Resoconto dell’attività nel 2020 della Polizia Postale e delle Comunicazioni

L’anno 2020 è stato caratterizzato da mutamenti profondi delle nostre abitudini di vita. In modo
repentino, quasi tutte le nostre attività (lavoro – scuola – tempo libero – formazione – cultura –
relazioni) hanno conosciuto una rimodulazione basata in larga parte sull’utilizzo della rete, con un allargamento della platea degli utenti anche a soggetti normalmente poco adusi alle nuove tecnologie, fattore il quale, se da un lato ha accelerato un processo di modernizzazione certamente già in nuce, ha del pari determinato una accresciuta esposizione alle aggressioni della cybercriminalità.
In questo scenario, l’impegno della Polizia Postale e delle Comunicazioni si è indirizzato verso la
prevenzione ed il contrasto di un insieme assai vasto ed eterogeneo di attacchi informatici, diretti a
colpire il patrimonio personale dei cittadini come l’integrità del tessuto economico-produttivo del
Paese, la regolarità dei servizi pubblici essenziali come il mondo delle professioni, la sicurezza e la
libertà personale di adulti e ragazzi con particolare riferimento alla protezione dei bambini e delle
persone più vulnerabili.

C.N.C.P.O.
Nel corso del 2020, il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online (C.N.C.P.O.)
ha confermato il ruolo centrale della Polizia Postale e delle Comunicazioni nella lotta alla pedofilia
e pornografia minorile online.
Dall’inizio della diffusione pandemica da COVID-19, la Polizia Postale ha intensificato il
monitoraggio della rete con lo scopo di scongiurare l’aumento di reati relativi allo sfruttamento
sessuale dei minori online, determinato dalle misure restrittive assunte. E’ stato svolto un lavoro di
valutazione settimanale dei dati relativi alla vittimizzazione dei bambini e dei ragazzi in rete, al fine
di monitorare la minaccia cibernetica in un momento di fragilità emotiva nazionale.
Con la sospensione delle attività scolastiche e la conseguente attivazione della didattica a distanza
per tutti gli Istituti, molteplici sono state le segnalazioni relative a episodi di intrusione nelle
piattaforme dedicate alla formazione degli studenti; la Polizia Postale ha svolto un assiduo
monitoraggio anche sulle app di messaggistica istantanea, al fine di individuare i responsabili degli
accessi non autorizzati, accertando la presenza di gruppi dedicati.
Le condotte delittuose che hanno registrato un incremento di circa il 110% rispetto allo stesso
periodo dell’anno precedente, riguardano i reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori
online e dell’adescamento di minori online, per i quali sono stati eseguiti 69 arresti e denunciate
1192 persone.
Per tale motivo, fin dall’inizio della diffusione pandemica del virus Sars-Cov-2, la Polizia Postale e
delle Comunicazioni, con l’impiego di tutte le sue articolazioni territoriali (coordinate attraverso
l’azione strategica assicurata da questo Servizio), ha:
a) intensificato il monitoraggio della rete, con lo scopo di scongiurare l’aumento di reati in esame;
b) rafforzato il raccordo delle investigazioni nei canali di cooperazione internazionale di polizia e
giudiziaria, presupposto strategico fondamentale per disarticolare le illecite comunità virtuali
caratterizzate da una struttura organizzata;
c) innalzato, laddove possibile, il livello di collaborazione con i social network più diffusi in Italia,
in un’ottica di sinergia nella lotta all’utilizzo improprio del web, definendo canali preferenziali di
comunicazione e gestione dei casi penalmente rilevanti;
d) aumentato l’impegno funzionale all’individuazione di un numero sempre maggiore di siti che
contengono materiale pedopornografico, da inserire nella black list, gestita dal C.N.C.P.O., il cui
accesso viene inibito, con modalità diverse a seconda dell’ubicazione dei server utilizzati, agli
utenti internet attivi sul territorio italiano.
Tutto ciò, nel tentativo di adeguare la risposta, anche sotto il profilo della prevenzione, alle mutate
esigenze connesse all’emergenza sanitaria in atto.
Tra le 14 indagini più significative avviate dal Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia
Online del Servizio Polizia Postale nell’ambito dei reati di sfruttamento sessuale dei minori,
condotta principalmente in modalità sotto copertura online anche nelle Dark Net, si segnala:
OPERAZIONE “LUNA PARK”
Dopo due anni di indagini “sotto copertura” nel web, la Polizia Postale di Milano, coordinata dal
C.N.C.P.O., ha identificato 432 utenti che condividevano su Applicazioni di messaggistica
istantanea foto e video pedopornografici, anche di neonati. Dei 159 gruppi individuati, 16 erano
delle vere e proprie associazioni per delinquere, composte da promotori, organizzatori e partecipi,
con ruoli e compiti ben definiti. Sono 81 gli italiani identificati e 351 gli utenti stranieri coinvolti
nell’indagine, alcuni dei quali tratti in arresto nei loro Paesi di origine, nell’ambito della
cooperazione internazionale di polizia attivata dal C.N.C.P.O.
Un’altra delicata Operazione condotta dalla Postale di Milano ha riguardato un filmato pubblicato
in diretta su una piattaforma gratuita di streaming, in cui un uomo abusava di una neonata. All’esito
dell’indagine è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del nonno
materno della bimba, al quale veniva affidata quando la madre era via. Durante la perquisizione
sono stati rinvenuti decine di migliaia di file pedopornografici raffiguranti minori anche in
tenerissima età.
OPERAZIONE “DARK LADIES”
Operazione che ha portato all’arresto di due mamme e un papà i quali abusavano sistematicamente
delle proprie figlie, diffondendo online le immagini delle violenze. Sono stati contestati i reati di
produzione e diffusione di materiale di pornografia minorile online, nonché di violenza sessuale. Le
investigazioni, avviate dalla Postale di Firenze e coordinate dal C.N.C.P.O. nell’ambito della
cooperazione internazionale, sono state condotte su gruppi di messaggistica istantanea a “tema
pedofilo”. Le due bambine sono state affidate ai servizi sociali e condotte in luoghi sicuri.
OPERAZIONE “PAY TO SEE”
L’indagine è scaturita dalla denuncia di un genitore che aveva rinvenuto sul cellulare della figlia
una chat contenente un vero e proprio listino prezzi per prestazioni di natura sessuale online, con
tariffe differenziate a seconda delle richieste (es.: “sexchat 45 minuti in cui faccio da schiava = 30
euro”). La Polizia Postale di Bari e Foggia, coordinata dal C.N.C.P.O., ha eseguito 21 perquisizioni
su tutto il territorio nazionale anche nei confronti di diversi minori che avevano acquistato i
“servizi” offerti dall’adolescente.
OPERAZIONE “DANGEROUS IMAGES”
L’attività investigativa ha portato alla denuncia di 20 minorenni in concorso tra loro per detenzione
e diffusione di materiale di pornografia minorile a delinquere. La Polizia Postale di Firenze ha
individuato un 15enne, organizzatore e promotore, insieme ad altri coetanei, dello scambio di
innumerevoli filmati e immagini pedopornografiche, anche in forma di stickers, attraverso diversi
social network. Il giovane era in possesso anche di numerosi files c.dd. gore, ovvero filmati e
immagini provenienti dal Dark Web, raffiguranti suicidi, torture, mutilazioni, squartamenti e
decapitazione di persone e animali.
