SLI: «Il gruppo di Controcorrente sa solo fagocitare cariche»

Riceviamo e pubblichiamo.

“Ancora una volta noi di Stampa Libera e Indipendente Basilicata registriamo da parte del gruppo di Controcorrente un atteggiamento che potremmo definire una “dittatura della maggioranza”. Infatti lo scorso 14 luglio si è riunita la Consulta della Casagit di Basilicata di cui fanno parte Grazia Napoli, Roberta Nardacchione e Manuela Mele. Ricordiamo come sono andate le elezioni del giugno scorso: Grazia Napoli ha ottenuto 58 voti, Roberta Nardacchione 42 e Manuela Mele un solo voto. Orbene, da regolamento Casagit, il più suffragato, in questo caso la più, diventa consigliere nazionale e fiduciario regionale. Nulla quindi da obiettare se queste cariche fossero state trattenute da Grazia Napoli, che è arrivata prima. Invece sapete cosa è accaduto? La venticinquennale fiduciaria lucana è stata chiamata a ricoprire il ruolo di vicepresidente nazionale, incompatibile con quello di fiduciario regionale. Per cui nella consulta di mercoledì scorso a cui di diritto hanno preso parte anche i presidenti di Assostampa e Ordine dei giornalisti di Basilicata, Angelo Oliveto e Mimmo Sammartino, nonché il fiduciario Inpgi, Gianluca Boezio, la fiduciaria eletta e dimissionaria ha deciso di propendere per Manuela Mele quale fiduciaria Casagit di Basilicata. Tutto questo in barba al voto democratico che aveva stabilito che Roberta Nardacchione è stata la più votata dopo Grazia Napoli. Sia chiaro, da regolamento tutto questo è stato consentito. Ma poi non si venga a dire che noi abbiamo diviso il sindacato. Quando poi si ignora quasi la metà dei colleghi a colpi di aritmetica fagocitando tutto quanto si riesce. Ricordiamo che le elezioni Assostampa andarono nella stessa maniera. Anche in quella occasione, con 5 seggi su 9, controcorrente ha fagocitato tutte le cariche possibili e immaginabili. Noi continuiamo a lavorare consci del fatto che la domanda di sindacato e la richiesta di rappresentanza che giunge da parte di molti colleghi come un vero e proprio grido di dolore, debba trovare cittadinanza prima o poi. Questo a tutti i livelli. Non possiamo pertanto non stigmatizzare ancora azioni di forza mirate a mortificare la nostra presenza”.

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