RdC. Uffici Patronato Inac-Cia impegnati nell’assistenza

Anche gli uffici del Patronato Inac-Cia Agricoltori sono impegnati in questi giorni a fornire assistenza ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza che hanno ricevuto la comunicazione dell’Inps di sospensione. Rocco Cavallo, responsabile Inac-Cia, riferisce che complessivamente sono 800 le pratiche di RdC seguite dagli uffici con controlli personali per verificare la situazione. “Da noi – sottolinea – non si rivolgono solo i cittadini che hanno già avuto la sospensione ma anche numerosi che sono allarmati e ci chiedono di verificare all’inps. Siamo di fronte ad una situazione difficile perché oltre al controllo non è possibile andare. Centri per l’Impiego e Comuni sono come noi in grande difficoltà a dare risposte. Non si sottovaluti – continua il dirigente Inac – che nelle aree rurali dove il presidio umano è assicurato da queste famiglie il disagio sociale è decisamente più forte con il rischio di accentuare lo spopolamento”. Cavallo poi insiste sulla “missione istituzionale del patronato che è quella di dare risposte in materia di welfare, assistenza, pensioni e infortunistica, fornire consulenza sui diritti sociali e previdenziali. Azzerare le distanze tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione è il nostro obiettivo. Proprio come accade in tema pensioni che è sempre attuale e delicato, stretto tra le esigenze di cassa e quelle di garantire una pensione sufficiente per vivere dignitosamente. Dunque  per chiarimenti e verifiche puntuali del cedolino, sono, come sempre a disposizione le strutture del patronato Inac presso le sedi Cia su tutto il territorio regionale, sempre al servizio dei pensionati e di tutti i cittadini”. Di qui il caso sollevato del cedolino di luglio. In questi giorni tanti pensionati, in particolare i titolari delle minime, stanno chiedendo informazioni sul cedolino di luglio che presenta qualche euro in più rispetto ai 563 euro dei mesi scorsi, perché comprensivo di Quattordicesima e adeguamenti dovuti. Non si alimenti confusione è l’appello dell’Associazione nazionale pensionati, Anp, e del patronato Inac di Cia-Agricoltori che invitano alla chiarezza, rimarcando la differenza tra Quattordicesima mensilità e aumento delle minime.  Finalmente, spiegano Anp e Inac di Cia, per i pensionati al minimo è arrivato il timido aumento previsto dalla Legge di Bilancio 2023, oltre che il parziale adeguamento all’inflazione, a partire dal mese di gennaio, che però non era ancora stato erogato per ragioni connesse al funzionamento della macchina organizzativa dell’Inps e all’elaborazione di tutti i calcoli nella maniera corretta. Dunque, oltre alla rivalutazione dovuta all’inflazione, fissata al 7,3% per tutto il 2023, che ha portato il minimo di pensione a 563,74 euro, la situazione, chiariscono, è in sintesi la seguente: per chi ha meno di 75 anni, l’aumento della pensione minima è pari all’1,5% e, infatti, l’ammontare del trattamento è passato da 563,74 euro a 572,74 euro mensili. Di fatto un incremento di circa 8,50 euro al mese, che sommato anche a quello dei 6 mesi anteriori, dovrebbe condurre a un totale di circa 60 euro. Chi, invece, ha 75 anni o più, ha ricevuto un +6,4% sull’assegno della pensione minima, che ha portato l’assegno a 599,82 euro al mese. Una cifra che supera i 35 euro mensili che, considerati anche gli arretrati da saldare, porta a circa 250 euro in più sulla pensione di luglio. Aumenti che varranno solo per il 2023.

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