OPERAZIONE “50 COMMUNITY”
L’attività condotta dalla Polizia Postale di Torino per diffusione e, in alcuni casi, produzione di
materiale di pornografia minorile, nei confronti di 50 indagati, 3 dei quali arrestati per possesso di
ingente quantità di materiale pedopornografico. L’operazione, coordinata dal C.N.C.P.O., ha
coinvolto tutto il territorio nazionale ed è frutto di una cooperazione con il canadese National Child
Exploitation Coordination Center (NCECC). Il materiale illegale, scambiato su piattaforme di
messaggistica istantanea, era diversificato e spaziava da immagini di nudo a violenze sessuali ai
danni anche di neonati, scene di sadismo, etc.
OPERAZIONE AMNESIA
E’ una delle indagini più significative avviate direttamente dal Centro nell’ambito dei reati di
sfruttamento sessuale dei minori, che ha consentito di trarre in arresto un 30enne per detenzione di
materiale di pornografia minorile, aggravato dall’ingente quantità, dall’utilizzo di mezzi di
anonimizzazione e criptazione, nonché dalla particolare violenza di alcune immagini rinvenute.
In particolare, l’uomo produceva filmati di abusi sessuali ai danni di una bambina di pochi anni,
visibilmente narcotizzata. I video sono stati poi diffusi e commercializzati nel dark web.
Per quanto concerne l’attività di prevenzione svolta dal C.N.C.P.O. attraverso una continua e
costante attività di monitoraggio della rete, sono stati visionati 33.681, di cui 2.446 inseriti in black
list e oscurati in quanto presentavano contenuti pedopornografici.

C.N.C.P.O. 2019 2020 Incremento %
Casi trattati 1396 3.243 + 132,30%
Persone indagate 617 1192 + 93.19 %
Arrestati 37 69 + 86.48 %
Perquisizioni 510 757 + 48.43 %
Gb di materiale sequestrato 127.269 215.091 + 69.00

TRUFFE ON LINE E REATI CONTRO LA PERSONA
Il fenomeno delle truffe online, ha riguardato anche la contraffazione del marchio CE. Sono state
scoperte numerose partite di materiale, venduto all’ingrosso, proveniente soprattutto dall’estero,
riportanti marchi CE contraffatti: la merce era destinata, in alcuni casi, alla vendita al dettaglio
anche attraverso il circuito delle farmacie ignare della contraffazione.
Nei primi mesi dell’anno, sono stati riscontrati numerosi casi di truffe online nella vendita di
dispositivi di protezione individuale, considerata la ricerca pressante di mascherine, guanti, liquidi
igienizzanti, attraverso la proliferazione di numerosi siti di e-commerce truffaldini dedicati al
commercio di tali prodotti.
Sono state anche raccolte numerose segnalazioni e avviate altrettante attività d’indagine, inerenti le
false raccolte fondi, poste in essere attraverso siti web apparentemente riconducibili ad enti
ospedalieri o accreditate da falsi patrocini di Istituzioni o Enti Pubblici (Regioni – Comitati vari). Il
modus operandi dei cybercriminali, facendo leva sul generale e diffuso sentimento di vicinanza
della cittadinanza al personale medico ed infermieristico, incessantemente impegnato nella lotta al
Covid 19, dava la possibilità di effettuare dei versamenti di denaro e/o bonifici su IBAN legati a
conti correnti o carte ricaricabili attivati ad hoc.
Inoltre, è stato osservato, contemporaneamente alla chiusura dei luoghi di lavoro a seguito
dell’introduzione delle misure di contenimento del virus, un incremento del fenomeno dei falsi
annunci di lavoro. Un fenomeno che racchiude in sé variegate condotte criminose, talune dirette a
conseguire profitti illeciti (denaro, identità digitale e dati sensibili), altre tese ad esporre il cittadino
che, inconsapevole del disegno criminoso, presta la sua opera per la realizzazione di delitti che
spesso vanno ben oltre alla consueta truffa (riciclaggio di denaro), a gravi conseguenze sul piano
giuridico, familiare e sociale.
Nell’ambito delle truffe online, nel corso del 2020 sono stati trattati complessivamente 98.000 casi.
Nel corso del periodo in esame, è stata implementata l’attività di contrasto al diffuso fenomeno del
falso trading online (358 casi trattati con oltre 20 milioni di euro di danno) che ha visto
aumentare a dismisura la perdita di ingenti capitali verso Paesi esteri, con la prospettiva di facili
guadagni derivanti da investimenti “sicuri”.
Particolare attenzione è stata indirizzata all’attività di prevenzione e contrasto al revenge porn con
126 casi trattati e 59 denunciati; alla diffamazione on line con 2.234 casi e 906 persone
denunciate; 143 sono stati i casi relativi allo “stalking” con 7 arrestati e 73 denunciati e alla
cosiddetta “sextortion” con 636 casi trattati, una persona arrestata e 36 denunciate.
I reati afferenti al cosiddetto “Codice Rosso”, le cui indagini sono profuse non soltanto per
giungere all’identificazione del responsabile del reato, ma anche per la rimuovere i contenuti dal
web o, quantomeno, per limitarne la divulgazione massiva, hanno visto nella Polizia Postale un
punto di riferimento per le tante vittime di reato.
Anche nella repressione dei reati di minacce e molestie, perpetrate attraverso i social network
ovvero con “mezzi tradizionali”, massimo è stato l’impegno della Polizia Postale con 1001 casi
trattati, 2 arrestati e 270 persone denunciate.
L’attività investigativa volta ad arginare il fenomeno dell’hate speech, è stata particolarmente
complessa portando alla trattazione di numerose segnalazioni di utenti attraverso il Commissariato
di P.S. online, e un monitoraggio attivo della rete attraverso le piattaforme social.
In questo ambito una particolare attenzione si è avuta per gli atti intimidatori posti in essere nei
confronti dei giornalisti, con l’attiva partecipazione, in chiave operativa con idonee iniziative di
prevenzione e contrasto, al Sottogruppo istituito presso la Direzione Centrale della Polizia
Criminale – Servizio Analisi Criminale.
Sono stati 35 gli interventi da parte degli Uffici della Polizia Postale dislocati su tutto il territorio
nazionale, coordinati dal Servizio Polizia Postale, finalizzati alla prevenzione di intenti suicidari
da parte di utenti dei social network, anche grazie alle segnalazioni pervenute al Commissariato di
PS OnLine.

Tra le citate attività di polizia giudiziaria, si segnalano alcune di particolare rilievo:
OPERAZIONE “POSTE VITA”
A seguito di denunce presentate da PosteVita e Poste Italiane S.p.A. riguardanti riscossioni
fraudolente di polizze del Ramo Vita, è stata avviata una complessa attività di indagine, dalla
Polizia Postale e delle Comunicazioni, giungendo all’identificazione di una compagine criminale
costituita da 16 associati che, attraverso la riscossione fraudolenta di polizze del ramo “Poste vita”,
era riuscita a conseguire un profitto illecito pari a 1 milione e 500.000 euro.
