Sanità lucana: no grazie! Preferisco “emigrare”

Basta leggere i rapporti di Agenas per farsi un’idea dello stato confusionale che vive la sanità lucana. Perché occorre tanto tempo per un intervento chirurgico (anche programmato)? Perché occorre tanto tempo per effettuare un esame diagnostico? Efficienza ed efficacia sono termini sconosciuti in Basilicata e in moltissimi lo sanno, oramai quasi tutti. Dai paesi delle province lucane un tempo si pensava che le strutture sanitarie presenti sul territorio lucano fossero “un’eccellenza” fino a quando non si è scoperto che percorrendo pochi chilometri al di là dei confini territoriali è possibile effettuare tutto in poco tempo e secondo i parametri di efficienza ed efficacia. Dove? Non faremo nomi, conosciutissimi da tutti i medici di famiglia che sanno dove indirizzare i propri assistiti, ma esistono realtà già nelle vicine Campania e Puglia dove in pochi giorni se non ore tutto diventa possibile. Certo bisognerà muoversi soprattutto con mezzi propri ma in tal caso “il gioco vale la candela” e sempre più cittadini effettuano viaggi che a volte durano al massimo mezza giornata per essere curati e guarire.

A dimostrazione del ragionamento si prenderà in esame un episodio che è ormai un “caso di scuola”. Ricordate quando il presidente della Regione Basilicata era Marcello Pittella? Cosa fece per risolvere giustamente un problema di salute: utilizzò le strutture sanitarie regionali? No! Decise, e fece benissimo, anzi gli auguriamo di stare sempre bene e di non dover ricorrere mai più ai servizi sanitari ovunque essi siano, di rivolgersi a una struttura ospedaliera extraregionale. Tutto ciò significa che del sistema sanitario lucano ci si può fidare fino a pagina “1” (forse). La domanda nasce spontanea: se il presidente della Regione Basilicata fece questa scelta, opportuna e giustissima, gli altri cittadini lucani sono per caso degli idioti a non fare la stessa cosa? No! Soprattutto materani e potentini sono consapevoli, tant’è che nel giro di pochi giorni riescono a bypassare le lunghe liste d’attesa del farraginoso sistema lucano e recarsi in strutture vicine, seppure non lucane, per effettuare ad esempio dei semplici esami diagnostici che in Basilicata richiederebbero mesi e mesi se non addirittura anni per essere realizzati.

Fin qui si è scritto di, a volte, semplici esami diagnostici, ma se occorre effettuare anche un semplice e banale intervento alla colecisti perché aspettare i “tecnici” sanitari lucani quando a pochi chilometri si può effettuare l’operazione sempre secondo i parametri di efficacia ed efficienza? Non v’è alcuna ragione di aspettare che il Mosè di turno scenda dal monte con le tavole marchiate a fuoco da Colui che tutto sa per effettuare un intervento ormai considerato di routine. E a dimostrazione di tale ragionamento basta “guardarsi intorno”. A qualche chilometro di distanza dai due capoluoghi regionali, tanto per fare qualche esempio, è possibile accedere a presìdi ospedalieri d’eccellenza che per giunta possono contare sul fatto di essere anche sedi universitarie. E qualche “nome” è bene farlo. A parte le numerosissime cliniche convenzionate che offrono comfort ed eccellenze mediche per le quali l’uso del superlativo diventa banale, sussistono sui territori extraregionali sedi rinomatissime. È il caso di Bari, di Foggia, di Napoli e di altre strutture ai confini settentrionali con la Basilicata. Orbene, perché fermarsi all’angolo del palazzo quando percorrendo solo qualche metro in più trovo ogni “ben di Dio”? Se poi ho la possibilità di effettuare qualche chilometro in più (sicuramente meglio) posso raggiungere centri d’eccellenza presenti in Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, etc. Poco più in là è possibile addirittura accedere alle strutture sanitarie degne di questo nome, come quelle citate poc’anzi, come la Lombardia. Insomma, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Vogliamo discutere del rapporto di umanizzazione che esiste in realtà come quelle lucane rispetto ad altre regioni tra personale medico-paramedico e affini e pazienti? Dio ne scansi e liberi. La “repubblica della sanità fai da te” lucana (penso che si possa scrivere senza offendere la frase che a tal guisa sarà usata) è davvero nauseante! Il nepotismo è una costante. Se poi i titoli ci sono o meno poco importa. In Basilicata tra una strizzata d’occhio, una cenetta tra amici tutto si risolve. Se poi sei “figlio d’arte” allora le porte non si aprono ma si spalancano. Poi se capita qualche “incidente di percorso” in sala operatoria tutto rientra nella casistica delle eventualità accidentali che possono accadere ovunque. Qualcuno, forse anche molti di più, potrebbero dire che “ogni mondo è paese” e ciò che succede in Basilicata accade anche in altre regioni. Sì, il familismo amorale è una costante del genere umano solo che altrove in ospedale si entra semmai in carrozzella o su un lettino, però poi si esce dal nosocomio di turno con le proprie gambe. In Basilicata (possiamo scriverlo senza problemi) è un “terno al lotto” oppure una grazia della “cabala”. Non tiriamo in ballo i santi che hanno già sin troppo da fare con tutti i “guasti” che procurano gli umani (nella categoria sono compresi tutti e a tutti i livelli). Sicuramente i “favori” li fanno dappertutto e a molti, ma “fortuna” vuole che chi è stato agevolato nel percorso professionale abbia requisiti e professionalità di tutto rispetto a scapito di “luminari” “nostrani” che si fregiano di titoli ma hanno difficoltà persino ad allacciarsi le scarpe. Chapeau alle professionalità degne di questo appellativo (chiaramente rivolto soprattutto alle professionalità extraregionali)!

Per quanto riguarda le cosiddette visite specialistiche private è lapalissiano che al di là dei confini territoriali della “scalcagnata” Basilicata i costi sono più “alti”. Anche in questo caso la domanda è d’obbligo: se devo comprare una lattina d’olio che faccio? L’acquisto da uno scaffale di un ipermercato per pochi euro dove è stampigliato “imbottigliato in Italia” ma prodotto semmai in Marocco o in Tunisia oppure pago qualcosa in più e gusto il vero sapore di olio extravergine d’oliva non “trattato” e prodotto da aziende qualificate e certificate italiane? Un esempio, tanto per non farci mancare nulla: una visita cardiologica, con tutti gli “annessi” e “connessi”, a Potenza può costare anche qualche centinaio di euro. A Roma, dal responsabile nazionale dei trapianti di cuore, la visita, corredata da esami realizzati nella regione di appartenenza secondo i costi previsti dal servizio sanitario nazionale, può costare circa 400-500€ con tanto di ricevuta fiscale. Certo la differenza non è di poco conto ma invece del “solachianiello” la visita l’ha effettuata chi le scarpe le progetta, tanto per usare una terminologia nazional-popolare. Come dire: vado nello studio di un architetto rinomato a livello nazionale per realizzare una pregevole struttura edilizia e non dall’impresa che fa ristrutturazioni e basta.