Sistema sanitario lucano da quinto mondo. Forse meglio dividere la regione tra Puglia e Campania. Intanto non si ferma l’emorraggia migratoria

di Giulio Tompesi

Sistema sanitario lucano al collasso. La colpa non è né del personale medico e né di quello paramedico, ma dei vertici politici e dei burocrati e a questo aggiungiamo il personale amministrativo delle strutture sanitarie. Ci è giunta la segnalazione di una paziente. Ne citiamo una tra le tante giunte in redazione all’indirizzo email: onoff.press@gmail.com. La “quarantena” di questa primavera ha generato numerosi problemi ai medici nello “smaltire” le visite programmate che a oggi 24 dicembre non sono state ancora completate. Eppure il direttore dell’Asp di Potenza mesi fa aveva annunciato che tutto era risolto… la solita bufala! Passiamo alla vicenda: a novembre 2019 la signora aveva prenotato un esame diagnostico per dicembre 2020. Puntualmente si è presentata al centro Polifunzionale “Madre Teresa” di via Del Gallitello a Potenza per pagare il ticket dovuto per la prestazione e a questo punto la prima sorpresa: con tanto di mancata cortesia dell’addetta, con modi per nulla “urbani” (come direbbe il principe della risata se non fosse che la questione è grave e riguarda la salute) e con cattiva educazione ha riferito alla signora di tornare in quanto la visita era per la settimana successiva e quindi non era il caso di effettuare “l’operazione” di pagamento in quel momento alla cassa. La signora con pazienza e senza proferire verbo è andata via (erano le 8 di mattina). Il giorno dell’esame si è ripresentata e l’addetta all’accettazione (la signora non ha riconosciuto se era la stessa della settimana precedente a causa della mascherina che copriva quasi tutto il volto. L’unico segno particolare è che i suoi capelli erano tinti di biondo). A questo punto l’ennesima amara sorpresa. L’addetta le ha rifiutato di far effettuare la prestazione in quanto vi erano le visite pre covid da smaltire. A questo punto la signora, molto indispettita e considerato che erano di nuovo le 8, ha risposto: «E non me lo potevate dire la settimana scorsa?». Risposta della dipendente dell’Asp: «Lei può venire solo se la chiamiamo noi». La signora: «E perché non avete telefonato in più di un anno?». Addetta ammutolita e non comprendendo che ricopriva un posto pubblico al servizio della comunità in ambito sanitario (assunzione da addebitare alla classica raccomandazione in uso in questo “pezzo” d’Italia?) ha riferito: «Attenda che le arrivi la telefonata». La signora, da vera signora, ha preferito non polemizzare con chi è incapace di comprendere. Come recita un vecchio proverbio: «A lavare la testa all’asino si perde acqua e sapone». E di asini il sistema in Basilicata (escludendo sempre medici e paramedici) è pieno, anzi straripante. A questo punto la donna, scrive nell’email, si è rivolta a un centro privato. Ha pagato la stessa somma e per l’occasione ha eseguito due esami diagnostici che ha poi fatto visionare al proprio medico curante, molto disponibile e super professionale alla stregua dei colleghi dei vari presìdi sanitari lucani. Per quanto riguarda invece il personale non medico operante nelle varie strutture, di certo non tutto, vale citare un vecchio detto: «Mussolini sarà stato anche un disastro per il Paese, ma in un ventennio qualcosa di buono l’avrà pure fatto!». Lo stesso vale per i dipendenti amministrativi delle strutture sanitarie regionali: molti operatori, specialmente gli addetti del Cup e non solo, sono sempre disponibili, comprensivi ed educati nei confronti dei pazienti. In questa sede non farò i nomi ma ci sono dipendenti dell’Asp, ad esempio, davvero bravi e disponibili. E poi ci si lamenta che la gente, soprattutto potentini, materani e moltissimi utenti dei paesi delle province si rivolgono a strutture di altre regioni, come Puglia e Campania per non citare regioni del Nord per interventi chirurgici, visite o altro. Risultato classe politica molto al di sotto della sufficienza, burocrati senza competenze e necessità di prepensionamenti per molti dipendenti amministrativi non più al passo con i mutati tempi. Pensionamenti, perché in fondo siamo un popolo buono, altrimenti sarebbe auspicabile un bel calcio dove non batte il sole e via a fare il carbonaro (con tutto il rispetto per i carbonari). Basta pagare nullafacenti, arroganti e degni solo di essere licenziati!