Summa: «Sos Sanità. In Basilicata viene negato il diritto alla salute»

“In Basilicata il diritto alla salute è negato. Quanto sta accadendo rappresenta, in maniera evidente, lo stato comatoso in cui versa il sistema sanitario regionale”. È la denuncia del segretario generale dello Spi Cgil Basilicata, Angelo Summa, che definisce “drammatico” il perimetro in cui sta operando l’esecutivo Bardi.

“La Regione – continua Summa – è risultata agli ultimi posti delle classifiche del ministero della Sanità nelle aree prevenzione e ospedaliera dei Livelli essenziali di assistenza; ammonita dalla Corte dei Conti per un saldo negativo di 65 milioni di euro della mobilità sanitaria e per nomine dirigenziali in assenza di valutazioni comparative; richiamata  anche dal sindacato medici italiani a causa della carenza di medici sul piano regionale. A  questo si aggiunge la mancata stabilizzazione degli eroi al tempo del Covid, infermieri e operatori socio sanitari oggi dimenticati e l’assenza di dirigenti medici e le reggenze ad interim dell’Asp e del Crob. Una situazione – prosegue Summa – che non lascia spazio ad interpretazioni diverse. Una realtà che la mistificazione comunicativa e la narrazione non possono mutare. Lo stato dei fatti è questo: mancano medici, infermieri, i reparti sono in grande affanno, le liste di attesa sempre più lunghe. L’assenza di dirigenti e funzionari al dipartimento regionale della sanità crea ulteriori ed imbarazzanti paralisi. Il caos in cui vive la sanità lucana – continua il segretario dello Spi Cgil Basilicata – è testimoniato anche dalla chiusura tardiva dei bilanci 2021 da parte delle aziende Sanitarie e la mancata comunicazione relativa ai dati economici di bilancio del quarto trimestre 2022, da un’assistenza domiciliare assente, visite mediche impossibile da prenotare o con attese al 2024. È senza dubbio il momento più buio della sanità lucana, che da Regione antesignana delle riforme sanitarie alla fine degli anni ‘90, con un piano sanitario basato sul pubblico e sulla rete del 118, oggi si trova ad essere la peggiore per offerta sociosanitaria del Paese. Con il rischio di perdere, a causa delle inadempienze di questo governo regionale, anche i fondi, circa 44 milioni di euro, assegnati dal disegno legge 34 e quelli previsti dal Pnrr nell’ambito della missione 6 “Casa come primo luogo di cura (Adi)” , che ha come finalità quella di curare il paziente a casa e fissa l’obiettivo di assistenza domiciliare al 10% degli over 65, dove la regione è ferma  appena al di sopra del 2%”. Per Summa “la Basilicata vive oggi la fase peggiore della sua storia politica, economica ed istituzionale. In campo sanitario l’abbassamento dei livelli qualitativi assistenziali è evidente e questo sta letteralmente minando alle basi il diritto alla salute delle persone. Continuiamo a ribadire che la sanità ha a che fare con la salute delle persone. A pensionati, fragili, fasce deboli e non autosufficienti, parliamo del 40 per cento della popolazione, viene negato il diritto alla salute e alle cure, sancito dall’art. 32 della Costituzione. Al di là della propaganda sul bonus gas,  dato a pioggia senza distribuzione di reddito,  la realtà è altra: per assenza di programmazione e di investimento sulla sanità le persone sono costrette a pagare privatamente per potersi curare e spendere il triplo dei benefici del bonus gas. Occorre, invece, investire in personale (medici, infermieri e oss)  e  nel  potenziamento dei servizi territoriali per rafforzare la medicina territoriale , i punti di emergenza e urgenza e, nel complesso,  la sanità di prossimità. La pandemia alla giunta Bardi non ha insegnato nulla. La salute dei lucani è sempre più senza tutela. Questo è il tempo di scelte coraggiose e non il tempo di opportunismi. Il nostro impegno per il diritto alla salute e un servizio sanitario pubblico e universale – conclude Summa – sarà al centro della nostra iniziativa sindacale per fermare questa lunga e pericolosa deriva che ha portato la nostra sanità lucana in stato comatoso, non solo per assenza di visone ed investimenti ma per una gestione della cosa pubblica in modo autarchico, senza alcun confronto democratico ne con i cittadini, tanto meno con i sindaci e le rappresentanze sindacali. Una deriva antidemocratica che sta di fatto trasformando la nostra democrazia in una gestione feudale”.

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