Solo i sindacati Cgil e Uil pronti per gli scioperi del 17 novembre e dell’1 dicembre

Imbarazzante la decisione presa dalla Cisl di manifestare a Roma da sola il 25 novembre contro la manovra economica del governo nazionale

L’attivo dei  dirigenti e delegati Cgil e Uil ha definito oggi le modalità di adesione agli scioperi contro la manovra economica. Il 17 novembre prossimo lo sciopero nazionale di 8 ore nei settori Pubblica Amministrazione, Scuola-Università, Sanità, Trasporti, Poste – prevede due manifestazioni :a Matera davanti l’Ospedale Madonna delle Grazie “simbolo” della sanità che non funziona soprattutto nel Materano e a Potenza in piazza Matteotti. Lo sciopero regionale del 1 dicembre insieme a tutte le regioni del Sud si concluderà davanti la sede della Regione.

Il segretario regionale della Uil Vincenzo Tortorelli nella relazione ha indicato strategia e “rotta” e il primo obiettivo: far sentire la voce delle persone che vivono quotidianamente il disagio sociale. “Nei Palazzi romani come in quelli di Potenza – ha detto – è come se vivessero in un altro mondo. Non c’è alcuna percezione del  malessere sempre più diffuso. Ed è lì che le voci dei nostri lavoratori, pensionati, donne e giovani, degli “ultimi” devono arrivare”. “La manovra economica 2024, in discontinuità con la precedente Legge di bilancio- ha aggiunto –  non determina le risorse economiche in conto corrente finalizzate a garantire, attraverso l’istituto del fondo di perequazione, l’omogeneità in tutto il Paese dei diritti sociali e di cittadinanza. Si stanziano risorse insufficienti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e non si adottano soluzioni che favoriscano la conclusione di quelli del settore privato; non si assumono provvedimenti in materia di precarietà e di sicurezza sul lavoro; non investe sulla sanità; non si danno risposte sulle future pensioni dei giovani né sul tema dell’autosufficienza e non ripristina le condizioni originarie di opzione donna; non si affronta la questione dell’evasione fiscale e non si recupera nessuna risorsa dall’extra-tassa sugli extra-profitti; non ci si occupa di transizione energetica e non si definiscono politiche industriali e per lo sviluppo. A questo punto, dunque, falliti tutti i tentativi di dialogo -ha detto Tortorelli – non ci resta che la mobilitazione delle lavoratrici, dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani per chiedere un’inversione di rotta nella politica economica e sociale del Governo e delle Istituzioni locali”. Sulla situazione in Basilicata Tortorelli ha ricordato il rapporto della Banca di Italia aggiornato ai primi 9 mesi dell’anno che – ha detto – “ha suonato “la sveglia” al Governatore Bardi. Se dunque gli esperti di Bankitalia scrivono nel rapporto di “incertezza sulle prospettive” vuol dire che quanto da mesi stiamo dicendo ha una sua fondatezza ed urgenza, vale a dire che la prima “mission” del sindacato è mettere in sicurezza la Basilicata e con essa gli “ultimi”. Non mancano molti mesi dalla conclusione della legislatura regionale. Ci siamo rivolti più volte al Presidente Bardi e alla Giunta senza ricevere risposta. Manca un miglio dalla fine del loro mandato e pertanto siamo consapevoli che non si può fare tutto quello che non è stato fatto sinora.  Ci si concentri sulle priorità. Su tutte Stellantis e l’automotive di San Nicola di Melfi (Patto per Melfi), lo stato di attuazione del Pnrr, la riorganizzazione del sistema sanitario, il lavoro e la difesa dello stato sociale”.

La Cisl ha deciso di non aderire agli scioperi e di tenere una manifestazione nazionale da sola il 25 novembre. I delegati intervenuti nel dibattito hanno riferito del “forte imbarazzo” da parte dei delegati e lavoratori iscritti alla Cisl per spiegare questa posizione.

