Già il giorno prima dell’arrivo del giro d’Italia si è svolto un altro mini giro: quello dei “bambini padroni della strada” e io, come spettatore, osservavo la festosa partenza che si apprestavano a compiere i bambini con i loro accompagnatori.
Tra questi non ho potuto fare a meno di osservare un adulto, addetto alla sicurezza dei girini il quale aveva legato, alla sua bicicletta, una grossa bandiera della Palestina che e, soltanto più tardi, ne ho appreso la motivazione di quello sbandieramento.
Pare che a una signora che aveva esposto la stessa bandiera sul proprio balcone di casa, sempre in occasione del passaggio del giro d’Italia, è stata “imposta” la rimozione da parte delle forze dell’ordine.
Ha fatto male la polizia a imporre la rimozione? Forse si e sempre la polizia ha fatto male a non far capire che libertà di espressione non significa “libertà assoluta” di esprimere in qualsiasi modo e momento si vuole?
Tra l’altro le forze dell’ordine non sono nemmeno riuscite a spiegare alla “pseudo patriottica signora” che in quel momento si festeggiava lo sport che, in assoluto, rappresenta princìpi di pace e lealtà (tifosi a parte) e che non c’era (in quel momento) il raduno dei partiti antifascisti ma, se proprio voleva, poteva sbandierare la bandiera della pace.
Ma tornando al nostro manifestante travestito da addetto alla sicurezza che certamente non conosceva l’importanza e il significato che ha una bandiera e ancor meno la sua sacralità.
Spavaldamente e pappagallescamente ripeteva, in pessimo politichese acquisito, ciò che qualche attivista politicizzato gli aveva riferito.
Quella bandiera, in particolar modo, già offesa e sventolata da spietati terroristi che l’anno strappata dalle mani del popolo palestinese e che, spietati “vendicatori” contro quei terroristi, è intrisa di sangue e lacrime del popolo palestinese.
Quella bandiera, in quel momento, svolazzava tra palloncini colorati, bandierine, festoni e tanta gioia di essere, per quel giorno, tutti bimbi “padroni della strada” che in altri giorni, invece devono attraversar e con tanti rischi in agguato.
Il festante sbandieratore si agitava, zigzagando tra i bimbi, incurante dello svolazzare della grosso panno che copriva la visuale dei “provetti ciclisti”.
Gli organizzatori (certamente non complici) non hanno notato il pericoloso “sbandieratore occasionale” che qualche mamma, invece, ha provveduto a redarguire, invitandolo a uscire fuori dal percorso per manifestare la sua appartenenza o condivisione al popolo palestinese.
Per colpa di un “ignorante”, in quella occasione, i palestinesi, se pure indirettamente, sono stati mandati “a pedalare altrove”, lontani dalla gente.
A quel punto l’infervorito pericoloso sbandieratore ha iniziato a inveire contro tutto e tutti e specie contro coloro che in quel momento si mostravano insensibili al suo “messaggio”.
Altro che narcisismo, quell’individuo zigzagava sì ma tra l’imbecillità e la follia.
L’infelice essere certamente non conosceva la storia della carneficina della Marna.
Sicuramente non conosceva i confini dell’Europa, dell’America di Israele e della Palestina, non sapeva perché due paesi cercano l’estinzione l’uno dell’altro e chi ne è il promotore.
Anche se la storia insegna poco a questi miseri soggetti è il caso di provare a raccontare loro che, quando nel 1914 Guglielmo II si fermò a contemplare il campo di battaglia della Marna, durante la Prima Guerra Mondiale capì il fallimento dei suoi piani e delle sue ambizioni, in cui era certo di sottomettere la Francia e l’Europa in poche settimane.
Quella sanguinosa strage aveva coperto il campo di battagli di cadaveri delle opposte fazioni.
Dopo quella sofferta vittoria l’intesa degli alleati si rafforzò fino a determinare la sconfitta del Kaiser.
Per colpa di un invasore e della “legittima” difesa degli invasi morirono oltre 17 milioni di persone e più di 20 milioni furono gli invalidi.
Nell’ottobre del 1914 la reazione della Francia contro l’invasione tedesca fu così violenta (e questo, oggi, si è ripetuto) da causare in poche settimane la morte di 500mila soldati.
Dopo tanti morti prodotti in un ”breve conflitto” non si poteva più tornare indietro, la guerra si era ormai radicata, l’opinione pubblica chiedeva vendetta ed era sempre più assetata di sangue mentre, incautamente, sventolava bandiere.
Oggi, il mondo politico, ha ripetuto gli stessi errori che condussero alle due Guerre Mondiali e ancora non abbiamo imparato che ognuno di noi dovrebbe sventolare la bandiera della pace e non “quella di guerra”.
Il motto latino Divide et impera (dividi e conquista) è il motto più seguito dai “mietitori di odio” perché la discordia tra i popoli facilita e giova a chi li vuole dominare.
Concludo col ricordare che per il buon intenditore occorrono poche parole, invece per i “fruitori del pensiero comune” ci vuole tanta cristiana pietà.