OPERAZIONI BREAKING NEWS
La Polizia Postale di Catania a conclusione di un’articolata attività investigativa coordinata dalla
Procura Distrettuale di Messina, ha denunciato in stato di libertà un uomo di anni 46, disoccupato,
residente in provincia di Torino, ritenuto responsabile di ricettazione e violazione del diritto di
autore. Nella circostanza l’individuo, tramite gruppi del servizio di messaggistica Telegram,
diffondeva illecitamente quotidiani online con grave pregiudizio per le testate giornalistiche con
rilevante perdita di vendite.
La Polizia Postale, nonostante le problematiche di trasparenza legate all’utilizzo della piattaforma
Telegram, è riuscita a risalire all’indagato nei confronti del quale la Procura ha emesso un decreto
di perquisizione che ha condotto al sequestro delle apparecchiature informatiche utilizzate per
commettere gli illeciti.
OPERAZIONE “FAKE TRAVELS”
La Polizia Postale di Ancona e il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma, al
termine di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Ancona,
hanno sgominato un sodalizio criminale dedito alla consumazione di truffe ad aziende italiane del
centro/nord. Tali aziende, operanti in vari settori merceologici, venivano attirate dalla possibilità,
poi risultata falsa, di concludere lucrosi affari con industrie americane. Denunciati 4 italiani, di cui
due residenti all’estero, responsabili di una movimentazione fraudolenta di denaro per centinaia di
migliaia di euro e di dollari che poi venivano trasferiti su conti svizzeri e statunitensi.
OPERAZIONE “SAFE SOCIAL”
La Polizia Postale di Bologna, con il coordinamento del Servizio Polizia Postale e delle
Comunicazioni di Roma, ha svolto un’articolata attività investigativa relativa a numerose truffe
online, perpetrate in danno di giovani utenti, interessati all’acquisto di capi di abbigliamento di
modesto valore commerciale, posti in vendita tramite la piattaforma Instagram. Gli accertamenti
effettuati hanno consentito di riscontrare profitti fraudolenti per circa 250.000,00 Euro e un numero
di vittime stimato in 2400 persone, di cui oltre la metà minori. Ad esito dell’attività di indagine è
stato individuato un sodalizio, operante nell’hinterland milanese e nei confronti di cinque degli
indagati sono state eseguite misure cautelari e in totale 12 provvedimenti di perquisizione.
OPERAZIONE “REVENGE PORN”
La Sezione Polizia Postale e delle Comunicazioni di Udine ha svolto una complessa attività
investigativa, coordinata dalla locale Procura, relativa alle numerose denunce per cyberstalking e
revenge porn, presentate da una donna triestina nei confronti dell’ex compagno, per la
pubblicazione su siti pornografici di foto sessualmente esplicite, scattate durante la loro relazione.
L’indagato, con precedenti penali specifici e già tratto in arresto dal Compartimento Polizia Postale
di Trieste per ripetute violenze sessuali videoriprese nei confronti di una minore 4 anni, è stato
sottoposto a perquisizione che ha permesso il rinvenimento e il sequestro di materiale significativo
a livello probatorio.

CNAIPIC
L’analisi del dato emergente dalle attività del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la
Protezione delle Infrastrutture Critiche (CNAIPIC), relativo al periodo intercorso tra gennaio e
dicembre 2020, permette di rilevare, in primo luogo, come, sia gli attacchi diretti alle grandi
infrastrutture erogatrici di servizi essenziali (approvvigionamento idrico ed energetico, pubblica
amministrazione, sanità, comunicazione, trasporti, finanza sistemica), che gli attacchi
apparentemente isolati (diretti a singoli enti, imprese o cittadini), siano connotati da una dimensione
criminale organizzata, essendo ascrivibili all’operato di sodalizi ben strutturati, spesso operanti a
livello transnazionale.
Le tipologie di eventi cyber che hanno maggiormente impegnato gli operatori del Centro sono
rappresentate dagli attacchi a mezzo malware, soprattutto di tipo ransomware, attacchi DDoS con
finalità estorsiva, accessi abusivi con l’intento di carpire dati sensibili, campagne di phishing e, in
ultimo, campagne APT (Advanced Persistent Threats), particolarmente insidiose poiché
ricollegabili ad attori malevoli dotati di notevole expertise tecnico e rilevanti risorse.
L’emergenza Covid-19, in particolare, ha costituito un’ulteriore occasione per strutturare e dirigere
attacchi ad ampio spettro, volti a sfruttare per scopi illeciti la situazione di particolare esposizione e
maggior vulnerabilità in cui il Paese è risultato, e tuttora risulta, esposto.
Nello specifico, alcune delle più rilevanti infrastrutture sanitarie impegnate nel trattamento dei
pazienti “Covid” sono state oggetto di campagne di cyber-estorsione volte alla veicolazione
all’interno dei sistemi ospedalieri di sofisticati ransomware – concepiti allo scopo di rendere
inservibili, mediante cifratura, i dati sanitari contenuti al loro interno – a fronte di richieste di
pagamento del prezzo estorsivo, per lo più in cryptovalute (es. Bitcoin), onde ottenere il ripristino
dell’operatività.
Il sistema sanitario e della ricerca è stato inoltre bersaglio di diversi attacchi APT, con lo scopo
della esfiltrazione di informazioni riservate riguardanti lo stato di avanzamento della pandemia e
l’elaborazione di misure di contrasto, specie con riguardo all’approntamento di vaccini e terapie
anti-Covid.
Si sono moltiplicati i casi di phishing ai danni di enti ed imprese, veicolati attraverso messaggi di
posta elettronica i quali, dietro apparenti comunicazioni di Ministeri, organizzazioni sanitarie ed
altri enti, relative all’andamento del contagio o alla pubblicazione di misure di contrasto,
nascondevano in realtà sofisticati virus informatici in grado di assumere il controllo dei sistemi
attaccati (c.d. virus RAT) e procedere così all’esfiltrazione di dati personali e sensibili, alla
captazione di password di accesso a domini riservati, finanche all’attivazione di intercettazioni
audio-video illegali.
Sul piano degli attacchi al sistema produttivo del Paese, si è registrato un generale aumento delle
minacce legato all’adozione su larga scala dei modelli di lavoro a distanza, c.d. “smartworking”,
modelli che se da un lato hanno consentito la prosecuzione di attività essenziali, hanno d’altro canto
prodotto una considerevole estensione del perimetro informatico delle aziende, con una
conseguente maggior esposizione ad azioni ostili esterne.
Nel delineare l’identità degli autori del reato, il trend legato all’andamento degli attacchi ai danni
delle infrastrutture critiche fa registrare, nel complesso, l’emersione di una matrice criminale di
natura puramente economica, orientata al conseguimento di profitti illeciti, che si pone in misura
oggi prevalente rispetto alle condotte ispirate da ragioni di cyber-hacktivism, ideologicamente o
politicamente orientato.
L’azione di contrasto attuata dal CNAIPIC, nell’anno in corso, è stata orientata sia all’attività di
contrasto dei reati, sia, soprattutto, ad assicurare interventi di tipo preventivo e di protezione,
incentrati sulla capacità di analisi e di allerta precoce finalizzata alla diffusione, in tempo reale,
degli IoC (c.d. indicatori di compromissione) relativi alle minacce in corso, a beneficio dell’intero
panorama delle infrastrutture critiche nazionali.
