Si raggiunerà mai “l’immunità di comunità”? Secondo “Nature” anche con un massiccio ricorso alla vaccinazione difficilmente si riuscirà a far sparire la Covid-19

Con oltre 400 milioni di dosi di vaccini contro il coronavirus somministrate nel mondo, epidemiologi e virologi iniziano a fare qualche nuova valutazione sulla cosiddetta “immunità di gregge”, ma le loro previsioni non sono molto incoraggianti. Considerate le caratteristiche del virus e l’andamento delle campagne vaccinali, sembra sempre più improbabile che si possa raggiungere in tempi brevi una diffusa immunizzazione della popolazione, con la conseguente fine della pandemia. Come spiegano già da tempo gli esperti, la Covid-19 diventerà una malattia endemica, cioè sempre presente tra la popolazione come avviene già con l’influenza. Ciò renderà gestibile la malattia, grazie ai vaccini e ai ricorrenti contagi che rafforzeranno la memoria immunitaria, ma nel breve-medio periodo dovremo probabilmente affrontare una fase in cui non potremo contare sull’immunità di gregge, con maggiori rischi di nuove ondate. Il sito della rivista scientifica Nature ha consultato numerosi esperti sul tema, identificando cinque motivi per i quali è «probabilmente impossibile» che si sviluppi un’immunità di gregge che faccia svanire la COVID-19. Come tutte le previsioni sulla pandemia, è opportuno ricordarsi che ci sono ancora diverse cose che non sappiamo sulla diffusione del coronavirus e la capacità dei vaccini di limitarla, e che a oggi la vaccinazione rimane la risorsa più importante per tenere sotto controllo la pandemia. Il punto principale dell’immunità di gregge deriva dal fatto che anche se una persona diventa infetta non potrà contagiarne molte altre, perché tra la popolazione ci sono pochi individui ancora suscettibili grazie al fatto di avere sviluppato un’immunità, derivante da un precedente contagio o da una vaccinazione, che impedisce l’ulteriore diffusione di ciò che causa la malattia.

Il futuro del virus corona: un gruppo di ricercatori ipotizza che non ce ne libereremo. Diventerà meno rischioso per gli adulti e un fastidio per i bambini, simile al raffreddore comune

L’avvio delle campagne vaccinali contro il coronavirus in numerosi paesi è considerato un passo molto importante per un ritorno alla normalità, seppure ancora remoto. A oggi nessuno può prevedere con precisione quando e come finirà la pandemia, ma alcuni ricercatori hanno iniziato a pensare a come potrebbe essere il coronavirus (e il mondo che ha intorno) tra qualche anno e le loro previsioni sono per lo meno confortanti. Sulla rivista scientifica Science, un gruppo di ricerca statunitense ha da poco pubblicato uno studio nel quale ipotizza che l’attuale coronavirus (Sars-CoV-2) possa diventare nel tempo comparabile alla maggior parte degli altri coronavirus già in circolazione, e tra le cause del raffreddore comune. Dalle loro analisi sono emersi elementi per ritenere che il Sars-CoV-2 diventi endemico, cioè in costante circolazione tra la popolazione, ma con una bassa incidenza e diventando solo sporadicamente la causa di sintomi gravi. Come è stato ampiamente spiegato e raccontato in quasi un anno di pandemia, il coronavirus per ora è una seria minaccia perché è completamente nuovo per il nostro sistema immunitario, che non ha quindi gli strumenti adatti per contrastarlo. Negli individui più a rischio, perché anziani o con altre malattie, il virus può causare sintomi gravi e complicazioni che in alcuni casi si rivelano letali. Non avendo da subito difese adeguate, molte più persone sono a rischio di sviluppare sintomi che richiedono un ricovero in ospedale, con il conseguente sovraccarico dei sistemi sanitari al punto da rendere meno efficace la loro assistenza. Quando una porzione rilevante della popolazione viene esposta a un virus, tramite un’infezione vera e propria o tramite il vaccino (quindi senza correre i rischi della malattia), ogni individuo matura le risorse immunitarie necessarie per contrastarlo ed evitare ulteriori infezioni. In questo senso diventa endemico, anche se ci sono dubbi sulla durata nel lungo periodo dell’immunità nel caso dell’attuale coronavirus.

Le cose da sapere sul virus corona

Nei bambini il sistema immunitario affronta di continuo minacce mai incontrate prima ed è piuttosto abile nell’affrontarle. Questo spiega in parte perché i bambini corrono pochi rischi nel caso di un’infezione da coronavirus, rispetto agli adulti. Secondo i ricercatori, il virus potrà causare qualche problema nei bambini al di sotto dei 5 anni, ma senza particolari complicazioni. Nel loro studio, i ricercatori guidati da Jennie Lavine (Emory University di Atlanta, Stati Uniti) hanno preso in considerazione i sei coronavirus che interessano gli esseri umani: quattro sono tra le cause del raffreddore comune (non sono gli unici virus a causarlo) e comportano sintomi lievi; i restanti due causano invece la Sars e la Mers, malattie emerse rispettivamente nel 2003 e nel 2012 con sintomi gravi, ma che non si sono mai diffuse ampiamente e in modo preoccupante. Il gruppo di ricerca scrive che l’attuale coronavirus ha cose in comune con quelli che causano il raffreddore comune. Facendo riferimento a studi precedenti, segnalano che la prima infezione da un coronavirus del raffreddore avviene in media tra i 3 e i 5 anni di età. In seguito, il nostro organismo può entrare nuovamente in contatto con lo stesso coronavirus, circostanza che contribuisce a rinfrescare la memoria al sistema immunitario, rinnovando la protezione. I coronavirus del raffreddore comune si mantengono in circolazione e portano a nuove infezioni, ma raramente causano sintomi dopo le prime volte.

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