di Eliotropico Fugace
Al di là della rima viene in mente la celebre novella del Boccaccio nella quale si racconta dello sprovveduto e credulone personaggio che ripercorrendo il greto di un torrente alla ricerca di una pietra preziosa e magica fonte d’ogni ricchezza, fattagli credere da due burloni presente nell’acqua, si carica di molte pietre da portar via.
Se si ripercorre la storia di tutto quanto ha poi portato all’emergenza legata all’approvvigionamento idrico dell’invaso della Camastra è possibile trovare molte analogie con lo spettacolo cui oggi siamo costretti ad assistere.
L’acqua da sempre è stata sinonimo di abbondanza e di ricchezza per l’agricoltura, nella complessa orografia del territorio lucano la sua gestione il più delle volte nel tentativo poco razionale di risolvere alcuni problemi ne ha creati molti altri, è questo il caso degli invasi che sono stati realizzati senza un piano progettuale visto nella sua prospettiva futura. Purtroppo si è giunti all’assurda se non paradossale situazione, pur avendo una ricchezza naturale di sorgenti di ottima qualità, l’incuria e l’inavveduta spregiudicatezza politico-amministrativa ci costringe a dover prelevare da tali invasi, e addirittura da corsi fluviali, l’acqua per uso potabile. Nulla di strano! Un appropriato uso delle conoscenze scientifiche, invece, ci potrà sempre essere d’aiuto, a voler essere in buona fede. Le ingegneristiche tecniche degli impianti di potabilizzazione, un attento controllo dei processi chimico-fisici processati e i vari gradi delle analisi chimico- batteriologiche eseguite consentono di rassicurare con chiarezza gli utenti del servizio idrico.
Nel riprendere la novella del Decamerone ci si domanda se in questa commedia lucana della risorsa idrica, vera elitropia, chi siano i Calandrino, i Bruno, i Buffalmacco, i Maso del Saggio e infine ahimè la povera Monna Tessa.
E chi ha orecchie da intendere intenda!