L’aggiornato quadro informativo riferibile alle specifiche fenomenologie delittuose può essere
agevolmente evidenziato attraverso la tabella statistica, di seguito indicata, che offre il confronto tra
il periodo gennaio/dicembre 2019 e quello riferibile all’anno 2020, periodo, quest’ultimo,
caratterizzato dall’emergenza epidemiologica in atto che ha favorito, come detto, l’andamento
crescente del numero di attacchi complessivamente verificatisi ai danni delle Infrastrutture critiche
del nostro Paese:

Dalla tabella si evince che, ad oggi, gli attacchi rilevati sono più che raddoppiati, con un
conseguente quasi equivalente incremento delle persone identificate ed indagate.
Tra le attività di polizia giudiziaria più significative si segnala:
OPERAZIONE “DATA ROOM”
Il CNAIPIC nell’ambito di una lunga ed articolata attività di indagine ha effettuato quella che può
essere ritenuta la prima operazione su larga scala volta alla tutela di dati personali trafugati,
culminata con l’esecuzione, effettuata con l’ausilio di personale dei Compartimento Polizia Postale
e delle Comunicazioni di Roma, Napoli, Perugia ed Ancona, a 13 ordinanze di custodia cautelare e
7 ordinanze che dispongono l’obbligo di dimora nel comune di residenza ed il divieto di esercitare
imprese o ricoprire incarichi direttivi in imprese e persone giuridiche.
Al vertice del sistema due dipendenti infedeli di TIM S.p.A., oltre ai responsabili di alcune società
che offrono servizi di call center, avevano messo i piedi una complessa ed articolata attività
criminale finalizzata al commercio illecito dei dati personali di centinaia di migliaia di utenti di
società operanti nella fornitura di servizi essenziali, nel settore telecomunicazioni ed energia.
I 26 indagati complessivi, tutti destinatari di provvedimenti di perquisizione locale e personale,
sono stati ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, della violazione aggravata dei
reati previsti all’art. 615 ter c.p. (accesso abusivo a sistema informatico), all’art.615 quater c.p.
(detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso), riguardando le condotte sistemi di pubblico
interesse, e della violazione della legge sulla privacy art. 167-bis D. Lgs. 193/2003 (comunicazioni
e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala).
Le estrazioni dei dati dai database dei fornitori dei servizi, per come verificato nel corso delle
indagini, venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di
record al mese, che gli indagati modulavano a seconda della illecita “domanda” di mercato.
Nel corso delle attività, svolte grazie alla collaborazione di TIM S.p.A. ed all’importante apporto
della struttura di sicurezza aziendale dell’azienda, è venuto alla luce un complesso “sistema” che
vedeva, da un lato una serie di tecnici infedeli procacciare i dati, dall’altro una vera e propria rete
commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore Campano, acquirente della preziosa
“merce”, che poi veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli già individuati nella
prima fase delle indagini, tutti in area campana, ed oggetto di altrettante attività di perquisizione.
Nell’ottica di un’efficace condivisione operativa, il Centro ha proseguito la stipula di specifici
Protocolli a tutela delle infrastrutture critiche nazionali: al riguardo, nel 2020 sono state
sottoscritte 7 nuove convenzioni con le società Borsa Italiana, EFSA (European Food Safety
Authority), IREN S.p.A., SACBO Aeroporto di Bergamo, SAIPEM S.p.A., SIA S.p.A. e SIOT
TAL Oleodotto Transalpino.
Si rappresenta, altresì, che analoghe forme di collaborazione sono state avviate dagli uffici
territoriali della Specialità con strutture sensibili di rilevanza locale, sia pubbliche che private, al
fine di garantire un sistema di sicurezza informatica capillare e coordinato.FINANCIAL CYBERCRIME
Il diffondersi dell’epidemia da Covid-19 ha senz’altro inciso, anche sulla qualità e quantità dei
fenomeni legati al cybercrime, con particolare riferimento al crimine di tipo economico-finanziario.
Il phishing finanziario fa registrare decisi incrementi, essendo aumentata la misura delle carte di
credito compromesse e dei dati finanziari commercializzati sul dark web (così come sono in
aumento i casi di vishing, volti a carpire dati personali e codici bancari dispositivi attraverso
semplici truffe telefoniche operate da numeri telefonici apparentemente riconducibili a banche ed
istituti finanziari).
In via generale, le ricerche più autorevoli hanno rilevato nei primi sei mesi un aumento del 600%
nel numero di e-mail di phishing in tutto il mondo, che utilizzava temi correlati al Coronavirus per
colpire persone e aziende. Di queste, il 45% puntava su siti-clone, inducendo gli utenti di Internet a
digitare le proprie password su domini malevoli. La restante parte dei casi ha riguardato, per lo più,
l’utilizzo di temi correlati al Covid-19 all’interno di messaggi email che inducevano a cliccare su
allegati contenenti malware di varia natura.
Le frodi basate sul social engineering vedono stabili nei numeri i fenomeni di Bec fraud (frodi
realizzate attraverso la compromissione di caselle di posta elettronica), che risultano tuttavia
influenzati dall’epidemia del Covid-19 sia a causa dell’abbassamento delle difese aziendali,
determinato dallo stato di difficoltà psicologica o “logistica” di lavoratori ed amministratori, sia
dall’aumento delle comunicazioni commerciali a distanza, conseguente all’adozione su larga scala
di processi di smart-working.
Alcuni Bec fraud risultano specificamente collegati al tema-Covid, perché relativi direttamente a
frodi commerciali nell’acquisto di mascherine e dispositivi sanitari.
Con riguardo all’esperienza italiana, in pochi mesi, oltre ad un costante numero di casi “minori”
(nell’ordine delle decine di migliaia di euro), sono state frodate 48 grandi e medie imprese, per
un ammontare complessivo di oltre 25 milioni di euro di profitti illeciti, dei quali quasi 15 milioni
sono stati già recuperati in seguito all’intervento della Polizia Postale e delle Comunicazioni che, al
10 dicembre 2020, ha complessivamente identificato ed indagato 674 persone di cui 24 tratte in
arresto (nell’analogo periodo del 2019 furono complessivamente indagate 531 persone di cui 8 in
stato di arresto).
L’obiettivo criminale del trafugamento dei dati personali e delle credenziali di accesso a servizi
finanziari, utili alla disposizione di pagamenti in frode, è raggiunto attraverso massive campagne di
phishing, consumate mediante le due modalità in assoluto più ricorrenti, rappresentate dall’invio di
email contenenti allegati malevoli e dall’impiego di siti-clone.
Parallelamente, il procacciamento di codici “one-time”, token virtuali e password dispositive
avviene mediante il ricorso all’insidiosa variante “vocale” del phishing, il cosiddetto “vishing”, ed
alle tecniche di sim-swap.
L’attività investigativa realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, funzionale al
contrasto di tali fenomeni delittuosi, ha permesso di identificare ed indagare 3741 persone a fronte
dei 3473 denunciati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Di seguito le operazioni di Polizia Giudiziaria più significative:
OPERAZIONE “2BaGoldMule”
L’operazione che ha visto, per l’Italia la Polizia Postale agire al fianco di Europol, dell’ FBI
americana e delle forze di polizia informatiche di altri 14 paesi europei, ha disarticolato
un’organizzazione criminale denominata QQAAZZ, attiva sin dal 2016 a livello internazionale nel
cyber-riciclaggio, fungendo da piattaforma europea per ripulire i proventi di frodi informatiche
messe a segno da alcuni dei più pericolosi cybercriminali del mondo.
