Siria. I bambini dopo dieci anni di guerra

A dieci anni dall’inizio della guerra in Siria, sono dodicimila i bambini uccisi o feriti: un bambino ogni otto ore. Il dato delle Nazioni Unite si riferisce ai casi accertati, ma il numero effettivo è certamente più alto. «La guerra è l’unica cosa che conoscono milioni di bambini in Siria, con un enorme impatto sul loro benessere psicosociale. Quasi cinque milioni di bambini sono nati in Siria dall’inizio della guerra nel 2011, con un altro milione nato come rifugiato nei paesi vicini alla Siria. Questi bambini non hanno conosciuto altro che morte, sfollamento e distruzione», dichiara il rappresentante UNICEF in Siria Bo Viktor Nylund. In questi anni i bambini siriani si sono trovati vittime di atrocità da parte di organizzazioni jihadiste, forze del regime e fazioni ribelli, come durante il massacro di al-Hawla, in cui la maggior parte delle vittime furono bambini, l’attacco chimico a Khan Shaykhoun, il massacro di Al-Ghouta. Migliaia di bambini siriani hanno perso alcuni dei loro parenti − un padre, una madre, fratelli o persino l’intera famiglia − a causa della guerra civile, che ha lasciato molti di loro senza casa e li ha resi vulnerabili allo sfruttamento da parte dei signori della guerra. Dal 2011, quasi 5.700 bambini sono stati reclutati nei combattimenti, riporta l’Unicef. Di nuovo, le cifre reali sono probabilmente molto più alte. Le gravi violazioni contro i bambini continuano a essere maggiori nel nord-ovest, dove la violenza e il conflitto sono in corso. Il 75% del totale delle perdite di bambini in tutta la Siria l’anno scorso è stato registrato nel nord-ovest, insieme a nove attacchi su dieci alle scuole e sette bambini su dieci reclutati e utilizzati nel conflitto. Nonostante il gran numero di campi profughi in tutto il territorio, sono molti i bambini che non hanno un luogo sicuro dove rifugiarsi, assistenza sanitaria e accesso all’istruzione. «La guerra non sta solo distruggendo il presente dei bambini in Siria, sta minacciando il loro futuro. L’istruzione era l’orgoglio della Siria, con tassi d’iscrizione superiori al 97% prima della guerra, ma il paese sta ora affrontando una delle più grandi crisi dell’istruzione nella storia recente. Quasi tre milioni e mezzo di bambini siriani sono fuori dalla scuola, incluso il 40% delle ragazze. Non possiamo sottovalutare ciò che questo significa per questi bambini ora, e per le loro comunità, ma anche per il paese negli anni a venire», dichiara Bo Viktor Nylund. «Quello che vediamo sul campo è che le strutture scolastiche sono sovraccariche. Una scuola su tre in Siria non può più essere utilizzata perché è stata distrutta, danneggiata, utilizzata come rifugio per le famiglie sfollate o per scopi militari. Molte delle scuole sono anche infestate dalle mine. Cosa significa questa combinazione di guerra e assenza d’istruzione? Significa la mancanza di opportunità di tornare a un certo livello di normalità attraverso l’istruzione. Solo l’anno scorso abbiamo visto un raddoppio dei bambini che soffrono di stress psicologico». Fuori dal paese la situazione non migliora: in Libano, per esempio, secondo il rapporto annuale di Save the Children, il 44% dei minori siriani non va a scuola, il 36% in Giordania e il 35% in Turchia, paese che ospita attualmente 3,7 milioni di rifugiati siriani e più di 300.000 richiedenti asilo, di cui il 46% sono bambini. «Questa guerra orribile e infinita, che dopo dieci anni continua ad avere conseguenze disastrose sulla popolazione, sta strappando l’infanzia dalle mani di milioni di bambini siriani. Tutto questo è semplicemente inaccettabile: il mondo non può voltarsi dall’altra parte mentre i bambini vengono derubati del loro futuro. Tutti i bambini siriani hanno bisogno di sentirsi protetti e al sicuro. Bisogna fare di tutto per ricostruire il loro futuro e restituire quell’infanzia che è stata loro brutalmente strappata dalle mani e alla quale hanno semplicemente diritto», ha dichiarato Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children.

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