San Carlo e Crob: soddisfazione per buona riuscita intervento di asportazione carcinoma. Rete oncologica rafforza attrattività del servizio sanitario della Basilicata

Eseguito, nelle sale operatorie dell’Irccs Crob di Rionero, un complesso intervento chirurgico di asportazione di un carcinoma al colon con plurime metastasi epatiche sincrone, reso possibile grazie alla partecipazione dei medici dell’ospedale San Carlo di Potenza, gli unici in regione formati nel trattamento chirurgico delle patologie del fegato. Lo rende noto la direzione strategica dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza. L’intervento, realizzato grazie alla specializzata formazione chirurgica dei medici professionisti della Chirurgia generale del nosocomio potentino, Antonio Giuliani, direttore della unità operativa e Maria Lucia Izzo, è stato realizzato in due fasi: la resezione al colon eseguita dal direttore della Chirurgia oncologica del Crob Dario Scala, e le resezioni epatiche eseguite, invece, dal dottore Giuliani coadiuvato dalla dottoressa Izzo. Il paziente è attualmente ricoverato, conducendo un regolare decorso post-operatorio al Crob di Rionero. “Ai medici e a tutti gli operatori che hanno reso possibile questo intervento chirurgico va il ringraziamento di questa direzione – è scritto in una nota del San Carlo – per l’importante risultato raggiunto che conferma quanto la collaborazione tra ospedali e aziende sia fondamentale per assicurare adeguate cure ai cittadini lucani, affinché la migrazione sanitaria verso altre regioni sia sempre meno un obbligo e, invece, cominci a diventare una opportunità quella di invertire la rotta rendendo più attrattivo il servizio sanitario della Basilicata nel suo complesso”. L’evento conferma il contributo essenziale del San Carlo nella rete oncologica regionale, grazie anche alla esperienza nella chirurgia del fegato, del pancreas e dei trapianti di fegato, riconosciuta anche dalla partecipazione, per la prima volta dell’azienda San Carlo, ai convegni mensili sui trapianti di fegato che vedono coinvolti anche gli ospedali Cardarelli di Napoli e San Camillo Forlanini di Roma.

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