La centrale di riciclaggio “QQAAZZ”, aveva base operativa in Portogallo e Spagna e ramificazioni
in tutta Europa, compresa l’Italia, dove l’organizzazione poteva contare su un altissimo numero di
conti correnti bancari online, falsamente intestati ad altrettante “teste di legno” (i cosiddettti
“Muli”), per spostare e rendere scarsamente rintracciabili gli ingenti profitti illeciti. Denaro che
finiva anche nell’acquisto di cryptovalute o nel reimpiego in attività commerciali di copertura
aperte nel Regno Unito.
In Italia, in particolare, la Polizia Postale ha identificato la branca nostrana della complessa
organizzazione criminale, con l vertice due cittadini italiani residenti a Londra, in contatto con
membri operativi del gruppo criminale di stanza nella capitale inglese.
OPERAZIONE “LAST CHAIN”
Nel settore del cyber-riciclaggio, nel corso dell’Operazione “Last Chain” la Polizia Postale ha
identificato ed arrestato una delle più importanti organizzazioni criminali internazionali dedita alla
commissione di attacchi informatico-finanziari in tutta Europa., in collaborazione con Eurojust,
Europol e con la polizia rumena, disarticolando una centrale di riciclaggio in Genova in relazione a
profitti di frodi informatiche commesse in tutta Europa. Sono stati eseguiti 13 arresti in Italia e in
Romania, oltre a diversi sequestri di ville, appartamenti automobili ed esercizi commerciali.
Il giro di affari dell’organizzazione criminale ammontava a 20 milioni di euro l’anno.
OPERAZIONE “ECLISSI”
Nel settore del contrasto alla pirateria informatica, con l’Operazione Eclissi la Polizia Postale ha
messo a segno una delle più vaste operazioni di polizia mai condotte, coordinata a livello
internazionale dalle agenzie Eurojust ed Europol, che ha puntato a disarticolare direttamente la
complessa infrastruttura tecnologica responsabile della diffusione via Internet, attraverso numerosi
siti, del segnale illegalmente captato di numerose emittenti televisive a pagamento.
Intervenendo direttamente su oltre 200 server e 80 allocati in diversi Paesi europei, che
consentivano la diffusione capillare in tutta Europa del segnale, sono state bloccate “alla sorgente”
30 Iptv illegali, che raggiungevano un pubblico di circa 5 milioni di utenti solo in Italia.
OPERAZIONE “THE PERFECT STORM”
Dall’analisi tecnica dei dispositivi sequestrati in occasione della precedente operazione Eclissi, la
Polizia Postale e delle Comunicazioni ha supportato la Guardia di Finanza nell’esecuzione di
misure cautelari nei confronti di un’organizzazione criminale, basata in Italia e radicata in diversi
stati Europei, composta da 20 cittadini italiani, 2 greci ed un maltese, ritenuti ricoprire una
posizione di assoluto rilievo nel settore criminale della pirateria informatica.
Il supporto degli specialisti del Servizio Polizia Postale, richiesto dalla Procura della Repubblica di
Napoli in virtù dello specifico know-how operativo maturato in occasione della precedente
indagine, si è concretizzato nell’invio di dedicati team tecnici di intervento dislocati in 4 Focal point
sul territorio nazionale, consentendo la geolocalizzazione, l’identificazione e l’analisi tecnologica
delle nuove “Centrali”, dalle quali i flussi di dati informatici illeciti venivano generati e messi a
disposizione della complessiva infrastruttura criminale, che ne garantiva la diffusione agli utenti
della Rete internet.
OPERAZIONE “BITGRAIL”
La complessa attività investigativa pone una pietra miliare nel settore delle indagini in materia di
criptovalute. L’attività prende le mosse da una denuncia presentata dal gestore di una nota
piattaforma italiana di exchange, relativa al furto di un’ingente somma della cryptovaluta
denominata “NANO” XRP per un controvalore di circa 120.000.000,00 di euro, realizzato da ignoti
hacker sfruttando un bug del protocollo Nano ed effettuando illecite transazioni.
L’operazione, tecnicamente senza precedenti, ha successivamente permesso di disvelare il
coinvolgimento attivo nel disegno criminosi dello stesso gestore della piattaforma, sospettato autore
di condotte omissive nella gestione dei protocolli di sicurezza informatica, fraudolente e distrattive
nei confronti degli oltre 230 mila clienti della piattaforma. L’ideazione da parte della polizia postale
di un protocollo per il trasferimento della criptomoneta rinvenuta nella disponibilità dell’indagato
e posta sotto sequestro completa il quadro di innovatività dell’operazione in esame.
OPERAZIONE “MALA FIDES”
Quattro misure cautelari sono state eseguite sul territorio lombardo dalla Polizia Postale e delle
Comunicazioni nei confronti degli autori di sedici accessi abusivi, compiuti tra aprile e luglio 2019,
sul conto online di un noto Studio Commercialista milanese, da cui erano stati sottratti oltre 200.000
euro, poi riciclati attraverso operazioni speculative effettuate presso case da gioco e casinò siti in
Veneto e in Liguria.
Il gruppo criminale era altresì dedito al trafugamento di assegni bancari, alle frodi mediante
pubblicazione onilne di falsi annunci immobiliari, nonché all’organizzazione di matrimoni
combinati e false adozioni, a scopo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina verso il
nostro Paese finalizzato ad ottenere con modalità fraudolente permessi di soggiorno e concessioni
della cittadinanza italiana.
OPERAZIONE “ETHEREUM”
L’operazione ha consentito di individuare il responsabile di un attacco informatico realizzato con
l’utilizzo di malware di ultima generazione, il quale aveva approfittato della sua posizione
lavorativa all’interno dello scalo aeroportuale di Lametia terme per sfruttare l’infrastruttura
informatica della società di gestione dello scalo per “minare” – ovvero produrre – moneta virtuale,
scoprendo l’esistenza di una vera e propria “MINING FARM”, ovvero di una rete abusiva collegati
alla rete Internet esterna attraverso i sistemi dedicati alla gestione dei servizi aeroportuali ed
alimentati attraverso la fornitura di energia elettrica dell’Aeroporto. Tale architettura consentiva
all’utilizzatore del sistema integrato con la rete aeroportuale, di approvvigionarsi della criptovaluta
“Ethereum”, prodotta senza sostenere le ingenti spese di energia elettrica necessaria per il
funzionamento h24 delle apparecchiature e sfruttando la connettività fornita dagli impianti infotelematici
dell’aeroporto, compromettendo la sicurezza ed esponendo i sistemi di gestione dello
scalo.
OPERAZIONE NEL TRADING ONLINE
Nel settore delle truffe da falsi investimenti finanziari online, al termine di un’articolata indagine
durata oltre un anno, la Polizia postale ha identificato i componenti di un sodalizio criminale dedito
ai reati di abusiva attività finanziaria, truffa, riciclaggio ed estorsione, mediante una piattaforma di
investimento che proponeva l’acquisto di cryptovalute, capace di sottrarre, alla sola vittima la cui
denuncia ha dato corso all’attività investigativa, un danno pari ad € 380.000,00, attraverso
l’esecuzione di bonifici bancari a favore di un conto corrente estero ubicato in Repubblica Ceca.
