Sanità lucana allo sfascio: all’opera una vera armata “Brancaleone alle crociate”, mentre le opposizioni sonnecchiano placidamente

di Giulio Tompesi

Sanità in Basilicata: un pianeta sconosciuto! Un commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, nonché presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, che risulta non classificabile, dicasi lo stesso per l’assessore regionale alla Salute Rocco Leone. La situazione sta diventando giorno per giorno sempre più drammatica per i pazienti lucani in attesa di una visita nelle strutture ospedaliere e ambulatoriali della regione. Il pensiero va agli ospedali e al centro polifunzionale “Madre Teresa di Calcutta” di Potenza e non solo. Asp e Asm ormai annaspano. Per loro sussiste il nulla e per i pazienti il “vuoto cosmico”. Il Cup oramai è diventato più che altro un centro di ascolto e di conforto, altro che un centro di prenotazione, alla stregua di telefono azzurro, rosa e quant’altro con la differenza che non fa denunce ma cerca di confortare i pazienti affermando: «Non è colpa nostra, noi facciamo quello che ci dicono di fare». Gli operatori stanno lì, pagati, per non fare nulla e non è colpa loro se i medici non hanno ancora comunicato le liste per le visite ambulatoriali. E dire che le visite bloccate dalla quarantena forzata dei mesi scorsi dovevano essere smaltite entro il 31 luglio. Ma alla Regione Basilicata non si muove una foglia, è davvero sconcertante soprattutto alla luce delle tasse che vengono pagate dai contribuenti per mantenere la rete ospedaliera e ambulatoriale non solo regionale. Poi ci si lamenta dell’emigrazione sanitaria e grazie al… visto che il governo non riesce a risolvere il problema. Il risultato non può che essere una disastro su tutta la linea e comprende tutti (maggioranza e opposizione), salvo il personale medico che si presuppone stia facendo salti mortali per portare a compimento l’ingrato compito di effettuare le visite già programmate. Bardi e Leone: forse è arrivato il tempo di svegliarsi da questo torpore politico e darsi una mossa! La gente è stanca, arrabbiata e maledice il giorno che ha votato queste persone in nome di una politica del cambiamento… cambiamento che si è tradotto nella sostituzione del deretano che si poggia sulle poltrone occupate dai precedenti amministratori. Amministratori… che parola grossa! Gli innominabili Conte e Speranza hanno suggerito e programmato di utilizzare gli ambulatori privati per smaltire le visite previste durante la quarantena obbligatoria e liberare posti per i pazienti che da mesi aspettano. Ma all’orizzonte regna un silenzio assordante. La domanda nasce spontanea: ma che li paghiamo a fare politici, medici, infermieri, direttori generali e chi più ne ha ne metta? È davvero uno schifo degno della classica repubblica delle banane, con la differenza che le banane finiscono sempre in quel posto e sempre ai soliti noti: i pazienti. Ma si sa i lucani come la maggior parte degli italiani vengono considerati alla stregua di pecoroni che pensano con il cervello preso in prestito da altri con quoziente intellettivo pari a zero. All’ex Cup lucano dopo ore di attesa i pazienti si sono sentiti dire: «Ci dispiace, non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione da parte dei medici e quindi non possiamo fissare alcuna data per le visite ambulatoriali». Allora proposta: trasformiamo il Cup in un centro di ascolto per dare conforto ai tanti “disperati” che non si possono permettere di pagare una visita privata. Intanto si susseguono le reazioni contro l’attuale politica della maggioranza non escludendo l’opposizione (tanto a livello centrale che periferico). Se la politica deve darsi una svegliata generale i medici devono fare lo stesso e anche al più presto. Oramai il sistema sanitario è bloccato, è al collasso. E a tutto questo va aggiunta l’emergenza Sars-Cov-2 gestita nel peggiore dei modi e non solo in Basilicata. Meno male che si è registrata una certa buona condotta degli italiani. Cittadini molto più responsabili e diligenti della classe politica intenta a farsi ordinanze ad hoc per bypassare la quarantena obbligatoria, come nel caso della Basilicata (ma questa ormai è una storia datata, ricordata solo per comprendere da chi governa il massimo ente territoriale). Intanto si attende per le visite. E per gli esami diagnostici? Il vuoto più totale! Una signora che deve effettuare una colonscopia ha ricevuto come risposta dal “Centro unico regionale di ascolto” (ex Cup) di utilizzare, poiché non ci sono date disponibili, l’intramoenia (che comporta un costo sopra i 200 euro) a quel punto la donna ha detto che, dovendo spendere soldi, preferisce rivolgersi a studi privati. Una “stoccata” da niente al personale medico che lavora nei nosocomi lucani, implicitamente giudicati incompetenti per questo tipo di esame. A un altro paziente che ha chiesto una visita di controllo con il medico che lo sta seguendo nel percorso terapeutico è stato riposto sempre dagli operatori del “Centro di ascolto, ex Cup”: «Sta fresco! Il medico che la “segue” ci mette sempre molto tempo, anche prima dell’emergenza Covid-19, a comunicare le date disponibili per le visite». In questo marasma non potevano mancare i cosiddetti medici di famiglia. Ricevono solo su appuntamento e si avvalgono, in alcuni casi, di segretari e segretarie arroganti, superficiali, maleducati e incompetenti. Un paziente si è visto costretto a perdere una giornata, dopo aver sopportato l’attesa per l’accesso agli esami, a causa dell’improvvisazione, incapacità, maleducazione e scelleratezza di un’operatrice che ha fatto emettere al medico una ricetta rossa al posto di una bianca contente l’esatta dicitura e il giusto codice per effettuare l’esame diagnostico richiesto dal medico pagato dopo una visita privata. Com’è finita? È dovuto tornarsene a casa con le pive nel sacco e non solo ha dovuto pure subire le reazioni della stessa operatrice che ha proferito: «Che vi credete, che stiamo giocando?». Risposta inevitabile: «E sì, perché noi abbiamo tempo da perdere con persone che non capiscono nulla e non sanno fare il proprio mestiere». Insomma non c’è una ruota dell’ingranaggio del pianeta sanità in regione che funzioni adeguatamente, salvo le dovute e necessarie eccezioni che in quanto tali non sono una regola generale. È doloroso affermarlo ma è così. E a poco importa sapere che altrove la situazione non è diversa vista la presa di posizione del premier Conte. Domanda: cosa devono fare i pazienti? Una sommossa? Non penso che sia il caso! Serve una vera presa di coscienza da parte dei cittadini e far sentire la propria voce alla faccia degli assembramenti, tanto basta rispettare la distanza di sicurezza. Anche sulla terminologia usata è doverosa una precisazione: perché definire distanziamento sociale? Perché utilizzare lockdown e non quarantena obbligatoria? Per non citare altri forestierismi utilizzati, anche impropriamente, dalla classe politica e non solo. Come nel caso di chi confonde il latino con l’inglese, definendo virus con il termine vairus!?! Mah… segreti della dell’immensa ignoranza!

Da sinistra: l’assessore regionale lucano alla Salute, Rocco Leone, e il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi

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