Ignazio Silone (Secondo Tranquilli erano il nome e cognome anagrafico) nacque il 10 maggio del 1900 a Pescina dei Marsi, in provincia dell’Aquila. Il padre era un piccolo proprietario terriero e la madre una tessitrice. La grave crisi della viticoltura agli inizi del secolo costrinse il padre a vendere i suoi beni e a emigrate in Brasile per qualche anno.
ImageIl giovane Silone frequentò il ginnasio nel seminario della diocesi dei Marsi. All’età di 15 anni rimase orfano in seguito al terremoto che distrusse la Marsica. Proseguì gli studi in un istituto religioso di Reggio Calabria. Poco prima della fine della guerra – aveva 17 anni – iniziò la sua esperienza politica unendosi ai socialisti che si erano dichiarati contrari all’intervento.
L’inizio della sua esperienza politica coincise con l’attività giornalistica e letteraria. Silone cominciò a collaborare all’Avanti! con articoli di denunzia nei riguardi del Genio civile che aveva favorito gli speculatori nel corso della ricostruzione della Marsica colpita dal terremoto. Fu corrispondente del settimanale dei giovani socialisti L’Avanguardia e nel 1917 fu nominato segretario della Federazione abruzzese dei braccianti agricoli che aveva sede ad Avezzano.
Nel 1918 si trasferì a Roma. Un anno dopo fu nominato segretario dell’Unione socialista romana e nel 1920 direttore dell’Avanguardia. Amico personale e collaboratore di Antonio Gramsci, nel 1921 portò l’adesione della gioventù socialista al Congresso di Livorno che si concluse con la fondazione del Partito comunista italiano.
Fu direttore del quotidiano di Trieste “Il lavoratore” fino all’emanazione, dopo il delitto Matteotti, delle leggi eccezionali che, tra l’altro, soppressero la libera stampa.
Dirigente dell’organizzazione clandestina, fu eletto membro della Direzione del PCI. Denunciato due volte al Tribunale speciale per la difesa dello Stato riuscì a evitare i processi dandosi alla latitanza.
Riparò all’estero, in Francia, poi in Spagna e nell’Unione Sovietica, dove rappresentò in varie conferenze internazionali il Partito comunista italiano. Con Palmiro Togliatti partecipò nel 1927 a Mosca alle riunioni del Komintern che prepararono la condanna e l’espulsione di Trockij, Bucharin e Zinoviev dal Partito comunista dell’Urss.
Proprio nel corso di quelle riunioni, in cui Stalin assunse il potere effettivo dell’Unione Sovietica, Silone maturò la sua crisi politica, rompendo col partito e decidendo di esprimere tutto il suo impegno civile attraverso la letteratura. Nel 1930, a Davos, una località svizzera dove si era recato per curare una grave forma di tubercolosi, scrisse il suo primo romanzo, “Fontamara”.
In quel periodo fu colpito da una tragedia familiare. L’unico membro della sua famiglia, sopravvissuto al terremoto del 1915, il fratello Romolo, fu arrestato sotto la falsa accusa di aver preso parte a un attentato a Milano contro Vittorio Emanuele III: Romolo morì nel penitenziario di Procida nel 1932.
Terminata la cura, nel sanatorio di Davos, Silone decise di rimanere esule in Svizzera dove soggiornò 14 anni.
Isolato a seguito della rottura col Partito comunista e con la politica attiva, fu costretto a pagare di tasca propria la stampa di “Fontamara” dato il rifiuto di vari editori svizzeri di pubblicare il suo romanzo, di cui ogi si può misurare il largo successo ottenuto: “Fontamara” è stato tradotto in 27 lingue e sono state vendute 2 milioni di copie. Dopo “Fontamara” Silone scrisse, sempre in Svizzera, “Vino e pane” (1937), “La scuola dei dittatori” (1938) e “Il seme sotto la neve” (1940).
Nel 1940 accettò di ricostituire il Centro estero socialista ricominciando il suo impegno politico. Iniziò a pubblicare le sue tesi politiche su L’avvenire dei lavoratori, organizzando l’invio clandestino delle copie dalla Svizzera in Italia. Silone, in particolare, affermava il rifiuto dell’ideologia marxista e, in generale, di ogni ideologia totalitaria e si batteva per un’Europa federata e per una struttura statale fondata sulle autonomie.
Rientrato in Italia nel 1944, fu cooptato nella direzione del Partito socialista e nominato direttore dell’Avanti!. Eletto nella circoscrizione abruzzese per l’Assemblea Costituente, nel 1948 rifiutò di presentare la sua candidatura alle elezioni politiche perché deluso dalla precedente esperienza e perché riteneva più pregnante ed efficace la sua attività di scrittore.Image
Comunque nel 1949 fu tra i fondatori del Partito socialista unificato insieme a Tristano Codignola e a Giuseppe Romita e nel 1951 collaborò con Valdo Magnani e Aldo Cucchi, usciti dal Partito comunista italiano, per organizzare il Movimento dei lavoratori italiani.
Nel 1952 uscì il suo primo romanzo scritto in Italia: “Una manciata di more” nel quale si sottolineavano quei valori morali e sociali essenziali per la convivenza civile. Successivamente, nel 1956, scrisse “Il segreto di Luca”, nel 1960 “La volpe e le camelie”, nel 1965 “Uscita di sicurezza”, nel 1968 “L’avventura d’un povero cristiano”. Contemporaneamente Silone diresse la rivista Tempo presente e fu presidente dell’Associazione italiana per la libertà della cultura, due attività che testimoniano l’impegno e l’interesse dello scrittore per i problemi della società e della politica da una posizione libertaria, fuori da ogni dogma e dai condizionamenti burocratici di partito. Ignazio Silone morì a Ginevra il 22 agosto 1978.

