Montreal, in Canada, hanno trattato 20 pazienti con melanoma avanzato con trapianto di microbiota e con gli inibitori di PD-1 nivolumab o pembrolizumab. L’obiettivo primario di questo studio di fase I era valutare la sicurezza del trattamento, che è stata a tutti gli effetti dimostrata: 5 pazienti sono andati incontro a eventi avversi di tipo immunologico abbastanza gravi, legati alla combinazione tra trapianto e farmaci, ma nessuno ne ha mostrati col solo trapianto di microbioma. È probabile quindi che gli effetti collaterali siano da attribuire ai farmaci più che al trapianto di batteri. Inoltre, i risultati hanno mostrato una risposta positiva alla cura nel 65 per cento circa dei casi, una percentuale superiore rispetto a quella osservata con la sola immunoterapia senza trapianto di microbiota. “I nostri dati mostrano che il trapianto di microbiota è sicuro nel trattamento di prima linea di questi pazienti e che servono ulteriori studi per approfondirne il ruolo in combinazione con l’immunoterapia” concludono gli autori.

Nel secondo studio, svolto presso l’Università del Minnesota, sono stati invece presi in considerazione pazienti con leucemia mieloide acuta e pazienti sottoposti a trapianto di cellule ematopoietiche. Si tratta di una popolazione fragile, che in genere è soggetta a un numero elevato di infezioni, anche a causa delle alterazioni nel microbiota (disbiosi) provocate dalle terapie aggressive alle quali è sottoposta. I ricercatori hanno dimostrato che il trapianto di microbiota, pur non riducendo in modo significativo le infezioni, è sicuro in questa popolazione ed è in grado di migliorare la disbiosi. In particolare, il trapianto di microbiota migliora la diversità dei microrganismi intestinali, aumentando i livelli di alcuni batteri commensali che vivono in assenza di ossigeno e riducendo invece la concentrazione di altre specie che sono all’origine di disturbi.

“I risultati di questo studio aiuteranno a svilupparne altri più mirati sull’utilizzo del trapianto di microbiota” concludono gli autori, confermando che la ricerca sui batteri che vivono nel nostro intestino sta diventando sempre più importante anche in oncologia.

Fonti: Routy B, Lenehan JG, Miller WH Jr, et al. Fecal microbiota transplantation plus anti-PD-1 immunotherapy in advanced melanoma: a phase I trial [published online ahead of print, 2023 Jul 6]. Nat Med. 2023;10.1038/s41591-023-02453-x. doi:1038/s41591-023-02453-x

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