La somma è stata successivamente in buona parte recuperata, grazie al dispositivo investigativo che
tuttora vede impegnate, a fianco della polizia italiana, l’Agenzia Europol e le forze di polizia cyber
di altri paesi europei.

CYBER-TERRORISMO
Come noto, il 2020 è stato caratterizzato da eventi, sia a livello globale, sia nazionale, che hanno
avuto notevoli riflessi sulle attività di prevenzione, monitoraggio ed investigative quotidianamente
svolte dal personale della Polizia Postale e delle Comunicazioni e finalizzate al contrasto delle
azioni eversive, del terrorismo internazionale, dei fenomeni di radicalizzazione sul web.
Ed invero, negli ultimi 12 mesi sono notevolmente incrementate rispetto all’anno precedente le
segnalazioni, molte delle quali pervenute dai cittadini tramite il portale del Commissariato di P.S.
Online, circa la presenza di contenuti illeciti all’interno di spazi e servizi di comunicazione online
di ogni genere.
Consistenti sono stati gli sforzi dedicati al contrasto dei fenomeni di radicalizzazione jihadista,
nonché volti ad arginare la propaganda del Daesh, che attualmente è veicolata da vari Media Center
insistenti nelle province del Califfato che si appoggiano ai c.d. Supporter Generated Content per la
diffusione dei contenuti illeciti all’interno delle varie piattaforme di comunicazione.
Nel dettaglio, tale struttura di propaganda continua a basarsi su una miriade di account, attivati
quotidianamente dai supporter del Califfato (anche in forma automatizzata tramite apposite strutture
dipendenti dal Daesh e deputate al mantenimento dell’operatività mediatica) con l’obiettivo di
divulgare magazine online del Califfato, aggiornamenti sulle attività dei combattenti nei teatri
operativi, video, documenti, manuali o pubblicazioni di esponenti di spicco della corrente radicale
islamica, infografiche di minaccia etc.
L’individuazione di tale modalità operativa per la diffusione della propaganda jhiadista è dovuta sia
a causa dell’incremento dell’azione di rimozione dei contenuti illeciti presenti sulle proprio
piattaforme da parte dei maggiori fornitori di servizi Internet (tra i quali Telegram, Facebook,
Google, Twitter, etc.), sia per le particolari attività di contrasto attuate dal law enforcement.
In questo ambito, gli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni hanno concorso con
altri organi di Polizia e di intelligence alla prevenzione e al contrasto dei fenomeni di eversione e
terrorismo, sia a livello nazionale che internazionale, posti in essere attraverso l’utilizzo di
strumenti informatici e di comunicazione telematica. L’attività, funzionale al contrasto del
proselitismo e alla prevenzione dei fenomeni di radicalizzazione, ha permesso di sviluppare un
dedicato monitoraggio di circa 36.000 spazi web e alla rimozione di diversi contenuti inneggianti
alla jihad.
In particolare, nel corso del 2020 sono proseguite le attività svolte dal personale del Servizio Polizia
Postale e delle Comunicazioni all’interno dei tavoli di lavoro internazionali deputati al contrasto del
Cyberterrorismo, con il coordinamento di Europol e con il coinvolgimento di tutte le Forze
dell’Ordine degli Stati Membri, nonché dei rappresentanti dei maggiori Internet Service Provider,
tra i quali soprattutto Telegram (che è stato il fornitore di servizi online che ha ricevuto la maggior
parte delle richieste di rimozione e che ha allontanato dalla propria piattaforma una parte
significativa degli attori chiave all’interno della rete di diffusione della propaganda IS).
Ed ancora, in tale contesto operativo, tra le principali attività svolte nel corso del 2020 dal personale
del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni si evidenzia la partecipazione all’azione
denominata “RAD – Referral Action Day on instructional material online” svoltasi il 2 luglio 2020
e promossa da Europol al fine di procedere – tramite la segnalazione ai rispettivi Provider
interessati – alla rimozione di ogni tipo di contenuto didattico in formato digitale utilizzato per la
pianificazione e realizzazione di attacchi terroristici.
L’Action Day ha coinvolto unità specializzate del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e
rappresentanti di 18 Paesi, tra cui 13 Stati membri dell’U.E. e 5 Paesi extra U.E.
L’attività in argomento ha riguardato i contenuti online creati o utilizzati come materiale didattico
per ispirare e commettere attacchi nel contesto del terrorismo di matrice jihadista, nonché
dell’estremismo razziale, antagonista ed anarchico.
In particolare, appare opportuno evidenziare come i manuali fatti in casa e le guide individuate nel
corso dell’operazione costituiscano il principale strumento per la realizzazione di armi devastanti,
soprattutto per gli attacchi condotti da attori solitari, ovvero dai gruppi terroristici e dai loro
sostenitori.
Durante l’azione, gli esperti della Sezione Cyberterrorismo hanno rilevato, valutato e segnalato i
contenuti online, inclusi manuali e tutorials su come preparare ed attuare attacchi terroristici, come
selezionare gli obiettivi, come utilizzare le armi e costruire bombe. Alcuni dei documenti
individuati contenevano anche le istruzioni su come rimanere anonimi online e su come evitare di
essere individuati durante la pianificazione di un attacco terroristico.
All’esito delle attività è stato segnalato per la successiva rimozione un numero complessivo di 1724
url riconducibili a 113 piattaforme web utilizzate per la propaganda jihadista e n. 182 url su 67
piattaforme web nell’ambito dei contenuti riferibili all’area dell’ultradestra ed
antagonista/anarchica.
Appare evidente, dunque, come il carattere transnazionale delle operazioni di contrasto appena
descritte, sia per la natura internazionale del fenomeno che per la stessa struttura della rete,
comporti un’imprescindibile attivazione di strumenti di cooperazione sovranazionale che possano
apportare un indiscusso valore aggiunto alle attività di prevenzione messe in atto dalle diverse
Forze di Polizia nazionali.
Ed invero, l’analisi effettuata sulla diminuzione del corso del 2020 del numero dei siti ed account
riconducibili alla propaganda jihadista ha permesso di evidenziare l’importanza delle lavoro svolto
dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, quale punto di contatto nazionale dell’Internet
Referral Unit (IRU) di Europol, nell’ambito degli “Action Day” promossi da Europol e che hanno
determinato un massiccio “take down” di migliaia di gruppi, canali ed account che sono stati
oggetto di preventiva segnalazione da parte del law enforcement, in quanto considerati responsabili
della pubblicazione del settimanale di propaganda jhiadista al-Naba.
Per quanto concerne, invece, l’attività di contrasto, la Polizia Postale e delle Comunicazioni si
avvale della possibilità prevista per legge di avviare attività sotto copertura, con l’impiego di profili
o meglio di vere e proprie identità virtuali, costruiti ad hoc e fatti “maturare” nel tempo, gestiti da
personale specializzato, con l’affiancamento dei mediatori linguistici e culturali.
Proprio l’utilizzo di tali account fittizi, nel tempo fatto “crescere” dagli investigatori nel corso delle
diverse, quotidiane, attività di monitoraggio informativo e, dunque, accreditato all’interno dei canali
e gruppi frequentati dagli internauti sostenitori dello Stato Islamico, ha permesso di condurre
diverse, complesse, attività tecnico-investigative.
