Summa: «Divario di cittadinanza tra Nord e Sud del Paese»

“È arrivato il momento che la classe dirigente della Basilicata e del Mezzogiorno ponga al centro della discussione politica, nella Conferenza Stato Regioni e in Parlamento, l’approvazione e la definizione dei livelli essenziali di prestazioni fissati dalla Costituzione e mai quantificati”. È l’appello lanciato dal segretario generale della Cgil Basilicata, Angelo Summa. “Tra i tanti divari che ci sono tra Nord e Sud, oltre a quello infrastrutturale, che è atavico e a tutti noi evidente, c’è il divario di cittadinanza, che non è più accettabile per il Sud. Istruzione , mobilità , asili nido e assistenza sociale sono diritti costituzionali negati ai cittadini del sud – afferma Summa – Bisogna dire basta a questa rappresentazione falsata della realtà del nostro Paese, sapendo che le diseguaglianze maggiori tra nord e sud risiedono proprio nella cittadinanza. Prima di tutto bisogna superare la spesa storica che penalizza il Mezzogiorno, ponendo un freno al trasferimento discriminato delle risorse per finanziare i servizi. La definizione dei costi standard delle prestazioni sociali, per l’istruzione, la mobilità  e il welfare, a partire dagli asili nido, devono essere uniformi in tutto il paese. Non può esistere che la spesa pubblica pro capite al Sud per servizi, sanità, istruzione e trasporti sia nettamente più bassa. Un cittadino lucano deve avere la stessa spesa pro capite di un cittadino del Nord. Mettere al centro della discussione politica il contrasto alle diseguaglianze – riprende il segretario –  significa innanzitutto partire dalla ridistribuzione della ricchezza, assumendo il principio della progressività previsto dalla Costituzione, sapendo che oggi la maggiore parte del prelievo fiscale avviene dal gettito Irpef totalmente a carico dei lavoratori dipendi e pensionati”. La proposta della Cgil “è un grande piano di investimenti pubblici e privati per un nuovo modello di sviluppo, finanziato da un tributo di equità contro le diseguaglianze e da nuovi strumenti finanziari sostenuti da banche e Stato. Occorre un piano straordinario di investimenti pubblici e privati che si inserisca in un’idea di sistema Paese basata su un nuovo modello di sviluppo centrato sulla sostenibilità ambientale, partendo dalla manutenzione del territorio, dalle infrastrutture sociali, materiali e digitali – spiega Summa – Serve, finalmente, una riforma fiscale che non deve riguardare solo le detrazioni sui redditi da lavoro e dei pensionati che sono comunque necessarie, bisogna intervenire sulle ricchezze per una lotta contro le diseguaglianze. Ciò si traduce in una più generale riforma del fisco che deve porsi l’obiettivo di ridurre le tasse a chi le paga, vale a dire a lavoratori dipendenti e pensionati. La pandemia – conclude Summa – ha accentuato i rischi di un ampliamento delle disuguaglianze territoriali. Solo se si supererà il divario tra Nord e Sud si supererà la crisi. Le risorse messe in campo con il Recovery Fund offrono oggi la possibilità di una strategia per la coesione, capace di ridurre, una volta per tutte, le disparità e garantire una svolta per il Paese. Va innanzitutto contenuta la perdita di occupazione, specialmente giovanile e femminile e vanno recuperate le carenze infrastrutturali, le fragilità dei tessuti e delle filiere produttive soprattutto nel Mezzogiorno. L’Italia ha mostrato molte debolezze nella programmazione e nell’utilizzo delle risorse europee, in particolare al Sud. Ora si deve cambiare passo, mettendo in campo un programma innovativo e perseguibile di politiche e interventi, e soprattutto realizzandolo, a partire proprio dalla riforma fiscale”.

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