di Veronica Marino
Quando si vede ma non si guarda accade che la bellezza, la solennità, l’ingegno “nascosti” in un antico ponte vengano dati per scontati. Ed è così che qualcuno finisce per costruire un altro ponte su quell’incanto che viene abbandonato, fino a diventare un’isola ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti, come è successo al Ponte Nord che guarda scorrere il fiume Noce, in Basilicata, a ridosso di Maratea, esattamente a Rivello, un borgo medievale di 2.700 abitanti. Ma c’è chi riesce ancora ad accorgersi e a disvelare un ponte che sembra avere gli occhi, forse risalente all’epoca romana. È stato un fotografo, Marcello Leotta, per lavoro e per animo, sensibile alla ricchezza della storia dei luoghi, insieme ai suoi amici di Rivello, a rendersi conto che nelle Gole del Noce c’era una struttura architettonica e storica di rilievo dalle origini misteriose, dato che non rientra nei canoni abituali dell’ingegneristica e dell’architettura di epoca romana o medievale: quattro archi di scarico, un singolarissimo tunnel interno, forse finalizzato alla manutenzione o all’alleggerimento del ponte stesso. Un ponte che unito, idealmente, agli altri otto ponti sul fiume Noce, piccoli e grandi, consegna già di primo acchito una interessante informazione: quel territorio è stato un punto nevralgico di comunicazione. Passava di lì anche l’antica strada romana costruita nel II secolo avanti Cristo, che conduceva da Reggio Calabria a Capua, dove intersecava l’Appia, e il cui tratto lucano ancora nessuno ha indagato a fondo dal punto di vista scientifico, la Annia Popilia.