Conclusioni di Fernando Mega, segretario generale della Cgil: “C’è bisogno di un netto cambio di passo nel Paese e nella nostra regione, specie sulle politiche industriali e sull’aiuto strutturale alle famiglie, per le quali non sono sufficienti bonus vari e risorse a pioggia. Considerato il quadro internazionale di crisi, il forte aumento dei tassi d’interesse, il drammatico calo demografico con i giovani che, come certificato, fuggono via da una regione che non offre loro futuro, e le royalties che finanziano ormai solo la spesa primaria con i pozzi petroliferi in rallentamento produttivo, senza un radicale cambiamento le aspettative sono disastrose. Per questo mi auguro saremo in tanti il 17 novembre e il 1 dicembre a far sentire la nostra voce. La voce dei lavoratori e delle lavoratrici, dei precari, dei pensionati, dei giovani, degli studenti, degli inoccupati. I temi in ballo sono tanti, ma riconducibili a un’unica grande questione: la proposta di legge di Bilancio e le politiche economiche e sociali fino ad ora messe in campo dal Governo Meloni attaccano i cittadini onesti di questo Paese, letteralmente spaccato in due. Nord e Sud, ricchi e poveri. I privilegiati sono sempre più privilegiati, i poveri sempre più poveri. E tra questi ci sono i pensionati, i lavoratori e le lavoratrici, i disabili, le famiglie in difficoltà economiche a causa di questa crisi economica, politica e sociale che non risparmia nessuno, in un contesto internazionale teso e particolare, dove i conflitti in corso hanno inevitabili ripercussioni sulla vita di tutti noi.

Secondo un recente  studio Udu-Federconsumatori in Italia gli studenti universitari spendono 5.000 euro in più in due anni per studiare da matricola. Alloggi, trasporti, libri, spesa quotidiana. L’università è diventata, secondo il rapporto, “un lusso per pochi”.  Il tasso di abbandono di un neo-iscritto ha raggiunto il 14,5 per cento: uno ogni sei. E come fanno le famiglie a sostenerli quando l’inflazione cresce fino al 17 per cento, se ci sono quattro milioni di cittadini che non riescono più a curarsi. Come si sa il servizio sanitario è allo stremo per carenze di personale e chi c’è fugge. Ma il governo non ha tolto il tetto di spesa per il personale e non è previsto nessun piano assunzioni per il 2024. È previsto solo l’irresponsabile aumento del “cottimo” in sanità per medici e infermieri già stremati. Nulla per la prevenzione, non ci sono risorse per la salute e la sicurezza sul lavoro mentre continuano a registrarsi oltre tre morti al giorno. E poi la beffa sui disabili. È stato istituito un ministero dedicato, è stata approvata la legge sulla non autosufficienza e 350 milioni destinati alle persone con disabilità sono stati sottratti e messi su altri capitoli di spesa. È la gente comune, dunque, che ci chiede di scendere in piazza, che ci chiede di farci intermediari con il governo delle risposte che non arrivano. Chiediamo al Governo nazionale un confronto reale e di assumere provvedimenti, a partire da quelli in materia di lavoro (salari, contratti, precarietà) e di politiche industriali, sicurezza sul lavoro, fisco, previdenza e rivalutazione delle pensioni, istruzione e sanità, necessari a ridurre le diseguaglianze e a rilanciare la crescita del Paese in cui il Mezzogiorno torni ad essere centrale. Lo stesso confronto che ripetutamente abbiamo chiesto al governo Bardi in questa legislatura che ormai giunge al termine senza che alcuna istanza dei sindacati sia stata accolta. Il governo di centrodestra lascia una regione che indietreggia. E non lo diciamo solo noi, lo dice la Banca d’Italia. Ecco perché in questo contesto l’unità sindacale è un valore imprescindibile a cui non si può rinunciare. Speriamo pertanto di ritrovare una nuova intesa necessaria a livello nazionale e territoriale, dove già sono diverse le vertenze portare avanti in solitaria”

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