Scotellaro e la cultura del “raglio”: quando gli asini parlano di poesia

Pseudo intellettuali e coloro che per vicende varie (e non è il caso di ricordar quali sono in questa sede) hanno assunto talune “posizioni” nel mondo della cultura, si “stanno riempendo la bocca” di Rocco Scotellaro. Occorre aspettare sempre un centenario, un bicentenario, eccetera per ricordare persone care al mondo letterario. Solita vergogna tutta italiana. In questi giorni, ribadisco, tutti sembrano sapere chi è Rocco Scotellaro… ma ascoltando ciò che dicono è lapalissiano solo una cosa: non sanno un beneamato… (per rispetto di Rocco non proferisco la parola tanto usata e conosciuta perché scurrile)!

Ignoranti, mazzettari non solo della cultura, presenzialisti per lavoro, pseudo accademici, storici-pavoni ormai spiumati, presunti critici di “qualcosa non ancora ben specificato” e chi più ne ha ne metta. Questi sono i “personaggi” che ricordano Rocco Scotellaro, il sindaco socialista di Tricarico, il politico e il poeta, mentre coloro che avrebbero maggiori titoli e conoscenze per parlare e diffondere l’”opera” del giovane di Tricarico, morto prematuramente, sembra che non abbiano “voce in capitolo” perché non fanno parte del “sistema” composto solo da faccendieri. Meglio così. Qualche volta è un bene dimostrare che anche gli asini, con tutto il rispetto per questi nobili animali, “chiamati in causa” solo strumentalmente, hanno il diritto di esistere e apparire come intellettuali, storici, studiosi, critici ma soprattutto far sentire a tutti il proprio “raglio”!

Fa d’uopo anche una precisazione, correggendo inesattezze assunte: non ci sono prove concrete o testimonianze affidabili che indichino un legame sentimentale o romantico tra Rocco Scotellaro e Amelia Rosselli. La relazione tra i due sembra essere stata principalmente di natura poetica e culturale, caratterizzata da amicizia, stima reciproca e vicinanza artistica. Entrambi erano poeti italiani influenti del loro tempo, ma non ci sono indicazioni che suggeriscano che la loro relazione sia andata oltre la sfera dell’amicizia e della collaborazione poetica.

Onore a Rocco Scotellaro! Sono state scritte centinaia di pagine sul poeta “della libertà contadina”, come lo descrisse Carlo Levi, ma come spesso accade poco lo si è letto, colpa anche di miopi editori che non hanno mai pensato a un piano editoriale vero sulle opere che abbracciano il romanzo, la poesia, l’inchiesta e le epistole.

Come disse Moravia di Pasolini, i poeti dovrebbero essere protetti, perché ne nascono tre o quattro in un secolo, e Scotellaro appartiene a questi tre o quattro del secolo scorso. Scotellaro ancor prima di Pasolini, se non altro per ragioni anagrafiche, si occupò dei problemi del sottoproletariato, nel suo caso quello dei contadini nelle campagne di un Mezzogiorno dimenticato e periferico della Basilicata dei primi anni del Novecento. Operazione che Pasolini sposterà meritoriamente nelle borgate anch’esse dimenticate e periferiche delle città che raccoglievano quegli stessi contadini in fuga come veri e propri profughi. Pasolini e Scotellaro sono accomunati dalla passione politica attraverso la quale intervenire per alleggerire le pene materiali di uomini e donne ultimi tra gli ultimi. Non è un caso che Pasolini sceglierà Matera per dare una casa ai suoi film.

Se la Lucania riuscisse a elaborare progetti culturali e realizzare atti per far conoscere a tutti Scotellaro sarebbe un risultato enorme. Anche perché come avrebbe detto Rocco stesso: Nessuno può rivivere con la sua scrittura. Tutti restano nella nicchia d’aria che muovono.

Nella sinistra penombra delle soffitte intellettuali, ove l’aria è densa di ozio accademico e di sussurri di posatori di alta cultura, si ergono i luminari dell’ignoranza eteroclita, coloro che si avventurano arditi nel regno dei musei, sventolando le bandiere della sapienza apparente senza saper distinguere un’ode da un’ottava rima.

Con impareggiabile magniloquenza, i parlatori di elucubrazioni vacue s’abbandonano al delirio della retorica incomprensibile, brandendo il nome di Rocco Scotellaro come un vessillo di erudizione, ignari dell’incongruenza che permea le loro prolisse divagazioni.

Nel teatro del ridicolo, con tratti d’un melodramma shakespeariano, essi declamano senza fine, ignorando ogni nefasta reticenza, ebbri della propria vanagloria, come araldi di una sapienza erudita, mentre la verità li fischia maliziosamente all’orecchio, celata in ogni rima e metafora del poeta.

Così, con ogni parola, essi tessono l’intricato drappo dell’ignoranza, ingegnandosi in un balletto di parole mai comprese, sfoderando frasi pretenziose come spade incantate, ma incapaci di scalfire la corazza dell’oblio che avvolge il loro discorso.

E mentre i ciarlatani del sapere continuano la loro commedia senza fine, il poeta ride, nascosto tra le righe delle sue opere, consapevole che il suo vero pubblico, quell’anima sensibile che lo comprende veramente è sempre stato e sarà sempre lì, nel silenzio dei suoi versi.

Ma la Basilicata-Lucania è ciò che è: una terra amara con i suoi figli che davvero valgono e che hanno lasciato un segno indelebile nella cultura ma anche “prodiga” di “smargiassate” e di elargire “regalie” a destra e manca e poter dire: “Dalla mia bocca è uscito qualcosa di bello”. “Cosa?”. “So pronunciare un nome… quello di Rocco Scotellaro!”. E basta!

Luigi Pistone
Luigi Pistone
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