Storia dei Veleni da Socrate ai giorni nostri

di Michele Vista

L’affermazione di Paracelso “nulla è di per sé veleno, tutto è di per sé veleno, è la dose che fa il veleno” per quanto possa sembrare strana bene sintetizza tutto ciò che riguarda il significato della parola veleno, un termine la cui storia è intimamente legata a quella dell’uomo e delle sue relazioni sociali dalle origini sino a oggi. Il volume offre una dettagliata ed estesa panoramica dell’evoluzione storica e del diversificarsi di questo elemento in rapporto alla vita e alla sua organizzazione. Il veleno, dunque, come elemento naturale è parte integrante nello sviluppo di numerosi organismi appartenenti al mondo animale e a quello vegetale assumendo un ruolo fondamentale nell’evoluzione e conservazione di alcune specie. L’uomo, afferma l’autore, “punto d’arrivo di questo lungo percorso evolutivo, non è dotato di alcuna arma naturale di questo tipo; ma si è ingegnato a ricostruire per sé — e in seguito a perfezionare senza tregua — ciò che la natura gli aveva rifiutato. Non dispone di aculei né di denti avvelenati, ma possiede in compenso lo strumento più velenoso che in assoluto esista, sempre che, s’intende, venga usato a fin di male: il cervello”.
ImageImageImageImageNel corso dei vari secoli frequenti fatti storici hanno come protagonista il veleno, l’uso che di esso vien fatto si Imagerivela un utile strumento di lettura e interpretazione dandoci la possibilità di ricostruirli nei loro ambiti e contesti più specifici che riguardano la storia della chimica, della farmacologia e tossicologia, della medicina e più in generale della scienza. L’evolversi delle conoscenze scientifiche e l’uso che di esse vien fatto, finalizzato in teoria al miglioramento delle condizioni di vita ma nella realtà da sempre all’esercizio del potere, trova dunque nel veleno un potente alleato. Si fa un uso legale del veleno nell’amministrazione della giustizia, emblematica la condanna di Socrate a bere la cicuta così come di altri personaggi nel mondo antico e classico in particolare. Si sviluppa la ricerca conseguente di antidoti o antiveleni come affermano autori diversi, da Ippocrate a Galeno, da Averroè a Maimonide o si fa uso di altri tipi di sostanze tossiche quali it curaro nelle civiltà precolombiane stando alle testimonianze di Alexander von Humboldt, per passare poi nei secoli in avvenire a un uso a volte più individuale e quindi criminale del veleno ma anchepropriamente politico come hel caso della futura regina di Francia Caterina dei Medici e la sua fitta 3 schiera di maghi, astrologi, preparatori di filtri e profumieri che dalla Firenze rinascimentale l’avevano seguita. Nella maggior parte delle sostanze tossiche adoperate dai nomi più strani come acqua toffana, acqua di Napoli, triaca l’arsenico e i suoi derivati la fanno da padrone vuoi per la sua facile reperibilità ma soprattutto per la sua facilità d’impiego. E’ una polvere inodora, senza sapore che ben si mescola in qualsiasi cibo o si scioglie in qualsiasi bevanda ma cosa assai più importante non facilmente rilevabile e quindi dosabile neppure con l’esame autoptico almeno fino alla metà del XIX secolo nell’indagine tossicologica relativa ad avvelenamenti delittuosi. E’ solo nel 1836 che il chimico irlandese James Marsh pubblica un articolo in cui viene descritto un primo apparecchio per individuare ma anche dosare l’arsenico sbloccando lo stallo in cui si trovava la medicina legale almeno nel caso di certe azioni criminose. Negli anni a seguire, nella seconda metà del secolo XIX la tossicologia compie enormi progressi avvalendosi di tecniche spettroscopiche e cromatografiche sempre più sviluppate che possono identificare e misurare con grande precisione quantità minime di sostanze anche le più complesse. Si giunge così al secolo XX in cui il veleno diventa nuovamente, ma questa volta purtroppo scientificamente instradato, un’arma di morte collettiva e di sterminio d’intere popolazioni fagocitata dai due conflitti mondiali nei primi decenni del secolo e ancora strumento di morte collettiva in occasione di catastrofi industriali e ambientali come nel caso della diossina di Times Beach negli Stati Uniti, di Seveso in Italia e di Bhopal in India. L’accurata ricostruzione di tutti questi avvenimenti che il nostro autore compie, con rigore storico-scientifico può essere una stimolante lettura e un utile approccio alla comprensione della complessa storia dell’uomo sul pianeta Terra. Completano il volume, tra l’altro intelligentemente illustrato, una ricca bibliografia e un’appendice sui veleni presenti negli animali utile complemento alla tesi del nostro autore che l’uomo possiede in compenso lo strumento più velenoso che in assoluto esista, sempre che, s’intende, venga usato a fin di male: il cervello! (Tratto dalla Rivista M.d.T – Medici del territorio – del 2007, nr. 1).

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