Si evidenzia, in particolare, tra gli altri, il seguente risultato investigativo:
OPERAZIONE MIRAGGIO
L’indagine è stata avviata in relazione alla segnalazione, acquisita in ambito di collaborazione
internazionale, concernente la condivisione, su una piattaforma digitale di contenuti, in lingua
araba, di propaganda del terrorismo di matrice jihadista. Gli approfondimenti hanno permesso di
concentrare le indagini nei confronti di un soggetto italiano radicalizzato, residente a Catanzaro,
titolare di numerosi account su piattaforme social (Telegram. Rocket Chat, Riot) attraverso i quali
partecipava a gruppi chiusi di chiara connotazione jihadista per accedere ai quali bisognava essere
accreditati e quindi ritenuti affidabili dagli amministratori dei canali.
L’analisi tecnico-informatica sui dispositivi sequestrati ha evidenziato la puntuale osservanza di
regole tecniche di anonimizzazione e di archiviazione sicura del materiale informatico presenti sulle
infografiche diffuse dagli organi di propaganda del Califfato. In particolare sono stati rinvenuti
manuali di istruzioni sulla realizzazione di ordigni, tutorial sulla conduzione di operazioni
terroristiche, documenti esplicativi sull’auto addestramento per il compimento di attentati, nonché
video ed immagini cruente di esecuzioni dell’ISIS, riviste ufficiali delle agenzie mediatiche
dell’ISIS, Al Qaeda e altri gruppi terroristici, oltre a documenti in lingua araba auto-prodotti
dall’indagato.
Alla luce di tali riscontri investigativi, è stato richiesto al Giudice delle Indagini Preliminari la
misura cautelare personale della custodia in carcere per l’indagato, che ha trovato accoglimento con
la conseguente emissione di un’ordinanza di cattura, in ordine all’ipotesi criminosa di cui agli artt.
270 quinquies e sexies c.p.
Oltre alle suindicate attività sia preventive, sia di Polizia Giudiziaria connesse al terrorismo di
matrice jihadista, la Polizia Postale e delle Comunicazioni ha registrato nel corso degli ultimi anni
un notevole incremento nell’ambito del settore della propaganda online legata all’estremismo
razzista e xenofobo, riscontrando un trend di forum e discussioni dedicate all’argomento in costante
aumento.
In particolare, anche in tale contesto il web rappresenta uno strumento strategico per la diffusione
della propaganda delle ideologie estremiste e violente, nonché per il reclutamento di nuovi
combattenti, il finanziamento, lo scambio di comunicazioni riservate nella pianificazione degli
attentati e di rivendicazione degli stessi.
L’indottrinamento ed il reclutamento, come nel caso del radicalismo jihadista, avvengono sempre
sulla rete, attraverso una graduale autoformazione che inizia con la visualizzazione di contenuti
diffusi soprattutto nelle board “riservate”, diverse dai principali social network.
La digitalizzazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha permesso
all’antisemitismo 2.0 di riprodursi in modo rapido e multimediale; contenuti contro gli ebrei si
trovano sia negli spazi web antisemiti che in siti e social network generalisti, dove vengono
pubblicati e condivisi commenti offensivi senza registrare l’intervento dei moderatori.
Il web 2.0, dunque, pare aver legittimato una cultura dove razzismo, intolleranza e antisemitismo
sono divenuti socialmente accettabili, specie tra i giovani. La radicalizzazione verbale e
l’abbassamento della soglia dei tabù si evidenzia attraverso il linguaggio, la carica di violenza, il
sarcasmo razzista. In tale ambiente, la promozione delle teorie cospirative, la demonizzazione degli
ebrei/sionisti e dello stato ebraico e l’uso degli ebrei/sionisti come capro espiatorio possono
condurre ad una violenza reale contro gli ebrei.
Anche in tale contesto, dunque, sono stati indirizzati gli sforzi operativi del personale della Polizia
Postale e delle Comunicazioni, che lo scorso 3 novembre ha preso parte all’azione operativa
denominata “JAD – Joint Action Day to combat hate postings”, sotto il coordinamento di Europol e
la partecipazione dell’unità specializzata del Centro europeo antiterrorismo (ECTC) e
rappresentanti delle polizia di diversi Paesi europei, con l’obiettivo di contrastare la pubblicazione
online di messaggi d’odio connotati da aspetti xenofobi, razzisti ovvero discriminatori.
L’attività è stata condotta a livello territoriale dalle DIGOS e dai Compartimenti Polizia Postale,
con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e del Servizio Polizia
Postale e delle Comunicazioni.
Proseguendo nella descrizione delle attività svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni
nell’anno in corso, appare opportuno evidenziare come la grave emergenza socio-sanitaria, tuttora
in corso, accompagnata dalle restrizioni introdotte dai decreti governativi per contrastare la
diffusione del virus Covid-19, abbia determinato una rilevante attività di monitoraggio dei canali e
gruppi all’interno delle varie piattaforme di comunicazione online nelle quali sono stati pubblicati
numerosissimi commenti in cui emergeva la volontà di reagire alle decisioni governative attraverso
vere e proprie azioni di piazza, anche violente.
Ed invero, tra le fattispecie illecite che hanno fatto registrare un considerevole incremento (come,
ad esempio, accaparramento, falsificazione e sciacallaggio economico relativo ai presidi sanitari
finalizzati al contenimento del contagio del COVID-19, ovvero l’intensificazione di attacchi
informatici, soprattutto di tipo ransomware, nei confronti delle infrastrutture critiche ed, in
particolare, delle strutture sanitarie pubbliche e private) è stata riscontrata da questa Specialità
l’aumento dei seguenti fenomeni della rete: diffusione di fake news (notizie destituite di fondamento relative a fatti od argomenti di pubblico interesse, elaborate al solo fine di condizionare l’opinione pubblica, orientandone
tendenziosamente il pensiero e le scelte) con le quali vengono prospettati rimedi fraudolenti per il
contenimento del contagio, nonché vere e proprie “teorie del complotto” volte a destabilizzare
l’ordine democratico ed indirizzare i sentimenti di rabbia nei confronti di determinate “categorie
sociali”; creazione di discussioni all’interno di piattaforme di comunicazione online nell’ambito delle
quali si cercano strategie di protesta e contrasto, anche violento, alle disposizioni in materia di
contenimento dell’emergenza Covid.
Appare evidente, inoltre, come i problemi economici e sanitari causati dall’emergenza coronavirus
siano stati strumentalizzati da numerosi esponenti di vari movimenti non precisamente collocabili
politicamente, per alimentare la disinformazione ed organizzare l’imminente “chiamata alle armi
per reagire al caos globale” attraverso azioni di violenza eversiva.
In tale contesto, dunque, la Polizia Postale effettua una costante attività di monitoraggio, finalizzata
alla più efficace forma di prevenzione e contrasto.

COMMISSARIATO DI PS ONLINE
Il portale del Commissariato di P.S. online è divenuto il punto di riferimento specializzato per chi
cerca informazioni, consigli, suggerimenti di carattere generale, o vuole scaricare modulistica e fare
segnalazioni.

Uno strumento agevole che consente al cittadino, da casa, dal posto di lavoro o da qualsiasi luogo si
desideri, di entrare nel portale ed usufruire dei medesimi servizi di segnalazione, informazione e
collaborazione che la Polizia Postale e delle Comunicazioni quotidianamente ed ininterrottamente
offre agli utenti del web.
