Superlega: il calcio dei “Paperoni”

In quasi tutto il mondo, lo sport più diffuso è il calcio. La sua popolarità è dovuta alla “semplicità” del gioco stesso, o meglio, alla sua facilità con cui può essere praticato anche amatorialmente. Uno sport che non necessariamente richiede la dotazione di impianti e strutture; i bambini (e non solo) a calcio possono giocare nel cortile sotto casa, davanti la scuola, nell’oratorio della chiesa…ovunque! Basta un pallone ed il resto è frutto dell’inventiva dei partecipanti; le porte possono essere costituite, ad esempio da zaini, bastoni, bottiglie o da altri oggetti trovati sul posto dove si è deciso di giocare. Per questi motivi, il calcio è stato sempre considerato lo sport “della gente”, quello che anche le persone meno abbienti potevano praticare, seppur in maniera amatoriale. Dal 1857, quando in Inghilterra venne creata la prima squadra di calcio, lo Sheffield, ne è passata di acqua sotto i ponti; tanti sono stati i giocatori, nati da famiglie poverissime, che hanno fatto la storia del “pallone” avendo una rivalsa sociale ed economica; su tutti, Maradona, Eusebio e Pelè. Numerose sono state le squadre di provincia, in Italia come nel resto del mondo, che hanno fatto sognare migliaia di tifosi, i quali vedevano i loro giocatori come degli “eroi” che contrastavano i “poteri forti”. Tante volte si è assistito ad un “Davide contro Golia”, dimostrando la vera essenza del calcio e dello sport in generale: non sempre si vince con i “milioni” investiti ma anche con la bravura, la caparbietà, la professionalità e l’organizzazione. Nella notte tra il 18 e il 19 aprile 2021, dodici grandi club hanno generato un vero e proprio “terremoto” nel mondo del pallone annunciando ufficialmente di aver stipulato un accordo per la creazione di una nuova competizione: la Superlega o Super League. Le dodici società fondatrici: sei squadre inglesi (Liverpool, Manchester City, Manchester United, Tottenahm, Arsenal, Chelsea), tre spagnole (Real Madrid, Barcellona, Atletico Madrid) e tre italiane (Juventus, Inter e Milan), a cui potrebbero aggiungersi anche Psg, Bayern Monaco e Borussia Dortmund (che al momento non hanno ancora aderito). Un campionato di élite a cui parteciperanno venti squadre; oltre ai quindici club fondatori qualificati di diritto si aggiungeranno a rotazione cinque squadre per meriti sportivi. La Uefa, il governo del calcio europeo, contraria alla Superlega, ha minacciato sanzioni ed espulsioni dai tornei europei (Champions League ed Europa League) per i club partecipanti. La Champions League e l’Europa League sono dei tornei ufficiali organizzati dall’Uefa; le squadre che, in base ai risultati dei campionati nazionali, vi prendono parte, ricevono premi legati ai risultati sportivi e alle quote commerciali (market pool) che vengono divisi e distribuiti dall’Uefa stessa. La Superlega è, invece, un torneo privato organizzato e gestito dai club in maniera diretta, che lo disputerebbero a metà della settimana al posto delle coppe “tradizionali”. I grandi club europei vogliono aumentare il numero di partite di alto livello fra le migliori squadre del continente. Gestendo direttamente (e moltiplicando) gli incassi di sponsor e diritti televisivi senza mediazioni da parte della Uefa. La pandemia ha prodotto una crisi senza precedenti nei conti dei club e la Superlega è considerata l’unica soluzione per rilanciare il calcio europeo; avere incassi certi e garantiti di diritto aiuterebbe le società a sostenere la programmazione e gli investimenti. Una pioggia di denaro, circa 4 miliardi di euro, arriverebbero alle società dai “diritti tv”, 350 milioni a testa a stagione. Una vera e propria “rivoluzione” che andrebbe ad acuire sempre di più la differenza tra il calcio dei “paperoni” e quello di “provincia”. I club esclusi dalla Superlega si stanno organizzando per contrastare questa competizione e prendere provvedimenti contro le società fondatrici. E’ la fine di un’epoca?

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