Rionero. “Napoletaneità”, presentazione dell’ultimo libro di Gigi Di Fiore, giornalista, storico ed esperto del Risorgimento e problemi del Mezzogiorno

“Napoletaneità”, è il titolo dell’ultimo libro di Gigi Di Fiore, giornalista,  storico, ed esperto di Risorgimento e problemi del Mezzogiorno, presentato a Palazzo Fortunato a Rionero. Napoli e la sua immensa cultura sono, per l’autore, qualcosa di diverso, rispetto a quella del nostro Paese, e la “Napoletaneità”, appunto, rappresenta l’insieme dell’identità e della storia, in cui si riconoscono una serie di persone nate in luogo ben definito e conosciuto in tutto il mondo, cioè Napoli. Per Di Fiore vi è differenza tra  “Napoletaneità”, che è il senso dell’identità, cultura e orgoglio per le proprie radici e “Napoletaneria” che è la rappresentazione folkloristica, nonché l’accentuazione in negativo di ciò che rappresenta Napoli. Quest’ultima, peraltro, utilizzata da una certa “informazione” per comunicare e rappresentare solo negativamente, appunto, una delle città con maggior storia e cultura del Paese. Per l’autore del libro, l’unità d’Italia e il Risorgimento, pur avendo determinato per Napoli e il Sud fenomeni distruttivi ed estremamente negativi, non avendo tenuto conto delle ricchezze culturali e delle particolarità del Mezzogiorno, nonchè delle identità, come quella di Napoli, contestualizzando le questioni del periodo storico di riferimento occorre evidenziare che esse sono state sacrificate per un fine più alto: la ineluttabilità dell’unificazione d’Italia, determinata anche da tutta una serie di fenomeni economici in atto in quel periodo, tenendo conto anche della forza e della presenza degli Stati nazionali presenti nel resto d’Europa. Le perplessità, in merito a ciò sono tutte da addebitare ai metodi utilizzati per raggiungere l’unità del Paese che, in realtà, rappresentano seri dubbi e critiche su cui sono attenti, oggi, molti studiosi che approfondiscono tale questione. In relazione all’arte di Napoli, in particolare alla musica e al teatro, per l’autore di “Napoletaneità”, essa esprime un bisogno e una urgenza interiore di sofferenza, anche psicologica, il cui contesto socio-economico l’alimenta, le dà ricchezza e la motiva. A Napoli vi è stata sempre ricchezza di manifestazioni ed espressioni artistiche. Ad esempio, nel mondo, la musica italiana è conosciuta o attraverso il melodramma oppure attraverso la musica napoletana grazie anche al fenomeno dell’emigrazione. Il riferimento è, aggiunge Di Fiore, al repertorio classico della musica napoletana, a quello degli autori tradizionali, con testi di vera e propria poesia. A ottobre, conclude l’autore, uscirà un suo nuovo libro, in cui si racconteranno le vicende della prima pandemia dell’era contemporanea, quella del 1836, relativa al colera, con le inevitabili correlazioni con la pandemia di oggi, affrontate, allora, in contemporanea, da Ferdinando II di Borbone a Napoli e da Carlo Alberto a Torino

Intervista a Gigi Di Fiore