Di particolare importanza le segnalazioni giunte anche sul sito del Commissariato di P.S. on-line
per i reati di cyberbullismo, perpetrati da studenti nei confronti di compagni di scuola e non,
attraverso i social media, con atti denigratori e diffamatori. Alcune attività sono sfociate
nell’emissione da parte dei Questori di provvedimenti di ammonimento anche al fine di
responsabilizzare minori autori del reato.
ATTIVITÀ DEL COMMISSARIATO DI PS ONLINE

FAKE NEWS
Nell’ambito del diversificato contesto operativo della Polizia Postale e delle Comunicazioni,
particolare attenzione viene costantemente rivolta anche al fenomeno della “disinformazione”, con
un impegno ancor maggiore nel contesto emergenziale vissuto a causa della diffusione del virus
Sars-Cov2: la crescente proliferazione delle cd. fake news, sovente caratterizzata da un potenziale
impatto negativo sulla salute pubblica e sulla corretta ed efficace comunicazione istituzionale ha
imposto di innalzare i livelli di attenzione nell’ottica di un efficace contenimento del particolare
fenomeno.
L’azione di contrasto attuata, rispetto alle varie fenomenologie delittuose che hanno caratterizzato
la fase dell’emergenza Covid-19 (talora agevolate dalla diffusione di fale notizie e/o informazioni),
è stata, quindi, realizzata non soltanto sotto il profilo della repressione dei reati tentati o consumati,
ma anche nell’ottica di interventi di tipo preventivo, tesi a veicolare alla cittadinanza le
informazioni utili per contenere ed impedire le condotte delittuose sopra richiamate.
In tale direzione, il potenziamento dell’operatività del Commissariato di PS online ha permesso di
innalzare i livelli di interazione con i cittadini, i quali, in una situazione di emergenza sanitaria,
hanno mostrato un accresciuto bisogno di strumenti idonei a garantire rapidi ed efficaci riferimenti
istituzionali a cui poter indirizzare le proprie segnalazioni e le proprie preoccupazioni e da cui poter
apprendere informazioni corrette, utili anche a prevenire il consumarsi di condotte delittuose.
Al riguardo, dall’inizio dell’emergenza COVID-19, sono stati individuati 136 eventi, riconducibili
al fenomeno della disinformazione, rispetto ai quali è stato predisposto uno specifico alert
funzionale alla veicolazione delle corrette informazioni.

ATTIVITA’ DI PREVENZIONE
Parallelamente all’incremento dell’uso di strumenti telematici, sono cresciute le aspettative di
sicurezza da parte del cittadino. La Polizia Postale e delle Comunicazioni è impegnata, ormai da
diversi anni, in campagne di sensibilizzazione e prevenzione sui rischi e pericoli connessi
all’utilizzo della rete internet, rivolte soprattutto alle giovani generazioni.
Nello specifico si evidenzia la campagna educativa itinerante della Polizia Postale e delle
Comunicazioni “Una Vita da Social”, grazie alla quale sino ad oggi sono stati incontrati oltre
2milioni e mezzo di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 220.000 genitori, 125.000
insegnanti per un totale di 18.500 Istituti scolastici e 350 città raggiunte sul territorio nazionale.
Un progetto dinamico, innovativo e decisamente al passo con i tempi, che si avvicina alle nuove
generazioni evidenziando sia le opportunità del web che i rischi di cadere nelle tante trappole dei
predatori della rete, confezionando un vero e proprio “manuale d’uso”, finalizzato ad evitare il
dilagante fenomeno del cyberbullismo e tutte quelle forme di uso distorto della rete in generale e
dei social network.
A disposizione degli utenti è presente la pagina facebook e twitter di “Una vita da social”, gestita
direttamente dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, dove vengono pubblicati gli
appuntamenti, le attività, i contributi e dove i giovani internauti possono “postare” direttamente le
loro impressioni ad ogni appuntamento.
Nel corso del lockdown l’attività di sensibilizzazione e prevenzione nelle scuole è proseguita
attraverso piattaforme di video conferenze.
ATTIVITA DI FORMAZIONE, INNOVAZIONE E RICERCA NEL SETTORE DELLE
TECNOLOGIE ICT
Anche nell’anno 2020, la Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha avviato una serie di
collaborazioni con Istituzioni Scientifiche ed Enti di Ricerca volti ad individuare nuove
metodologie di lavoro in ambito info-investigativo anche attraverso la pianificazione di percorsi
formativi specialistici con “focus” su varie tecnologie emergenti (5G, blockchain, IoT, AI).
In particolare, sono stati avviate collaborazioni con il mondo accademico che hanno permesso lo
svolgimento di vari “lectures” sui temi della sicurezza informatica e della digital forensics. Anche
per quanto riguarda la tecnologia blockchain è stato intensificato il lavoro di studio e ricerca di
nuove soluzioni finalizzate al tracciamento delle transazioni in criptovalute, utilizzate per fini
criminali (frodi informatiche, estorsioni, compravendita di materiale illegale nel darkweb,
riciclaggio). Sono state oggetto di approfondimento anche nuove tematiche con particolare
riferimento al mondo dell’Intelligenza Artificiale e dell’Internet delle Cose.
POLIZIA POSTALE E DELLE COMUNICAZIONI BASILICATA
Nell’ambito della Regione Basilicata, il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni e la
dipendente Sezione di Matera hanno incrementato i servizi di prevenzione sul web con diverse
attività tra cui l’assistenza fornita ai cittadini posta in essere mediante un costante monitoraggio
delle segnalazioni pervenute nonché delle richieste di ausilio anche telefonico.
Agli utenti in difficoltà è stata garantita assistenza presso le nostre sedi, ampliando, peraltro, gli
orari ed i giorni di apertura dell’URP e dell’ufficio denunce. In particolare, si è trattato di servizi
finalizzati alla risoluzione delle nuove e diverse problematiche presenti sul web legate soprattutto al
periodo pandemico.
Si precisa che quest’anno si è verificato un incremento di reati sul web, quali truffe e furti di
identità, reati connessi al maggiore utilizzo del web da parte dei cittadini in lockdown. Sempre a
causa dell’emergenza pandemica, si è fornita, rispetto allo scorso anno, maggiore assistenza di
prevenzione alle istituzioni (ad es. Università e Scuole dell’obbligo) e a soggetti privati (ad es.
imprese di piccole dimensioni) bersaglio di attacchi informatici. In merito si è riscontrato un
sensibile aumento del fenomeno della sottrazione dei dati per l’accesso alla posta elettronica.
Di seguito si indicano specificatamente e a consuntivo i reati e le attività di prevenzione effettuate
nel territorio della regione Basilicata nel corso dell’anno 2020:
Reati perseguiti:
• 24 persone denunciate;
• 440 vittime di reato;
• 314 vittime di truffe on line;
• 12 denunce di vittime adescate on line;
• 85 siti web monitorati per attività investigativa;
• 92 casi di diffamazioni on line trattati;
• 27 furti di identità digitale;
• 12 casi trattati per diffusione di materiale pedopornografico;
• 28 perquisizioni effettuate;
Attività di prevenzione:
• 265 siti web monitorati;
• 7 siti web inseriti in black list;
• 12 totale siti in black list;
• 76 segnalazioni per transazioni bancarie on line;
• 14.090,00 euro bloccati;
• 9.039,00 euro recuperati.

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